Il Celta Vigo ci ha detto che il Napoli di Allegri e solido e funziona
Ottimo primo tempo. Molto bene Olivera a sinistra. Bene la mediana. E anche il bistrattato Rafa Marin. Con Max funziona chi gioca semplice (chiaro Vergara?). Però serve un attaccante vero al posto di Lucca

Dc Castel di Sangro 05/08/2026 - amichevole / Napoli-Osasuna / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Il Napoli di Allegri è squadra solida e promettente
C’è un lusso che il giornalismo sportivo contemporaneo sembra aver del tutto depennato dalla propria agenda: il lusso di non doversi vendere. Scrivere di calcio senza l’ansia da prestazione dei consensi, senza il terrore di perdere follower, senza la smania infantile di dover aver ragione a tutti i costi. Guardare novanta minuti per quello che sono: un pezzo di vita reale, imperfetto, che non si presta alle formule magiche dei social né ai giudizi scolpiti nella pietra dopo trenta secondi. Per sintetizzare: meno blogger nei ritiri, meno entropia viene innescata.
Napoli-Celta Vigo è stata una partita vera, dura, un test di mezza estate che ha preteso attenzione e ha restituito risposte. Il Celta non è una squadra di comparse venute a fare da sagoma per i tiri in porta. Lo scorso anno è arrivato sesto in Liga. È squadra vera, con la garra tipica del calcio spagnolo moderno: pressing feroce e il veleno nei tacchetti. Eppure, per un’ora buona il Napoli l’ha resa una faccenda innocua, quasi pacifica. Il primo tempo degli azzurri è stato notevole per pulizia e postura. Una squadra matura, quadrata, con una personalità sorniona e cinica che porta chiaramente la griffe di Massimiliano Allegri. Olivera, là a sinistra, sembra essere stato disegnato col compasso per il calcio del tecnico toscano: essenziale, fisico, senza fronzoli. E allora viene da porsi una domanda, magari scomoda: e se il sacrificio di Gutiérrez avesse una sua logica geometrica oltre che di bilancio? Oppure dobbiamo continuare a raccontarci la favola consolatoria secondo cui a Castel Volturno alberghino tutti fessi, mentre le uniche menti illuminate del pallone risiedano sulle cattedre del tifo da tastiera?

Rafa Marin gara attenta, ci dispiace per gli haters
In mezzo al campo, la cerniera Lobotka-Anguissa con McTominay a fare da pendolo ha risposto non bene, benissimo. Lo scozzese è apparso visibilmente fuori ritmo — e ci mancherebbe altro, dato il momento della preparazione —, ma la struttura tiene, eccome se tiene. Poi va aperta la parentesi Rafa Marín. Qui entriamo nel regno della psicologia di massa del tifo partenopeo: siccome è andato in prestito, siccome la sua prima apparizione in azzurro non fu da tramandare ai posteri, allora deve essere scarso per dogma. E invece il ragazzo gioca una gara attenta, di lettura e di sciabola, dimostrando che il pallone non è un sillogismo aritmetico. Davanti, Hojlund combatte da solo contro la difesa galiziana, facendo un lavoro di reparto e intelligenza tattica. Se Vergara avesse giocato semplice anziché tentare i fotografi, avrebbe anche segnato.

Ma Lucca non può giocare in questo Napoli
In seguito, come spesso accade nelle amichevoli d’agosto, arrivano i cambi e la partita cambia pelle, precipitando nel grottesco. I cambi affossano il livello, ed è inutile girarci intorno. Non tanto per il pasticcio difensivo che ha offerto la palla al balzo ai soliti noti per bacchettare Meret — esercizio cui non ci iscriviamo mai con piacere —, ma perché la ripresa ha messo a nudo una verità solare: questa squadra ha un bisogno disperato e urgente di una punta vera in alternativa al danese. Lorenzo Lucca ha mostrato limiti che definire imbarazzanti è un atto di generosità. Noa Lang — di gran lunga il migliore del secondo tempo per strappi e fantasia — gli costruisce su misura un tap-in clamoroso: Lucca riesce nell’impresa quasi metafisica di impattare la sfera di testa al contrario, mandandola a dieci metri dalla porta. Poco dopo, Spinazzola gli disegna un cross così invitante che solo chi ha scambiato il rettangolo verde per un campo di tamburello poteva sbagliare. E ha sbagliato. Sulla terza palla gol, stendiamo un velo pietoso per rispetto della cronaca.
Questo Napoli non è ancora un’opera finita, e guai se lo fosse a questo punto della stagione. Allegri ha bisogno di rinforzi, di dettagli da puntellare e di un organico più omogeneo. Ma una cosa è certa: la base non è buona, è solida. Questa squadra ha già equilibrio, ha cinismo, ha personalità e ha consapevolezza. Le considerazioni da bar le lasciamo a chi cerca like e follower.