Per la perizia sulla morte di Maradona hanno usato per sbaglio una cartella clinica del padre
E il processo rischia di saltare, di nuovo. Don Diego è morto nel 2015, cinque anni prima del Pibe. Il clamoroso errore della Commissione di esperti per una errata registrazione

1988 archivio Storico Image Sport / Napoli / Diego Armando Maradona / foto Aic/Image Sport
Il processo per la morte di Maradona potrebbe essere di nuovo annullato. Stavolta per un errore procedurale che ha dell’incredibile: i medici incaricati della perizia sulle cause del decesso, elemento chiave dell’accusa, per formulare parte delle loro conclusioni avrebbero analizzato la cartella clinica del padre di Maradona, Don Diego – morto nel 2015 – e non quella del fuoriclasse argentino deceduto cinque anni dopo. Lo racconta La Nacion.
Don Diego o Diego Armando?
In base a quanto emerso in udienza presso il Tribunale Penale Orale n. 7 di San Isidro, gli avvocati Nicolás D’Albora e Agustín Varela, difensori di Nancy Forlini (la coordinatrice medica della società Swiss Medical), per colpa di questo clamoroso errore tutti gli imputati potrebbero richiedere l’annullamento della perizia medica come prova. “La nostra interpretazione – ha detto Francisco Oneto, uno degli avvocati che difendono il neurochirurgo Leopoldo Luque – uno dei principali imputati – è che si tratti di uno scandalo. Un gruppo di persone, considerate esperte, non è riuscito a fare una cosa elementare come verificare che gli studi riguardassero effettivamente la persona in questione. Vedo un ordine dei medici a cui è stata conferita un’autorità che non possedeva. Credo che l’ordine dei medici debba essere messo seriamente in discussione”. “Per di più – ha poi detto a La Nacion – si parlava di sindrome cardioepatorenale. Vale a dire, non possono affermare che si tratti di un problema renale isolato quello che viene messo in discussione”.
L’avvocato Diego Olmedo, difensore dello psicologo Carlos Díaz, è stato più brutale: “Nella mia dichiarazione di apertura al primo processo che fu dichiarato nullo dopo lo scandalo che coinvolse l’allora giudice Julieta Makintach, dissi che la commissione medica sembrava più una chiacchierata da bar, perché i cardiologi davano la loro opinione sulla psicologia, gli psicologi sulla cardiologia e gli psichiatri sui reni. E ieri è stato dimostrato che si trattava proprio di una chiacchierata da bar. Hanno analizzato la storia clinica del padre di Maradona, che presentava parametri da ottantenne“, ha affermato Olmedo.
“Una farsa”
Però secondo l’avvocato di Díaz, ora “il processo non crolla del tutto, perché il dibattito non dipende dalla commissione medica. Tuttavia, la credibilità della commissione medica è seriamente compromessa. È chiaro che nelle arringhe finali nessuno potrà utilizzare la relazione della commissione medica contro gli imputati come elemento determinante, perché è tutt’altro. È una farsa, per dirla senza mezzi termini”.

Invece per l’avvocato Pablo Jurado, che rappresenta Claudia, Rita e Ana Maradona, tre delle sorelle di Diego, “la commissione medica non si è basata esclusivamente sullo studio del 2015 citato dalla difesa, ma ha analizzato diverse circostanze e studi medici provenienti da istituzioni differenti e relativi a periodi diversi della vita di Diego, che hanno determinato il danno alla sua salute. Anche se la commissione medica avesse ignorato quello specifico studio, sarebbe giunta alla stessa conclusione. Inoltre, il referto dell’autopsia è stato esaminato nel corso del processo. Pertanto, le conclusioni sarebbero state esattamente le stesse”.
La Nacion sottolinea che le conclusioni messe adesso in discussione furono consegnate alla procura alla fine di aprile 2021, cinque mesi dopo la morte di Maradona. In quel documento si legge tra le altre cose “l’operato dell’équipe medica che ha prestato soccorso a Diego Armando Maradona è stato inadeguato, carente e sconsiderato. E’ stato abbandonato al suo destino”.
La Commissione di periti ormai è bruciata
La commissione era composta dal direttore della Medicina Legale della polizia di Buenos Aires, Carlos Cassinelli; il capo del Corpo Medico di San Isidro, Federico Corasaniti; il direttore dell’Obitorio di San Isidro, Agustín Grimoldi Vázquez; il direttore dell’Obitorio di La Plata, Javier Grubisa; il primario di Cardiologia dell’Ospedale Centrale di San Isidro, Gustavo Di Niro; Enrique Gallego, psichiatra del Corpo Medico Scientifico di Polizia; lo psichiatra José Luis Covelli, primario del dipartimento di Medicina Legale dell’Università di Buenos Aires; Carlos Damín, primario di Tossicologia dell’Ospedale Fernández; Hernán Trimarchi, primario del servizio di Nefrologia dell’Ospedale Britannico; e Fernando Cairo, membro del servizio di Epatologia e Trapianti di Fegato dell’Ospedale Britannico.
La cartella medica del padre di Diego esaminata per sbaglio riguarda esami medici il 3 maggio 2015 presso la Clinica Los Arcos di Palermo: glicemia, urea ed emocromo completo, tra gli altri. Il 3 maggio 2015 – continua il giornale argentino – Maradona non si trovava in Argentina: viveva a Dubai, dove lavorava come allenatore. “Fonti a conoscenza della situazione spiegano che l’errore derivava dal fatto che la cartella clinica del padre di Maradona era identificata come “Diego Armando Maradona”, mentre Don Diego non aveva un secondo nome. Si chiamava semplicemente Diego”.