Psg-Bayern un film di Tarantino, Como-Napoli noia da calcio italiano
La cosa più bella della partita sul lago rimane il lago. Classica partita da fine campionato. Quante sono le paperotte di Di Gregorio?

Poland, Krakow, Banksy Museum, Pulp Fiction, 2002, London (Photo by FRILET Patrick / hemis.fr / hemis.fr / Hemis via AFP)
FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)
COMMENTO ALLA 35° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2025-26
La cosa più bella della partita sul lago rimane il lago.
Da ricordare solo le immagini di questo stadio meraviglioso costruito proprio lì, sulla riva.
Lo stadio più bello del mondo, secondo Brera.
Sintesi della gara, due protagonisti degli opposti schieramenti.
Nico Paz e Il Re.
L’uno il futuro, l’altro il passato.
L’uno illumina, l’altro rattrista.
Noia da calcio italiano.
Cesc gioca moderno ed ha una bella squadra con tante individualità interessanti.
Oltre a Nico che è ormai fuori portata, c’è Perrone ventitreenne argentino. Piedi buoni, intelligenza tattica.
Sbagliato definirlo regista.
Perché il vero regista del Como è il portiere.
Proprio così. Il regista vero del Como è Jean Butez, l’interprete più rivoluzionario del ruolo del portiere.
Una evoluzione del gioco di Neurer che fu una novità or sono vent’anni.
Costruzione dal basso e primo responsabile della fase di impostazione della manovra.
Sulla gara pochissimo da dire.
Classica partita stanca di fine campionato.
Prima non perdere.
È il diktat del Feroce Salentino.
Soprannome che piace a anche a Dagospia, visto che spudoratamente me lo copia.
Il dibattito di Psg-Bayern
Nella settimana di Psg-Bayern, la partita del secolo, avvampa il dibattito.
Meglio il tatticismo italiano oppure il rifiuto della prudenza?
Meglio la paura di commettere errori oppure un radicalismo offensivo?
Si potrà essere di un’idea o di un’altra.
Ma partite così mettono tutti d’accordo.
Ditemi chi non si è emozionato come me, martedì scorso.
Martedì scorso la partita al Parco dei Principi era un film di Tarantino, una sequenza di Kubrik. Ogni scena un’emozione.
Certo, ci sono 0-0 e 0-0.
C’è lo 0-0 che descrive Brera.
Roba per intenditori, roba seria e intellettuale che assomiglia a Bergman o a Antonioni.
Poi c’è lo 0-0 inutile e palloccoso come quel Pinocchio di Benigni o come un qualsiasi cinepanettone con Boldi.
Comunque visto i risultati della domenica il punto di Como torna utile.
A Reggio i Diavoli, che punterebbero al secondo posto, prendono due sberle dai ceramisti.
Partita preparata male, gestita peggio, cambi tardivi e nessuna reazione dopo il secondo gol. Acciughina non trova soluzioni, e la squadra si scioglie troppo presto.
Visibilmente bollito. Come il suo Milan.
La paperotta di Di Gregorio
Il punto di Como diventa pesantissimo a sera.
Quando la Vecchia annaspa contro Giulietta.
Che squadraccia gli Ergastolani.
Verona in goal grazie a un’altra paperotta di Di Gregorio.
Fra Cipolla non si raccapezza.
Non sa come come rabberciare una Vecchia senza idee e senza gioco. Alla fine Vlahovic è la decisione disperata.
Ed è proprio il serbo a salvare in parte la faccia.
Però che pena rimediare un pari in casa contro l’ultima in classifica.
Se queste sono le avversarie degli azzurri, possiamo stare tranquilli.
Così il campionato dei mediocri lo vincono loro, Gli ingiocabili.
Una squadra che negli scontri diretti non ha vinto mai contro la seconda, il Napoli, e la terza, il Milan.
E contro la quarta, la Juve, ha rubato clamorosamente.
Perché è impossibile dimenticare il “fattaccio” Bastoni-Kalulu.
Festeggia l’Inter.
Festeggia Marotta.
Un cronista Rai lo avvicina e gli chiede, come fa Bruno Vespa a un Olindo qualsiasi: “Scusi, lei è coinvolto nella inchiesta Arbitropoli?”
Risposta: “No, non sono coinvolto!”.
Come non credergli.