Senza mercato il Napoli lascerà Allegri in balia dei suoi detrattori
La rosa del Napoli è ancora maledettamente sfilacciata e rattoppata. Detto questo, poiché esistono le categorie, uno come McTominay non si toglie mai

Db Dimaro (Trento) 26/07/2026 - amichevole / Napoli-Carrarese / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Giovanni Manna
Fabregas sa fare geometria e trincea
Il calcio di fine estate, in un pomeriggio afoso di domenica, genera fastidi, divorzi e crisi familiari, ma resta pur sempre una scienza inesatta che lascia indizi infallibili. E se Allegri si ritrova tra le mani una rosa robusta eppure sfilacciata, Fàbregas mette in campo una geometria fresca che alla distanza sa farsi trincea.
Una lettura sbilenca di Olivera regala la prateria a Diao per il facile appoggio di Baturina; poi la perla d’autore di Højlund illude un pubblico già provato dal caldo, prima che un triangolo impasticciato tra Rafa Marín, Anguissa e Rrahmani regali a Douvikas il pallone del due a uno. Qui la pioggia di guai rischia di diventare tempesta, evitata solo da una paratona da urlo di Meret che tiene in piedi la baracca prima dell’intervallo. Sottolineiamo: paratona di Meret.

I cambi della ripresa portano un barlume di energia e De Bruyne accende la luce con la solita classe superiore, ma l’arrembaggio resta più ideale che concreto di fronte a un Como che si difende a cinque con pragmatismo antico. La melina lariana è una lettura de I Promessi Sposi in un convento di suore in clausura. L’illusione del pareggio, annullato al “Prof” Stani per mezzo ginocchio di Lucca oltre la linea – segnalato, vivaddio, senza la solita stucchevole attesa della fine dell’azione –, certifica una serata regalata agli episodi.
Il mercato? Il Napoli deve capire dove vuole stare nel calcio
Se la squadra dimostra di esserci numericamente, con i vari Rafa Marín e Lucca, resta la questione delle categorie: se è vero che esistono e determinano le gerarchie del pallone, occorre capire su quale sedia vogliamo davvero sederci. Il rischio strisciante è quello di far passare per competitiva ai massimi livelli una rosa indiscutibilmente forte in determinati uomini, ma ancora maledettamente sfilacciata e rattoppata.

Ad ogni modo, nessun dramma e nessuna caccia alle streghe al trentuno d’agosto per dei ragazzi che, alla fine, la maglia l’hanno sudata fino al novantasettesimo. Questi ultimi giorni di mercato servono proprio a questo: far quadrare i conti con la realtà, fissare gli obiettivi senza raccontarsi favole e stabilire gerarchie trasparenti. E tra queste gerarchie c’è un punto fermo che prescrive la logica prima ancora della tattica: uno come McTominay non si toglie mai. Il suo peso specifico, quella capacità quasi magnetica di incidere sul destino della partita anche quando sembra muoversi sottotraccia o apparire un po’ compassato, è un lusso a cui questo Napoli non può renunciar per nessun motivo al mondo.
Il Napoli perde in casa con il Como la prima stagionale, e non accadeva da molto tempo. Ora la palla passa a Manna e a chi gli abilita il bancomat, per non lasciare Allegri in balia dei suoi detrattori, che non aspettavano altro che la prima caduta.