I conti del Milan depurati dallo storytelling: tanti debiti, pochi utili, la passionaccia per il mattone

RedBird, come tutti i fondi, acquista per rivendere. L'interesse è immobiliare, è palese anche nel bilancio e nel ruolo di Milan Real Estate. Ma forse è sfuggito ai giornaloni

Cardinale Milan RedBird direttore sportivo congerton cogerton

Mg Milano 03/09/2022 - campionato di calcio serie A / Milan-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gerry Cardinale

I conti del Milan depurati dallo storytelling: tanti debiti, pochi utili, la passionaccia per il mattone

Quando scrivono dei conti rossoneri di questo primo triennio sotto il marchio Red Bird, i giornaloni vanno in sollucchero: si sa, ci tengono tanto a che si guardi sempre il dito e mai la luna. E allora via con la festa dei numeri: da quando, il 31 agosto 2022, il fondo gestito da Gerry Cardinale detiene il controllo del Milan, il rosso strutturale di bilancio – circa 630 milioni di perdite nel quinquennio precedente – si è trasformato in una serie di utili: rispettivamente 6,07 milioni nel 22-23, 4,11 nel 23-24 e 2,99 nel 24-25. Tutto ciò grazie ai ricavi, cresciuti via via fino al loro massimo storico: 404,5, 450,2 e 494,5 milioni.

Certo, il compito di guastafeste impone di rilevare che l’ultimo utile, quello al 30 giugno 2025, è esclusivo merito del bistrattato numero uno della Fifa, Gianni Infantino: infatti, in vista del mondiale per club da lui fortemente voluto, si è svolta a giugno scorso una breve sessione anticipata di mercato a beneficio delle partecipanti al torneo. Risultato? Il Milan ha venduto Rejinders, Kalulu e Pellegrino, rispettivamente a Manchester City, Juventus e Boca Juniors, tre fra le squadre in gara, ottenendo plusvalenze per 56,2 milioni, decisive per portare i conti in verde.

Ma, appunto, questo sarebbe comunque guardare il dito, pur se in modo più attento, e non la luna: peraltro piena e perciò molto luminosa.

E la luna ci dice anzitutto che un qualunque fondo cosiddetto di private equity, cioè che investe soldi altrui in società non quotate in Borsa, ha un unico scopo: rivenderle dopo non molti anni a un prezzo maggiore di quello di acquisto. Perciò, i 13,17 milioni di utili totali di questo triennio equivalgono per Red Bird a un caffè sospeso: i soldi veri sono legati agli affari immobiliari in progetto. In questo senso, la vendita di San Siro è stata uno straordinario gioco di sponde tra Red Bird, Brookfield Oaktree (fondo proprietario dell’Inter), Comune di Milano, Agenzia delle Entrate, Politecnico e Bocconi: andiamo via, ma no restate, perché mai?, tranquilli facciamo valutare e poi certificare, e palla in buca per la miseria di 197 milioni di euro in cambio di 28 ettari fra stadio e aree circostanti. Tutto in nome della “rigenerazione urbana”: come suona bene, sa tanto di ritorno a uno stato di benessere, ma in realtà significa più cemento e più profitti privati a scapito dell’interesse pubblico. Perché è chiaro che la retorica sul nuovo stadio è solo la scusa per costruire anche molto altro.

Non è tutto: tramite la sua controllata Sportlifecity – ne possiede il 90% – tra gennaio e marzo 2024 il Milan ha acquistato una serie di terreni contigui, la maggior parte a San Donato Milanese, per un totale di 49,08 ettari al prezzo di 24 milioni, ossia 48,90 euro al metro quadro. Insomma, poteva andare peggio. Doveva sorgere lì il nuovo stadio, ma, ottenuto il vero obiettivo di San Siro, gli uomini di Red Bird stanno pensando a come sfruttare l’area: come si legge nel bilancio del Milan, potrebbe essere costruita un’arena sportiva di circa 18mila posti.

Fossero rimasti ancora dubbi sulle reali mire del fondo di stanza nel paradiso fiscale del Delaware – sì, la capogruppo e tutti i fondi da essa controllati sono domiciliati a Wilmington: poche tasse, zero burocrazia e anonimato garantito – la nuova architettura societaria rossonera li dìssipa: Ac Milan spa possiede il 100% di Milan Entertainment srl, di Casa Milan e di Milan Real Estate. Ebbene, l’1 agosto 2023 Ac Milan ha incorporato le prime due per “razionalizzare e semplificare la struttura societaria del gruppo al fine di conseguire una sua più efficiente gestione”. Giusto, ma Milan Real Estate è rimasta fuori dal perimetro. Strano? Macché: scelta precisa di separare la parte sportiva – squadra, settore commerciale e museo – da quella immobiliare.

Attualmente, Milan Real Estate affitta al Milan il centro sportivo di Milanello: il canone nel 24-25 è stato di 8,7 milioni. Niente male per un centro che è iscritto a bilancio per un valore ammortizzato di 8,641 milioni. Naturalmente, al momento sono soldi che passano da una tasca all’altra di un sol paio di pantaloni: ma cosa succederebbe se un giorno Red Bird vendesse il Milan e tenesse per sé Milan Real Estate? O se vendesse a due acquirenti diversi, così da massimizzare i propri ricavi? Red Bird non è un ente di beneficenza e i fondi sono maestri nello smembrare e vendere i pezzi. E chi sarà il proprietario della costruenda area di San Siro? Pochi anni e sapremo, perché la filosofia dei fondi è racchiusa nel titolo di un film di Woody Allen: prendi i soldi e scappa.

Nato a Firenze cinque anni prima dell'alluvione, ha studiato Economia e Commercio a Napoli, quando la facoltà era in via Partenope.

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