Almeno il 25% dei giocatori di football americano si ammaleranno di encefalopatia traumatica

Il New York Times apre con lo studio che snocciola numeri impressionanti, e forse sottostimati. Una malattia invalidante che riguarda anche il calcio e altri sport

Almeno il 25% dei giocatori di football americano si ammaleranno di encefalopatia traumatica

ORCHARD PARK, NEW YORK - DECEMBER 28: Dawson Knox #88 of the Buffalo Bills is stopped short of the end zone during the fourth quarter of the game against the Philadelphia Eagles at Highmark Stadium on December 28, 2025 in Orchard Park, New York. Nic Antaya/Getty Images/AFP (Photo by Nic Antaya / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

Almeno un giocatore di football americano della Nfl su quattro svilupperà una malattia neurodegenerativa nota come CTE, che sta per encefalopatia traumatica cronica. Molti di questi ne moriranno, o in maniera diretta o per i problemi pschiatrici che la malattia provoca. E’ uno studio che ha una rilevanza epocale, perché di fatto correla il football americano ad una malattia professionale vera e propria con un’incidenza gravissima. Il New York Times mette lo studio in apertura del suo sito.

I numeri dicono tutto

La CTE è una malattia neurologica progressiva causata da ripetuti traumi alla testa. La diagnosi definitiva può essere formulata solo tramite l’esame del cervello dopo la morte. I ricercatori (neuropatologi e altri scienziati per lo più affiliati al Mass General Brigham, alla Boston University e alla UNITE Brain Bank) hanno preso in considerazione tutti gli ex giocatori della Nfl morti tra il 2016 e il 2021: 878 in tutto. Alcuni sono morti a vent’anni, altri a ottant’anni. Ma almeno 215 di questi giocatori – ovvero il 24,5%, – erano affetti da encefalopatia traumatica cronica. Ciò vuol dire, scrive il Nyt, che “la prevalenza reale potrebbe essere molto più alta”. Perché “la percentuale di circa il 25% non tiene conto dei 643 cervelli che non sono stati esaminati”. Gli studi hanno dimostrato che l’incidenza dell’encefalopatia nelle persone che non hanno subito ripetuti traumi cranici è pressoché nulla.

Proiettando il dato ai giocatori di oggi significa che sui 1.696 nelle 32 squadre della stagione regolare (senza contare gli oltre 500 membri delle squadre di riserva quelli non idonei a causa di infortuni) almeno 400 di loro riceverebbero una diagnosi di CTE.

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Come l’amianto

“Ci sono lavoratori che sono stati esposti ad alti livelli di amianto, il che porta a tassi molto elevati di malattie polmonari”, ha affermato David Michaels, che ha diretto l’Occupational Safety and Health Administration durante l’amministrazione Obama ed è ora professore alla George Washington School of Public Health. “E certamente, come sapete, una vita trascorsa a lavorare nelle miniere di carbone comporta un rischio molto elevato di pneumoconiosi (malattia del polmone nero). Ma una malattia neurologica degenerativa… non ho mai visto niente di simile”.

La CTE una volta era chiamata “demenza pugilistica”, ma è stata riscontrata nel cervello di atleti anche di altri sport come hockey, rugby e calcio, lottatori e bobbisti. I ricercatori dicono che si può prevenire e che il principale fattore predittivo è la forza cumulativa dei colpi alla testa subiti nel corso della vita. Sebbene a centinaia di ex giocatori della Nfl sia stata diagnosticata, in genere dopo che i familiari hanno donato il cervello a causa di sintomi preoccupanti, la maggior parte dei casi di CTE non viene resa pubblica.