Non siamo al Mondiale perché…

Se i bambini giocano in cortile, protestiamo con l'amministratore di condominio. Ad un allenamento duro, preferiamo proteggere i nostri figli da un allenatore duro

Non siamo al Mondiale perché

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pio Esposito

Non siamo al Mondiale perché…

Siamo rimasti a casa perché la generazione X vive in un passato che non tornerà mai più

Non siamo al Mondiale perché non guardiamo più al futuro.

Non siamo al Mondiale perché Gigi Buffon non è Gigi Riva.

Non siamo al Mondiale perché i nostri diciottenni guardano la partita in tv ed Alajbegovic segna il rigore con il ghiaccio nelle vene.

Siamo rimasti a casa perché giocano Retegui e Politano e non Pio e Palestra.

Siamo rimasti a casa perché se i bambini giocano in cortile, protestiamo con l’amministratore di condominio.

Siamo rimasti a casa perché preferiamo essere amici dei nostri figli e non educarli.

Non siamo al Mondiale perché le mamme non fanno più giocare i figli sotto la pioggia.

Non siamo al Mondiale perché quelli scarsi pagano e giocano.

Non siamo al Mondiale perché il “protocollo Bagni” dopo il calcio ha iniziato ad invadere anche il basket.

Non siamo al Mondiale perché, da genitori, diciamo ai nostri figli come giocare. Il nostro tempo è passato, adesso tocca a loro.

Non siamo al Mondiale, perché la Figc è fatta di mediocri.

Non siamo al Mondiale perché rimpiangiamo chi diceva Opti Pobbà.

Siamo rimasti a casa perché siamo adolescenti invecchiati malissimo e ancora dobbiamo diventare adulti.

Siete rimasti a casa perché Zerocalcare vende più di Cormac McCarthy.

Non siamo al Mondiale perché ad un allenamento duro, preferiamo proteggere i nostri figli da un allenatore duro.

Ai Mondiali non arriveremo mai con ritmi blandi in campionato e e Buffon che racconta com’era meglio quando c’era lui in porta.

Non siamo al Mondiale perché evitiamo ai nostri figli che la vita sia una selezione naturale.

Non siamo al Mondiale perché Adriano Panatta aveva un’istruttrice che ha bonariamente definito “un generale della Gestapo”.

Non andiamo al Mondiale perché se il coach “cazzea” rampollo, i genitori riprendono tutto e chiamano le IENE.

Siamo rimasti a casa perché ad un allenatore duro, preferiamo un allenatore che dica “bravo!”.

Siamo rimasti a casa perché per nel calcio non riusciamo a superare limiti e paure, ma sono solo un’illusione.

Siamo rimasti a casa perché lo stimolo violento porta a nasconderci, non a reagire.

Siamo rimasti a casa perché se nostro figlio viene bocciato a scuola, chiamiamo l’avvocato per il ricorso al TAR.

Siamo rimasti a casa e non andiamo al mondiale perché con uno smartphone pensiamo di poterci sostituire a chiunque abbia effettiva competenza in qualsiasi settore.

Non siamo al Mondiale perché Bastoni vale 70 milioni di euro solo da Rogoredo ad Appiano Gentile

Non andiamo al Mondiale perché abbiamo sempre pensato che bastasse essere l’Italia per poterci andare, ma abbiamo visto che non basta più.

Siamo rimasti a casa perché abbiamo paura di sognare.

Siamo rimasti a casa perché abbiamo paura di vivere.

Senza mondiali gli scudetti vinti dal Napoli valgono infinitamente meno.

Non andare al Mondiale farà sempre meno male con il ricambio generazionale.

Condomino di “Palazzo Napolista”. Di confessione Maradoniana. Feticista di Federico Buffa. Scrive, ma soprattutto parla senza filtri. Sogna di vivere sempre almeno con 30º.

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