Malagò: “Per Guardiola possibili eccezioni di budget. Parlare con lui non è mancanza di rispetto nei confronti di altri”
Il presidente della Figc a Cronache di Spogliatoio: "Non è detto che questa cosa vada in porto. Giusto aprire un canale con lui e mantenere dialogo aperto"

Db Manchester (Inghilterra) 18/09/2025 - Champions League / Manchester City-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pep Guardiola
Il presidente della Figc Giovanni Malagò a Cronache di Spogliatoio. Parla ovviamente di Nazionale.
“Se tu scegli un direttore generale, un amministratore delegato e gli dai un incarico e magari lui ha vinto le sue non resistenze, le sue riflessioni che potevano essere potenzialmente contrarie perché questa parola gli ha dato fiducia, tu non puoi arrivare lì e dici: ‘Prendiamo Mario Rossi o prendiamo Giorgio Bianchi’. Questo nome deve essere frutto di qualcosa che hai in comune.
Ci sono anche degli aspetti finanziari, aspetti di budget. Sul breve/medio insomma, insomma, dire che c’è da stringere i denti e la cinghia è dire poco. Però si son fatte delle eccezioni. Delle eccezioni che ad esempio possono riguardare il nome che, diciamo, in queste ore è così prepotente. Guardiola? Eccezioni per ovvi motivi che non sto qui a spiegare”.

Malagò: “Non è detto che Guardiola vada in porto”
Non è detto che questa cosa vada in porto, però credo comunque che sia stato giusto e importante aprire un dialogo e tenerlo vivo, tenerlo caldo. Non è assolutamente una mancanza di rispetto nei confronti di altri soggetti. Perché sugli altri soggetti il confronto è già partito. Poi uno può puntare su qualcuno che sia – consentitemi – a livello generazionale più di un’altra scuola, chiamiamola recente. Entriamo nel campo soggettivo”.
Parla di Maldini
“Ho capovolto la clessidra. Quando sono stato eletto sono andato a guardare i ragionamenti fatti finora, peraltro non per forza sbagliati, e cioè che il presidente federale si assume da solo la scelta del commissario tecnico con quello che volevo e doveva essere il mio primo obiettivo.

“Durante la campagna elettorale ho sempre detto a Paolo che poi l’avrei chiamato: mi diceva di chiamarlo, ma nulla di più. Sapevo quanto fosse particolare la gestione della persona e del personaggio: il capello lo si spacca in due, poi in quattro e via dicendo. Molte delle sue domande richiedevano uno studio. Si può indovinare il commissario tecnico, come pure lo si può sbagliare. Però prima vanno sviscerate delle tematiche: ho impegnato due settimane, poi ci siamo abbracciati con lui e Leonardo”.