Il lamento di Sarri: “Lotito? Le sue parole mi lasciano indifferente”
Nel post-gara di ieri: "Sono stato poco ascoltato su cose importanti per me. Ho due anni di contratto ma quest'anno sono state fatte molte cose che non ho condiviso"

Db Cremona 04/05/2026 - campionato di calcio serie A / Cremonese-Lazio / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Maurizio Sarri
La stagione della Lazio finisce con una vittoria (2-1 col Pisa), con l’addio commovente di Pedro, ma soprattutto con il discorso più sarriano possibile di Maurizio Sarri: lamentoso ovviamente, ha attaccato la società. Un classico. Così ha parlato a Dazn e in conferenza. È una chiusura che assomiglia più a un bilancio morale che a una conferenza stampa di fine campionato. Sarri non sbatte la porta ma comunque se ne andrà, forse all’Atalanta.

I due anni di contratto sono un dettaglio burocratico
L’ex Napoli ha ancora due anni di contratto, ma oggi il contratto sembra quasi un dettaglio burocratico rispetto alla distanza politica e tecnica che si è creata con la società. Il tecnico ripete più volte di essere stato “poco ascoltato”, e precisa ancora meglio: il dialogo c’è stato sulle cose poco importanti, mentre sulle questioni per lui decisive non c’è stato alcun vero confronto. È la frase che fotografa la stagione della Lazio meglio di qualsiasi classifica. Così a Dazn:
“Io ho altri 2 anni di contratto, mi sembra prematuro fare un affermazione di questo tipo, ci saranno i prossimi giorni in cui ci sarà da discutere, non sono contento di tante cose, ma ci corre parecchio da qui a non avere il contratto, vediamo nella prossima settimana se c’è la possibilità di andare avanti o se meglio prendere altre decisioni. Vorrei essere più ascoltato, ho avuto la sensazione di essere stato poco ascoltato quest’anno. Sono state fatte cose che non condividevo, non mi sono state date spiegazioni del perché sono state fatte. Poco dialogo con la società? C’è stato dialogo su cose poche importanti e nessun dialogo su cose importanti per me”.
Sarri: “Questa annata ha colmato dei miei difetti, avrei preferito viverla a 40 anni”
“Questa è un’annata molto formativa, è riuscita a colmarmi dei difetti in me, però preferivo viverla a 40 anni quando c’è ancora molto da imparare. Più paziente? Quello di sicuro, anche più empatico con i giocatori, l’unico appiglio in certe situazioni diventano i tuoi ragazzi. Con Pedro parlavo tutte le settimane, era lui a decidere se partire o giocare gli ultimi 20 minuti, il rapporto con lui è questo, è un ragazzo straordinario. Ha l’entusiasmo di un bambino quando vedere rotolare il pallone. È un fenomeno di entusiasmo, è un innamorato della palla, è un esempio bellissimo, un campione straordinario”.
Poi in conferenza stampa:
“Ho sempre difeso l’ambiente Lazio perché sono parole che ti vengono quando conosci questo popolo. Dall’esterno è impossibile, il popolo laziale ha delle etichette che sono stupidità e non è vero. È un popolo stupendo, mi sono innamorato. Cerco sempre di calarmi nella realtà di chi vado a rappresentare, in alcuni ambienti mi è successo in maniera forte come Napoli e Lazio. Mi sono sentito uno di loro, uno del popolo, che poi la domenica aveva la fortuna di andare in panchina a rappresentarli. Indipendentemente da come finirà questa storia, io il popolo laziale ce l’ho nel cuore per sempre”.

Ha ritrovato la stessa società quando è tornato?
“Ho percepito poco. Mi sono sentito poco ascoltato. Ho preso un impegno e ho cercato di mantenerlo a tutti i costi. La stagione è stata difficilissima ma formativa, avrei preferito mi fosse accaduto a 40 anni e non ora. Sui giocatori la penso in maniera diversa rispetto al presidente. L’ho detto ai giocatori, non sono il gruppo tecnicamente più forte che ho allenato ma sicuramente quello con più valori morali. Gli dovevo un ringraziamento, la squadra ha sbagliato delle partite in un anno complesso ma non ha mai mollato del tutto. La partita di stasera è lo specchio della nostra annata, con nove assenti e due infortunati durante la gara. Li ho ringraziati privatamente e ora anche pubblicamente”.
Sarri su Lotito: “Le sue parole mi lasciano totalmente indifferente”
Cosa ti ha spinto a tornare?
“Nella società qualcosa era cambiato, mi era stato detto che il mercato chiuso avrebbe portato un mercato di gennaio importante con facoltà di poter incidere. Ma non è andata così. Non è stata una stagione ricchissima di risultati, anche se abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno ed è un buon numero. È stata un’annata formativa, in campo mi sono anche divertito. Poi la natura tecnica della squadra non era competitiva per poter entrare in Europa. Ma non mi pento di essere tornato”.

Cosa le ha fatto più male?
“Le ultime parole di Lotito mi hanno lasciato totalmente indifferente, conosco bene il mio gruppo. Non ho bisogno di sentire le considerazioni di terze persone, ho un’immagine molto chiara del mio gruppo quest’anno. Dal punto di vista morale non gli si può dire niente. Poi uno fa una valutazione complessiva, non c’è un evento che mi ha colpito di più o di meno. C’è stato un concatenarsi di situazioni che non ti fanno sentire totalmente soddisfatto”.