Farioli stavolta ha vinto, in Portogallo elogiano la solidità del suo Porto
A Bola ne analizza i meriti. Ha creato un Porto compatto e fisico più che spettacolare. Ha ricostruito una squadra che l'anno precedente era finita a 9 punti dallo Sporting e ora gliene ha dati 12 di vantaggio

FC Porto's Italian coach Francesco Farioli is pictured before the UEFA Europa League last 16 second leg football match between FC Porto and VfB Stuttgart at Dragao Stadium in Porto, on March 19, 2026. Miguel RIOPA / AFP
Francesco Farioli è andato via dall’Italia prima ancora che l’Italia decidesse se prenderlo sul serio (peggio che con De Zerbi). Ha fatto il giro lungo, quello che da noi spesso viene scambiato per stranezza: Turchia, Nizza, Ajax (dove perse un campionato già vinto), Porto. Ieri, però, quel giro lungo è diventato un titolo nazionale. Il suo Porto ha battuto 1-0 l’Alverca al Dragão e ha vinto la Primeira Liga con due giornate d’anticipo: 85 punti in 32 partite, 27 vittorie, 4 pareggi, una sola sconfitta, 64 gol fatti e appena 15 subiti. Nove punti sul Benfica, dodici sullo Sporting che deve ancora giocare. A Bola lo ha già messo “nel pantheon delle leggende” del club, Record ha scritto che ha creato una “famiglia portista”. Non male per un allenatore arrivato con il sospetto addosso dopo il finale amaro all’Ajax, quello del campionato perso all’ultima giornata in Eredivisie. A Porto Farioli ha fatto il contrario: ha chiuso prima, ha chiuso da primo, ha chiuso con la miglior difesa e con una squadra riconoscibile e identitaria.
Ha preso un club che l’anno prima era arrivato terzo a nove punti dallo Sporting e gli ha restituito il campionato.
Farioli: “Il successo si misura anche dalla grandezza degli avversari”
Alcune delle sue dichiarazioni nel post-gara di ieri:
“Sì, fin dall’inizio il discorso verteva sul non dimenticare da dove veniamo, le cicatrici che tutti portiamo, quello che dovevamo dimostrare. Quelle cicatrici ci hanno aiutato a creare un legame fortissimo durante la stagione. Abbiamo avuto dei momenti felici, cose ben più grandi del calcio, ma siamo sempre stati uniti, come una famiglia. […] Il successo si misura anche dalla grandezza degli avversari, quello che abbiamo fatto è stato incredibile. Con tanto duro lavoro da parte della squadra, da parte di tutti.
Non so cosa provo. Pensavamo solo alla prossima partita. Nelle conferenze stampa ho parlato di “partita per partita”, sembrava un cliché, ma questa era la nostra mentalità. Negli ultimi minuti ho iniziato a realizzare che avevamo portato la nave in porto sicuro, ma non ho avuto tempo di emozionarmi. Mi sono emozionato solo durante l’omaggio a Jorge Costa. Ho avuto l’opportunità di lavorare con lui per un breve periodo, ma la sua eredità è eterna”
La solidità inattesa del nuovo Porto di Farioli
Bola scrive che il Porto ha vinto il campionato soprattutto grazie a una solidità inattesa, costruita da Francesco Farioli in una stagione partita con molti dubbi. Il quotidiano portoghese sottolinea come il titolo sia stato confermato alla prima occasione utile, dopo un percorso che aveva già dato segnali chiari fin dal pareggio con lo Sporting e poi dalla vittoria contro il Braga. Il merito va inserito dentro la profonda ristrutturazione voluta da André Villas-Boas, che ha scelto di affidarsi a un allenatore arrivato con qualità ma anche con qualche interrogativo. Il rischio, però, ha funzionato: Farioli ha restituito al Porto alcuni tratti che avevano accompagnato i periodi migliori dell’era Pinto da Costa, almeno sul campo.
Il quotidiano spiega così il senso del Porto di Farioli: non necessariamente una squadra spettacolare, ma una squadra sempre fisica, altruista, compatta. I dragões sono diventati campioni perché hanno avuto meno oscillazioni rispetto a Benfica e Sporting, perché hanno mantenuto una continuità superiore e perché hanno trovato nuovi riferimenti all’altezza della storia del club. Tra questi, A Bola cita Froholdt, uno dei nomi più evidenti della stagione, ma individua soprattutto in Jan Bednarek la figura decisiva. Nella stagione in cui il Porto ha perso Jorge Costa, una delle sue personalità più importanti, il polacco avrebbe raccolto simbolicamente quel tipo di eredità.