Puoi scommettere solo se perdi: la guerra dei bookmakers ai giocatori d’azzardo professionisti

L'inchiesta del Telegraph: "Più perdi soldi più ti premiano invitandoti a giocare. Appena cominci a vincere ti espellono"

scommesse

Db Milano 01/06/2011 - punto Snai scommesse sportive / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: punto Snai scommesse sportive

Puoi scommettere, anzi devi. Ma non puoi vincere, non troppo. E non puoi farne un lavoro. C’è una regola non scritta nelle scommesse sportive (soprattutto quelle britanniche) che nessuno ti spiega quando apri un conto: puoi scommettere quanto vuoi, finché non vinci. A quel punto, il sistema ti espelle con la stessa efficienza con cui ti aveva accolto. Lo racconta in un’inchiesta il Telegraph, spiegando un sistema che i più ignorano, perché riguarda i giocatori d’azzardo professionisti.

Dave McNeill (alcuni dei i nomi che fa il Telegraph sono falsi), giocatore professionista londinese, ha perso 40.000 sterline con William Hill in sei mesi. Il bookmaker era entusiasta: biglietti Vip, inviti all’incontro di Anthony Joshua, limiti di puntata in aumento. Poi McNeill ha invertito la rotta, recuperato tutto e guadagnato 20.000 sterline. William Hill lo ha chiamato quarantotto ore prima di una partita del Tottenham per revocargli i biglietti già recapitati sul telefono. Non è una storia di sfortuna. È una storia di design istituzionale.

Il modello è così consolidato che gli scommettitori professionisti – i cosiddetti “sharp” – lo descrivono come un automatismo: prima i limiti di puntata, poi la temuta email “relativa al tuo conto”. Paul Jones, di Blackburn, ha piazzato scommesse ante-post con Sky Bet per circa 13.000 sterline prima della stagione 2024-25. A Natale, a metà stagione, l’account era sospeso. “Il messaggio era sempre lo stesso: non sono disposti a parlare con te.” Alla fine i soldi sono tornati, ma senza possibilità di incasso anticipato durante tutto il campionato. Caan Berry, che un tempo guadagnava 400.000 sterline all’anno, descrive la parabola con precisione chirurgica: “Nel 2016 con un conto Bet365 guadagnavo 7.000 sterline prima della chiusura. Ora arrivo a 200 sterline e viene chiuso lo stesso giorno.”

La tolleranza si è ridotta, e non per caso. I margini dei bookmaker si sono compressi sotto la pressione competitiva dell’online; dall’aprile 2027 l’imposta sulle scommesse sportive salirà dal 15% al 25%. “La capacità dei bookmaker di guadagnare dai giocatori non professionisti si sta riducendo,” spiega Anthony Kaminskas di AK Bets. “Quindi la tolleranza verso i giocatori professionisti non potrà che diminuire.” Il sistema, in altre parole, non può più permettersi eccezioni.

La risposta adattiva degli “sharp” raccontata dal Telegraph è istruttiva. McNeill ha costruito una rete di prestanome – amici, conoscenti, eccetera – ai quali trasferiva fondi e istruzioni. Jones ha sviluppato la tecnica opposta: “Parte del mio trucco consiste nel cercare di perdere denaro inizialmente. È così che riesco a far sì che il conto rimanga aperto più a lungo.” Perdere deliberatamente per sembrare un cliente normale. È il livello di perversione cognitiva a cui costringe un sistema costruito per “punire” la competenza.

Nel frattempo, i controlli antiriciclaggio – introdotti per proteggere i giocatori vulnerabili – vengono applicati con selettività che rasenta il paradosso. A Jones è stato chiesto di produrre dichiarazioni dei redditi per superare una verifica su Betfair Exchange, dove aveva accumulato un profitto documentato di 250.000 sterline nel corso della carriera. Le scommesse in Gran Bretagna sono esenti da tasse: nessuna dichiarazione dei redditi esiste.

Il punto di arrivo di questa escalation è prevedibile quanto ignorato. Gli “sharp” espulsi dai mercati legali non smettono di scommettere: cercano alternative. Polymarket, Kalshi, bookmaker con sede a Curaçao, e sempre più spesso il mercato nero domestico. Un alto funzionario delle forze dell’ordine europee conferma la tendenza: le bande stanno persino studiando quali slogan di marketing hanno maggiori probabilità di attrarre scommettitori delusi dal circuito legale.

È il risultato logico di un settore che ha ottimizzato il proprio modello per estrarre valore dai perdenti cronici e respingere chiunque dimostri di saper vincere. Un sistema così non elimina il gioco d’azzardo professionale: lo privatizza, lo radicalizza.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate