Nel Napoli gli uomini di De Laurentiis lo avevano convinto che Conte era una zavorra. La realtà dice altro
Repubblica: in molti con Conte erano finiti ai margini, non vedevano l'ora di riconquistare i loro centri di potere. Conte vittima anche di una accanita campagna mediatica

Ni Napoli 14/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Lecce / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte
Repubblica Napoli ricorda spesso la gestione Antonio Conte, ne sottolinea i tanti meriti sottostimati del tecnico del quarto scudetto. In realtà fa bene, nel senso che è stata assurda e autolesionista la campagna di delegittimazione cui è stato sottoposto l’allenatore leccese. Repubblica Napoli, con Marco Azzi, scrive anche che nel Napoli in tanti – parla di uomini di fiducia del presidente – hanno convinto De Laurentiis che Conte fosse una zavorra. E lo hanno fatto perché erano stato emarginati e con lui in società avevano perduto il controllo dei loro centri di potere, grandi o piccoli che fossero.
Nel Napoli in tantissimi volevano far fuori Antonio Conte
Scrive Azzi non senza sarcasmo:
“Eppure tre mesi fa nel Napoli regnava la compattezza: tutti uniti da un obiettivo prioritario e per ragioni diverse comune, accompagnare alla porta Antonio Conte. Nello spogliatoio erano infatti in tanti a non sopportare più (dal punto fisico e pure nervoso) i metodi da sergente di ferro del tecnico leccese. In società invece covava da due stagioni il malumore dei dirigenti – graduati compresi – e dei funzionari che erano stati messi loro malgrado all’angolo e avevano bisogno di riappropriarsi dei loro centri di potere, grandi e piccoli”.

Sottolinea come il presidente sia stato convinto dai suoi collaboratori
“che il dopo Conte sarebbe stato tutto in discesa, come se il tecnico leccese fosse stato una zavorra per il Napoli è non il valore aggiunto”.
E aggiunge
“il bombardamento mediatico sul condottiero del quarto scudetto, accusato di aver sbagliato la preparazione fisica e di essere il responsabile della valanga di infortuni che aveva decimato la squadra (e che invece continuano pure adesso…). Antonio alla fine si era stufato del fuoco amico e ha deciso di togliere il disturbo, lasciando – oltre a 8 milioni di ingaggio – un vuoto che si sta rivelando più difficile da colmare”.