Klemenschits, il dolore delle gemelle del tennis. Il destino giocò con loro e con la scienza
TENNIS BLUES - Una storia che sembra irreale. I dolori addominali in uno dei tanti tornei minori di doppio. La sottovalutazione, poi la scoperta. Lo stesso male, nello stesso momento. Ma non finì allo stesso modo

Austrian twins Daniela (L) and Sandra (R) Klemenschits examine their rackets during their match against French Federation Cup couple Virginia Razzano and Nathalie Dechy during their Fed Cup World group I doubles match in Portschach, 24 April 2005. France won 4:1.AFP PHOTO/JOE KLAMAR JOE KLAMAR / AFP
Klemenschits, il dolore delle gemelle del tennis. Il destino giocò con loro e con la scienza
Orazione di quiete
Un solo punto, uno, dopo tanta sofferenza. Uno appena. Sandra è sulla linea di fondo pronta per il suo primo titolo in doppio nel circuito Wta, invece di essere tesa avverte una strana pace dentro di sé, una calma spirituale che nasce dalla fiducia di avere sua sorella lì, da qualche parte, come succede ai mistici con Dio: non pensare troppo, amare molto; perseveranza nelle avversità; non pensare troppo, amare molto; perseveranza nelle avversità. Cerca di rendere il respiro calmo, lento e profondo, seguendo l’antica strada dell’esicasmo: abbassare il battito cardiaco, accompagnare il soffio dell’aria seguendo la preghiera che scende dai polmoni fino al cuore e si faccia spirito. Orazione di quiete, invoca santa Teresa d’Avila, stato di silenzio interiore in cui l’anima sperimenta pace e soddisfazione profonda, sentendosi davanti a Dio. Su quel campo in terra battuta non c’è Dio, forse, ma Daniela che viene dalla tenebra, per gli altri è solo una partita di tennis, per Sandra è la rivelazione dell’amore che arriva dalla morte, da quella morte che ha preso la forma della sua gemella. Il dolore si sta placando, le dà tregua. La calma arriva dall’amore, Daniela non è la pazza di casa – come direbbe santa Teresa parlando della immaginazione che distrae e disturba – ma una presenza reale, la sente solo lei, Sandra, gli spettatori non se ne accorgono e nemmeno la sua compagna di doppio, la slovena Andreja Klepač. “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi”, preghiera della grande mistica spagnola. I fantasmi hanno pudore, non hanno più la costrizione del corpo, preferiscono starsene nascosti senza chiedersi se saranno considerati beffa, menzogna, illusione o realtà. Sin da bambine Sandra e Daniela avevano sognato di vincere nella loro terra, l’Austria; sul campo c’è Andreja ma per Daniela. Una sostituzione per procura come avviene tra i mormoni, dove un membro vivo della Chiesa viene battezzato per immersione al posto di una persona deceduta, che poi è libera di accettare o di rifiutare il battesimo fatto in suo nome. Non un’imposizione, ma un’offerta perché i morti hanno ancora volontà di decidere il loro destino, che non coincide per forza con il desiderio di risveglio e di salvezza. Subito dopo l’ultimo colpo Sandra non esulta ma alza lo sguardo e le dita al cielo. Si commuove, piange. Il dolore torna, dopo breve interruzione. È il 21 luglio 2013. Siamo al Gastein Ladies, nel land di Salisburgo dove piove spesso e la zona ha continui temporali. Non quel giorno, però. Sono state appena sconfitte Kristina Barrois ed Eleni Daniilidou. La sua compagna di doppio, durante i festeggiamenti, si fa da parte, lasciando che Sandra viva il suo momento di raccoglimento. Alla premiazione la tennista slovena appare intenerita, è anche per lei il primo trofeo ma resta nell’ombra. Che somiglia a Daniela. “Mi manca spesso mia sorella. Insieme a lei è morta anche una parte di me. Era una persona felice e positiva, mi ha sempre spinto ad andare avanti. Lei era la mia partner da 15 anni. Non pensavo che avrei giocato di nuovo, ma qualcuno era pronto ad aiutarmi quando ne avevo bisogno”. Malinconia delle ombre, necessità delle ombre. Quale parte è morta di Sandra? Cosa è andato via da lei? Cosa si è portato Daniela? E, soprattutto, cosa è rimasto?
Hanami, Daniela
Daniela è stata come la fioritura dei ciliegi giapponesi che dura circa due settimane, un hanami la cui delicatezza e brevità dell’esistenza ha addolorato la vita di sua sorella, ma hanami non è solo fragilità di chi sta sulla terra è anche rinascita e bellezza dell’esistere. Per quanto il rigoglio dei ciliegi duri pochi giorni l’uomo deve riuscire a goderne in pieno, senza sprecare neanche un momento del tempo concesso. “Non sai mai cosa ti porterà il domani – racconta Sandra, sempre quel 21 luglio 2013 – ogni giorno che hai, goditelo e vivilo come se fosse l’ultimo”. Le cose finiscono presto, appena il tempo della vita. Arriviamo all’ hanami finale di Daniela. Il 14 dicembre 2006 a Valašské Meziříčí, nella Repubblica Ceca, il clima è insolitamente mite, la temperatura di circa +8°C / +10°C durante il pomeriggio. Le minime notturne si sono mantenute sopra lo zero, il cielo è molto nuvoloso, i venti soffiano moderati dai quadranti meridionali/occidentali. Dicembre è quasi per intero autunno ma appartiene all’inverno. In questa bellissima cittadina ci sarà l’ultimo torneo disputato da Daniela; si tratta di un evento del circuito ITF con un montepremi di 25.000 dollari, giocato sul sintetico indoor. Le sorelle giocano il primo turno di doppio contro Eva Hrdinová e Stanislava Hrozenská. Non sanno ancora di essere malate, non sanno che una parete sta per alzarsi tra loro due dividendole per sempre. Quando scendono in campo sono già stanche, da giorni stanno male, il circuito minore mette a dura prova il corpo, si gioca dappertutto e in qualunque condizione, spesso alloggiando in alberghi assai modesti. Nessuna preoccupazione, però, a fine anno c’è sempre spossatezza e allora sopportano i forti dolori addominali, entrambe hanno fitte persistenti nella zona del basso ventre, forse provocate dallo stress da allenamento o da problemi gastrointestinali. Sono invece i segni di una malattia gravissima ma la vita, da giovane, rappresenta solo la vita e l’hanami così bello da apparire eterno. La stanchezza si sta facendo cronica e, diffuso, un profondo senso di spossatezza insolito per delle atlete professioniste, il riposo non migliora la loro condizione e non va via uno strano gonfiore nella parte addominale. Ma è dicembre, ci sono le vacanze, andrà meglio l’anno dopo. Eva Hrdinová, con i suoi 191 cm, è una delle giocatrici più alte del circuito. Il suo colpo fa thwack!, colpo potente e carico nel servizio piatto o nel diritto scagliato con forza. La traiettoria che parte dall’alto è quasi impossibile da rispondere per chi è più basso. Con un’apertura di braccia enorme la tennista ceca copre il campo e chiude ogni spazio alle gemelle. Dall’altra la sinfonia delle austriache, più basse di quasi venti centimetri: giocano un tennis di pock!, suono secco e pulito di un colpo d’incontro perfetto, tipico del tennis d’erba che si affida a volée a rete e precisione: le sorelle sanno esattamente dove si trova l’altra senza guardarsi. Questo le rende eccellenti nella copertura degli angoli; poiché non possono competere in potenza con Hrdinová puntano sul colpire la palla in anticipo, cercando i piedi delle avversarie. Le condizioni indoor (cemento veloce) favoriscono però il gioco verticale di Hrdinová. Le gemelle cercano di resistere nel primo set ma una volta perso il break decisivo, la pressione costante del servizio ceco non lascia loro scampo nel secondo set. Perdono 7 – 5, 6 – 2. Una resa, che annuncia senza saperlo la fine di Daniela. Quel giorno però ancora ignorano che la malattia, in silenzio, sta avanzando. Ignorano che quella stanchezza sia la morte. Hanno perso una partita, succede a qualunque atleta. Finalmente gli impegni sono conclusi, Sandra e Daniela hanno bisogno di riposare. Trascorrono il Natale a casa, a Vienna, passando le giornate nei mercatini di Rathausplatz (Piazza del Municipio), dove l’intero parco circostante viene decorato con alberi luminosi a tema, accompagnate dall’odore di Punsch (caldo e speziato), Maroni (castagne arrostite) e dai tipici biscotti Vanillekipferl (a forma di mezzaluna con vaniglia e mandorle). L’inquietudine cresce nelle sorelle per il clima troppo mite e per l’assenza di neve, manca il freddo, manca la pioggia, sono fermi i venti, è uno dei dicembre più caldi di sempre: il camino spento, i vetri asciutti, non c’è l’atmosfera luminosa della loro infanzia; che strano Natale, mette paura.
Una meravigliosa quiete
L’anno prima, nel 2005, Sandra e Daniela sono arrivate in finale a Istanbul, affrontando la coppia Marta Marrero e Antonella Serra Zanetti. Le due sono gemelle allo specchio: Daniela, destra, rovescio a due mani, Sandra, mancina, rovescio a due mani; perdono con il punteggio di 6-4, 6-0. Questa di Istanbul sarà la loro prima e unica finale insieme in un torneo del circuito WTA. Grazie anche alle semifinali di Budapest e Stoccolma, Daniela raggiunge il best ranking di numero 95 al mondo nel doppio. Il suo è un tennis di precisione, fatto di volée pulite, anticipo e coordinazione millimetrica. Spesso una delle gemelle si accovaccia vicino alla rete, questo serve a confondere l’avversaria sulla direzione della risposta, permettendo alla giocatrice a rete di intercettare la palla con un volée rapida. Se una si sposta a sinistra per coprire un pallonetto, l’altra scala verso il centro per coprire il buco. Questo rende il campo molto piccolo per le avversarie. Un colpo secco, polso fermo e quel famoso pock per rimandare la palla veloce tra le stringhe delle scarpe delle avversarie che scendono a rete. Sandra più solida e dotata a rete, Daniela con più tocco. Sandra ha riflessi e una capacità di opposizione costante. Daniela, mano più sensibile per le volée smorzate e i colpi di precisione. In un tennis di doppio spesso dominato dalla potenza, lei è capace di cambiare ritmo con quel tocco leggero che fa morire la palla appena dopo la rete, Daniela infatti usa la sua tecnica di volo per angolare la palla e costringere le rivali a spostamenti laterali faticosi. Mentre Sandra copre grandi porzioni di campo, Daniela è spesso l’incaricata di chiudere il punto con soluzioni di fino o intercettazioni improvvise a rete. Vuole essere il destino, è l’ananke di ogni pallina, di ogni, game, di ogni set. Se le avversarie riescono a tenerla lontana dalla rete con palle lunghe, lei fatica a generare velocità e finisce per subire il gioco. Se la prima palla non entra, la sua seconda è spesso attaccabile, permettendo alle avversarie di rispondere con un colpo aggressivo che mette subito lei o Sandra sulla difensiva. Quando lo scambio diventa una battaglia di colpi piatti e violentissimi da fondo campo, la sensibilità di Daniela viene annullata. Le manca la forza bruta, è una creatura notturna, sul punto di svanire presto come una falena. Se vengono aggredite da fondo campo, le sorelle salgono entrambe a rete. L’obiettivo è togliere angoli di passaggio all’avversaria. Daniela è abilissima nel giocare pallonetti molto alti e carichi di spin quando si trova in difficoltà, serve a rompere il ritmo delle picchiatrici, costringendole a indietreggiare; cerca soprattutto di smorzare la potenza altrui usando molto lo slice. Come le falene, le cui ali sembrano tagliate quando sono a riposo. La coppia ha vinto un totale di 23 titoli Itf di doppio tra il 2000 e il 2006. Ma il tempo sta per scadere, non ce ne saranno altri. Daniela ha raggiunto 4 finali Itf in singolare, senza riuscire a vincerne uno, con punteggi che non seguono la numerazione classica dei set a 6 game perché nei tornei Itf del 2000 in Egitto e Israele viene sperimentato il sistema degli short sets; il set si vince arrivando a quattro game; sono match al meglio dei 5 set per compensare la brevità dei singoli set. La brevità, ancora una volta, nel destino di Daniela, Short life. Quanta silenziosa malinconia. Non può esserci la “meravigliosa quiete” di cui parla Anthony Hopkins a proposito della morte, troppo presto, troppo breve, troppo crudele. Nel biennio 2001-2002 le sorelle vincono titoli in tutta Europa, tra cui Buchen (Germania), Atene (Grecia), Belgrado (Serbia), Tortosa (Spagna) e diverse tappe a Mallorca. In Austria sono considerate le più forti; ma nulla è forte come la morte. L’ultimo successo ITF risale all’ottobre 2006, a Erbisdorf, in Germania.
Gleichschaltung
Il termine Gleichschaltung indica il processo di sincronizzazione attraverso il quale il regime nazista, tra il 1933 e il 1934, impose un controllo totale su ogni aspetto della società, dello Stato e della vita privata in Germania, nel caso delle sorelle Klemenschits hanno sincronizzato la vita, la malattia ma non la morte; i sintomi, in contemporanea, si fanno acuti alla vigilia della partenza per gli Australian Open del 2007, sono costrette a rinunciare; i medici sono perplessi, rarissimo che in due gemelli sorgano allo stesso tempo patologie del tutto uguali. Due biologie del genere possono sincronizzare la vita, non la morte. Non può essere, sarebbe incredibile, le sorelle hanno sintomi uguali, uguale lo stesso sorgere del male, eppure loro hanno la faccia identica, il corpo identico, gli anni identici, le ore, i minuti, i secondi sincronizzati da quando sono nate ma la morte no, non succede, non così. Sarebbe surreale, poco probabile. Una suggestione tragica, forse. Come si può credere che le cellule di Daniela e Sandra quasi si siano messe d’accordo tra loro per impazzire in contemporanea e distruggerle. La biopsia però conferma il crudele sospetto: carcinoma a cellule squamose. Si somiglieranno anche loro. Tumore comune sulla pelle, insolito che si sviluppi negli organi addominali e ancora più raro che colpisca addirittura gemelle nello stesso momento. Due corpi possono sincronizzare la vita, non la morte. Il mistero deride la scienza, a cui lascia l’illusione dell’onnipotenza. Dopo la diagnosi del gennaio 2007, le sorelle Klemenschits affrontano un percorso terapeutico aggressivo e costoso presso la clinica universitaria di Salisburgo. Si sottopongono a cicli intensivi per cercare di ridurre le masse tumorali. Daniela, tuttavia, mostra una resistenza minore ai farmaci e il suo corpo appare più debilitato rispetto a quello di Sandra. La sua vita, come il suo gioco, elegante e fragile ma non sa difendersi. Sono necessari diversi interventi per tentare di rimuovere il carcinoma. Le complicazioni post-operatorie e la rarità del tumore rendono queste procedure molto rischiose. Costo delle cure 5.000 – 6.000 euro a settimana.
La parete
Entrambe interrompono l’attività agonistica per sottoporsi a pesanti cicli di chemioterapia e radioterapia. Daniela passa gran parte dell’anno tra ospedali e cliniche specializzate; mentre Sandra risponde meglio ai trattamenti, le condizioni di Daniela peggiorano, rendendo le cure sempre più invasive. La parete si è alzata, come nel romanzo della scrittrice austriaca Marlen Haushofer, da un lato muoiono tutti, dall’altro resta solo una donna viva, che fa di tutto per non morire. Le due sorelle cominciano a separarsi, ognuna sta andando in una direzione diversa. La luce, la tenebra. La tenebra, la luce. La parete, se picchi contro ne esce il rumore della solitudine. Sta per arrivare la morte. Daniela affronta un processo lungo e doloroso, Sandra risponde meglio alle terapie e viene dichiarata cancer-free. Non hanno più la stessa malattia. Tic. Toc. Tic. Toc. Il funerale di Daniela Klemenschits si terrà martedì 15 aprile 2008 presso il cimitero di Niederalm, nel comune di Anif (Salisburgo), saranno presenti circa 200 persone tra cui familiari, amici e numerosi personaggi del tennis austriaco. Manca poco a questo giorno. Tic. Toc. Tic. Toc. Sono inutili le cure. Per sostenere le ingenti spese mediche il mondo del tennis si mobilita con aste di beneficenza e donazioni guidate da Roger Federer, Barbara Schett, Rafael Nadal, Marat Safin, Maria Sharapova e Martina Hingis; molti atleti mettono all’asta il proprio equipaggiamento (racchette, completi da gioco) durante tornei come quelli di Linz e Anversa. Tic. Toc. Tic. Toc. La parete è spessa, nemmeno si vedono più le due sorelle, stanno per separarsi. Questi fondi sono fondamentali per permettere a Daniela di accedere a una clinica specializzata in Germania per tentare terapie immunologiche avanzate. Tic. Toc tic. Toc. Presto ci sarebbe stato il minuto di raccoglimento sui campi più importanti. Daniela trascorre brevi periodi a casa, prima di rientrare in ospedale. Sta sempre peggio. Durante il funerale saranno presenti il vice-presidente Walter Sattlberger e il segretario generale Peter Teuschl. Sandra Reichel, direttrice del torneo di Linz e amica di famiglia. Tic. Toc. Tic. Toc. Resta sempre meno tempo a Daniela, consumata nel letto. Tanto la morte non ha creanza, ci porta via come vuole lei. La funzione sarà accompagnata da canti scelti dalla famiglia per pregare e riflettere sulla giovane età di Daniela. Nonostante i cicli intensivi di chemioterapia e radioterapia, le condizioni peggiorano tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008. La tennista muore a Salisburgo mercoledì 9 aprile 2008, giornata nuvolosa, con piogge intermittenti e temperatura fresca. Di anni ne aveva 25, gli stessi di Sandra, gli ultimi a essere uguali.
