Maldini nega Thiago Motta. Ma allora com’è che spunta sempre fuori? Ha buoni influencer che lavorano per lui

A ogni trattativa di rilievo, spunta dal nulla il suo nome. È sempre senza lavoro ma sembra che tutti lo vogliano. Sembra.

Maldini nega Thiago Motta. Ma allora com’è che spunta sempre fuori? Ha buoni influencer che lavorano per lui

Db Torino 16/02/2025 - campionato di calcio serie A / Juventus-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Thiago Motta

Thiago Motta come la Sora Camilla

C’è un mistero che emerge dall’intervista di Aldo Cazzullo a Paolo Maldini. È il mistero Thiago Motta. I giornali ne hanno scritto subito dopo il no a Pirlo, davano per certo che fosse lui il nome indicato da Maldini e Leonardo. Maldini invece dice che il nome di Thiago Motta non è mai stato fatto. Gli altri due erano De Rossi e Grosso che però allenavano in Serie A e non si poteva far torto ai club. Quindi, di fatto: o Pirlo o niente. Questo Maldini non lo spiega.

Pirlo

Quella di Maldini sembra un mezza bugia. Però resta un mistero: com’è che a ogni panchina di prestigio balza fuori Thiago Motta e poi nessuno ammette di averlo contattato? È come se l’italo-brasiliano che ha portato la Juventus sull’orlo del disastro, avesse ottimi influencer che lavorano alacremente per lui. Come se fosse sempre sulla breccia. La realtà è che sta cominciando la seconda stagione senza che lui abbia una panchina. L’effetto è che sarebbe conteso persino dalla Nazionale italiana. La realtà è che non se lo prende nessuno.

Maldini parla anche dei figli di

Parla anche dell’incompatibilità con l’avere figli sulla strada per fare i procuratori.

“Parliamo anche di questo. Nessuno l’ha detto, ma quella norma è stata cancellata nel 2019. Sempre sul piano giuridico, non c’era nulla che potesse impedire ai nostri figli di fare gli agenti — oggi Christian è inquadrato come scout —, a me di fare il direttore tecnico della Nazionale e a Pirlo di allenarla. E se si fosse dimostrata una reale incompatibilità del mio ruolo con la professione di mio figlio, mi sarei dimesso subito. È stata una cosa molto pretestuosa e mai spiegata dai vertici federali. Ma ha avuto un impatto”.