Frasi celebri di Alex Zanardi: “Sono un uomo fortunato”. Le otto citazioni meno raccontate del campione
Le frasi celebri di Alex Zanardi non sono solo le tre o quattro che girano nei coccodrilli di queste ore. Ce ne sono altre meno citate ma altrettanto rivelatrici

Alex Zanardi participates in the Paralympic Culture Festival organized by the Italian Paralympic Committee to spread the knowledge of the world of disability and sport, in Padova, Italy, on November 7, 2019. He talked about his victories to a large audience in the main hall of the Festival (Photo by Mauro Ujetto/NurPhoto) (Photo by Mauro Ujetto / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Le frasi celebri di Zanardi che hanno fatto il giro del mondo — la regola dei cinque secondi, la metafora del caffè, la “metà rimasta” — sono diventate cliché immediati nelle prime ore dopo la morte. Sono frasi vere, sono frasi sue, ma rischiano di prendersi tutto lo spazio. Alex ne ha lasciate altre, meno consumate, che dicono di lui tanto quanto: la prima intervista del 2001 dalla sedia a rotelle, l’ironia disarmante delle interviste tecniche, i pensieri sui sogni “un po’ folli”. E le ultime parole, in particolare, dette all’amico la mattina dell’incidente del giugno 2020 in Toscana.
“Dalla sedia a rotelle vi dico che sono un uomo fortunato”
Sono passati pochi mesi dal Lausitzring del 15 settembre 2001 quando Zanardi rilascia la sua prima intervista al Resto del Carlino. Ha appena perso le gambe, ha avuto sette arresti cardiaci, ha ricevuto l’estrema unzione. È in sedia a rotelle. Eppure dice testualmente:
“Dalla sedia a rotelle vi dico che sono un uomo fortunato”.
È una frase che a leggerla oggi sembra un manifesto, ma andava letta nel suo contesto: pochi mesi dopo l’incidente più grave nella storia dell’automobilismo americano. Non era retorica della resilienza, era constatazione tecnica di un uomo che si era convinto, sotto i ferri dei chirurghi, di avere ancora una vita davanti.
“Avevo due possibilità: rinunciare o appassionarmi a un nuovo progetto”
Nel raccontare il dopo-incidente, Zanardi ha sempre rifiutato la narrazione eroica. Diceva che la scelta era binaria, e che non era stata particolarmente difficile:
“Avevo due possibilità: rinunciare o cercare di appassionarmi a un nuovo progetto. Ho scelto la seconda, perché nello sport avevo capito che la cosa più bella è lavorare al progetto più che raggiungerlo”.
È il manifesto Zanardi. Non il traguardo, ma il percorso. Non l’oro alle Paralimpiadi, ma le notti spese a disegnare con i tecnici di Dallara la handbike che gli avrebbe permesso di vincerlo.
“La curiosità è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita”
Tra le frasi celebri di Zanardi che girano meno, ce n’è una che dovrebbe essere stampata nei licei. Glielo aveva chiesto un’intervistatrice qual era il suo segreto, e lui aveva risposto in un modo che meritava di rimanere:
“Credo che la curiosità sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. Se sei curioso troverai la tua passione. E i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita”.
Anche qui, niente retorica. Una procedura logica: curiosità → passione → risultati. La sequenza di un uomo che dai sette anni costruiva kart con i tubi recuperati dal padre idraulico.
“Ho perso le gambe ma mi butto in acqua e chi se ne frega”
L’altra dimensione di Zanardi che le frasi-icona dimenticano è l’ironia. L’irriverenza, lo sberleffo all’esistenza. Quando un giornalista gli aveva chiesto come si gestiva con il mare e le piscine senza protesi, lui aveva risposto con una frase che è il riassunto del suo carattere:
“Ho perso le gambe ma mi butto in acqua e chi se ne frega!”.
Era l’altra faccia delle citazioni edificanti. Quella di un bolognese che davanti alle complicazioni teneva sempre un piede nell’autoironia. La stessa che lo portò a chiudere così, dopo aver completato l’Ironman delle Hawaii nel 2018: “Cercherò sempre nuovi progetti eccitanti. Perché no, la pesca con la lenza?”.
“Non bisogna mai abbandonare i sogni un po’ folli”
Sul senso del tempo e dell’ambizione, Zanardi aveva lasciato due frasi che sembrano fatte apposta per essere lette insieme. La prima dopo l’oro di Londra 2012, sul tracciato di Brands-Hatch dove aveva corso in F3000:
“A 20 anni si apprezzano i titoli, a 40 si apprezza solo quello che si fa ogni giorno”.
La seconda dopo le medaglie di Rio 2016:
“Non bisogna mai abbandonare i sogni un po’ folli. Se hai una speranza verso cui voltarti, devi andarci a fondo. La felicità è dietro l’angolo”.
Insieme dicono la traiettoria di un uomo che si era ricalibrato l’ambizione, ma non l’aveva spenta.
“Con te adesso i giorni più belli della mia vita”
L’ultima frase pesa come un macigno e probabilmente in queste ore sta facendo piangere mezza Italia. Sono le ultime parole che Zanardi disse a un amico la mattina del 19 giugno 2020, poco prima di salire sull’handbike per quel giro tra le colline toscane che si sarebbe concluso con l’impatto contro il camion. Le riporta Il Messaggero tra le testimonianze raccolte oggi: a tavola, con il sorriso di chi non sa, Alex avrebbe detto:
“Con te adesso i giorni più belli della mia vita”.
Non avrebbe mai più parlato. Diciotto mesi di ospedale, le riabilitazioni durissime, la lunga convalescenza, fino alla morte di venerdì. La frase resta come un epitaffio non voluto: la felicità, dietro l’angolo, l’aveva già trovata.
Su Ayrton Senna: “Era un genio, la sua passione faceva la differenza”
C’è anche una frase celebre di Zanardi che riguarda un altro che il calendario ha portato via il primo maggio, trentadue anni fa: Ayrton Senna. Zanardi e Senna uniti dal destino, entrambi morti il primo maggio a 32 anni di distanza, è la coincidenza che il Napolista ha già raccontato. Ed è interessante quello che Alex disse di Ayrton in un’intervista:
“Ayrton era un genio, la sua passione faceva la differenza. Ricordo il primo Gran Premio, si sedette di fianco a me”.
Il dettaglio del primo GP — Senna che si siede accanto al ragazzo emiliano alle prime armi — è uno di quegli aneddoti minori che diventano enormi a posteriori. Due piloti destinati a morire a un giorno di distanza sul calendario, separati da trentadue anni e centinaia di chilometri di asfalto.
Le frasi celebri di Zanardi non sono tutte da motivational poster. Alcune sono ironiche, altre tecniche, altre intime. Insieme dicono di un uomo che ha vissuto due vite, ha vinto in entrambe, e in ognuna delle due si è raccontato senza retorica. Anche per questo l’avevamo già definito un gigante, una vita scritta da un sadico ma recitata da chi non si arrendeva mai.