Il grande ritorno di Abramovich, fa il mediatore tra Putin e Zelensky. O almeno ci prova
Il Financial Times: l'ex proprietario del Chelsea è indispensabile, è l'unico russo che gli ucraini sopportano. Piace a tutti

Russian oligarch Roman Abramovich attends a signature ceremony of an initiative on the safe transportation of grain and foodstuffs from Ukrainian ports, in Istanbul, on July 22, 2022. As a first major agreement between the warring parties since the invasion, Ukraine and Russia are expected to sign a deal in Istanbul today to free up the export of grain from Ukrainian ports. The deal has been brokered by the UN and Turkey. (Photo by OZAN KOSE / AFP)
Che fine aveva fatto Roman Abramovich? Eccolo rispuntare più o meno dal nulla, l’ex potentissimo proprietario del Chelsea. Zelensky si è servito di lui per inviare un messaggio a Putin. Sta tornando in prima pagina come mediatore di pace, insomma. O, almeno, ci prova. Lo racconta il Financial Times.
Abramovich il mediatore

Abramovich è stato invitato a Kiev il mese scorso nel tentativo, poi fallito, di avviare trattative dirette. “Zelensky ha chiesto ad Abramovich di trasmettere un messaggio al presidente russo, informandolo della sua disponibilità a incontrarlo per quello che sarebbe stato il loro primo vertice bilaterale a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte di Mosca, hanno riferito le fonti. L’Ucraina voleva dimostrare la sua serietà nell’avviare colloqui di pace diretti con la Russia, anche se gli Stati Uniti, che hanno cercato di mediare un cessate il fuoco, sono distratti dalla guerra in Medio Oriente, hanno aggiunto”.
“Il coinvolgimento del miliardario soggetto a sanzioni non era stato precedentemente segnalato”. Putin era rimasto sul vago, dicendo di aver incontrato “uno dei rappresentanti dei nostri ambienti imprenditoriali”. Il presidente russo ha aggiunto che l’uomo d’affari non agiva in veste ufficiale.
Zelensky conferma: “Voleva capire cosa vogliamo fare”

Zelensky poi ha confermato quanto riportato dal Financial Times, dichiarando a Sky News che Abramovich “è venuto e voleva farmi sapere che sono pronti, che vogliono capire cosa vogliamo fare. Gli ho risposto che la questione non riguarda noi, che state combattendo contro di noi sul nostro territorio. E gli ho detto del Donbass, che non ce ne andremo… e non vi daremo la vittoria in questo modo”.
In realtà più o meno silenziosamente, scrive il Financial Times, “Abramovich ha contribuito a mediare i colloqui tra Russia e Ucraina sin dalle prime settimane della guerra nel 2022. L’oligarca fu coinvolto nella mediazione di una serie di negoziati a Istanbul nel marzo di quell’anno, sebbene gli sforzi fallirono presto dopo che l’Ucraina venne a conoscenza dei presunti crimini di guerra commessi dalle forze di occupazione russe. Abramovich contribuì anche a garantire un accordo per assicurare le esportazioni di grano ucraino attraverso il Mar Nero nel corso dello stesso anno”.
E’ coinvolto anche negli scambi di prigionieri

“Sebbene il ruolo di Abramovich sia diventato meno rilevante da quando la Russia ha iniziato a negoziare direttamente con gli Stati Uniti lo scorso anno, rimane coinvolto negli scambi di prigionieri e in altri colloqui bilaterali con l’Ucraina, anche su aspetti del piano di pace guidato dagli Stati Uniti, attualmente in fase di stallo”.
“È necessario perché è l’unico russo che tollerano. Va d’accordo con tutti”, ha detto una delle persone presenti.
Secondo Abramovich, Zelensky “pensa di poter risolvere tutto grazie alla magia del suo carisma personale durante una riunione di leadership”, ha affermato un’altra persona vicina all’oligarca. “Non è affatto una strategia che piace a Putin. E non funziona nemmeno con Trump. Ma Zelensky ne è totalmente ossessionato”.