Favasuli è una canzone di Brunori Sas: parla la lingua del paese, senza retorica da salotto
È l'antidoto perfetto al principio "costa tanto, allora è buono", all'esterofilia che tanto ci ha conquistati

Mp Empoli 26/03/2026 - qualificazione Europeo 2027 U21 / Italia-Macedonia / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Costantino Favasuli
Non viene dall’estero né da Next Gen patinate, bensì dall’Aspromonte
Se non è straniero, a noi non piace. Se non arriva dal Brasile con un cognome che sembra un passo di samba, o dall’altra parte del mondo preceduto da tre compilation di giocate su YouTube, lo guardiamo storto. Se non lo paghi venti, trenta, quaranta o cinquanta milioni di euro e non lo strappi con una trattativa estenuante a qualche club estero, per noi è solo un ripiego. Il calciatore italiano, per il nostro calcio malato di esterofilia e snobismo, deve essere considerato una seconda o terza scelta a prescindere. A meno che, ovviamente, non esca da qualche Next Gen patinata, costruita a tavolino e mediaticamente simpatica, dove bastano tre presenze da subentrato e due colpi di tacco per far scattare la candidatura al Pallone d’Oro.
Poi però guardi la realtà. E la realtà si chiama Costantino Favasuli. Ventidue anni, da Africo. Terra di Calabria, di sogni testardi e passi tenaci, di scuole calcio vecchia maniera e di amici d’asfalto sognando la Serie A.

Favasuli è in linea con l’acquisto di Di Lorenzo
Faccia vispa, corsa inesauribile e piedi educati, educatissimi. Può fare l’esterno basso o l’esterno alto con la stessa naturalezza, preferisce la fascia destra ma sa adattarsi benissimo anche a sinistra senza perdere un centimetro di spinta. A sentirlo parlare, a guardarlo negli occhi, ritrovi quello sguardo incredulo ma allo stesso tempo pienamente consapevole, spia di una personalità fortissima e non comune. Uno che non ha mai avuto il tappeto rosso steso ai piedi ma che a Catanzaro, nella scorsa stagione di Serie B, ha arato la fascia dimostrando che il talento non ha bisogno di passaporti per essere acclarato.
È del Napoli, e dovremmo esserne felici, entusiasti, orgogliosi. È del Napoli in perfetta continuità con quello che fu l’acquisto di Di Lorenzo.
In questo calcio di cartastraccia e figurine costose, Favasuli è una canzone di Brunori Sas: parla la lingua del paese, quella vera, senza sovrastrutture o retorica da salotto. È il guardare le cose da lontano per capirne il valore reale. È la fame della periferia che si mangia il centro, l’antidoto perfetto a quel “costa tanto, allora è buono” che ci sta svuotando l’anima e il vivaio e ci sta portando a essere un Paese calcisticamente arretrato. Costantino è la dimostrazione che mentre noi cerchiamo la bellezza a cinquanta milioni di distanza, la sostanza – quella fatta di sudore, dignità e piedi buoni – ce l’abbiamo già in casa. Basta solo smettere con la puzza sotto al naso ed essere capaci di vederla. Favasuli al Napoli sarà un grande colpo.