Gravina si toglie i sassolini: bordate alla politica, Euro 2032 “mia intuizione” e i giovani “bocciati ai primi errori”

A tredici giorni dal voto Figc del 22 giugno, il presidente uscente parla a Rai Radio 1: difende Euro 2032, chiede incentivi per far giocare gli italiani e lancia l'ultima frecciata sul rapporto Gravina-politica.

Gravina si toglie i sassolini: bordate alla politica, Euro 2032 “mia intuizione” e i giovani “bocciati ai primi errori”

Db Firenze 01/09/2025 - allenamento e conferenza stampa Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina

A tredici giorni dalla fine del suo mandato, Gabriele Gravina continua a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Il presidente dimissionario della FIGC, intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, ha rivendicato i suoi meriti e puntato ancora il dito contro la politica.

Gravina e la politica: EURO 2032 e gli incentivi

Il bersaglio è il sostegno mai arrivato dalle istituzioni. “La candidatura ad EURO 2032 è stata una mia intuizione, la co-assegnazione con la Turchia è stata un successo di questa federazione”, ha rivendicato Gravina, lamentando “l’assenza di fondi pubblici a differenza di altri eventi sovvenzionati in gran parte dallo Stato” e l’assenza di un commissario per l’Europeo, “entrato in vigore con un ritardo incredibile”. Riuscire a presentare entro ottobre la lista degli stadi idonei, ha aggiunto, “sarà un successo solo del mondo del calcio”. Sul ministro Andrea Abodi ha glissato: “Non commento le dichiarazioni di chi ha una responsabilità politica”. E sul rapporto mai sbocciato con la Lega: “Le società sono aziende, non possiamo obbligarle a far giocare gli italiani. Serve la pratica degli incentivi”.

Abodi america's cup

Il paradosso dei giovani: “Li bocciano ai primi errori”

Il passaggio più interessante, però, è sui ragazzi. Gravina ha rivendicato i record delle nazionali giovanili — “sono da record”, sette finali e cinque semifinali dal 2018 — salvo poi ammettere il buco nero del sistema: “Lo spazio riservato ai giovani italiani non è all’altezza, dopo i 20 anni si perdono nel sistema. Manca la fiducia, li bocciano ai primi errori”. È, parola di presidente uscente, la stessa fotografia che fanno da fuori Nesta con i suoi “polli da allevamento”: il talento c’è, è il sistema a sprecarlo. Resta il fatto che a dirlo è chi quel sistema lo ha guidato. Sull’elezione del 22 giugno, infine, parole di circostanza per i candidati (“Malagò è un grande dirigente, Abete un grande conoscitore del calcio”) e l’ennesima frecciata: “Auguro al mio successore di ricevere maggiore considerazione dalla politica, che non ha mai affrontato i problemi reali”. È, in fondo, il solito Gravina: si era dimesso dopo il Mondiale fallito ma la colpa, come sempre, è della politica — tesi cara anche a Ceferin.