Il mondo Milan ha trovato il colpevole: Rafael Leao. Peccato che all’ora del delitto era uscito già da mezz’ora

Condannato a giornali unificati per aver gridato la verità: il protegé Pulisic (protetto anche dal Fantacalcio) non gli ha passato due palloni decisivi. Ma il "cattivo" è sempre Rafa. Quando Allegri lo ha tolto, il Milan ha prodotto solo inutili cross

Rabiot Leao

Db Torino 05/10/2025 - campionato di calcio serie A / Juventus-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Rafael Leao

Nel 399 a.C. Platone scrisse l’Apologia di Socrate, un testo che riporta il discorso pronunciato da quest’ultimo durante il suo processo ad Atene, dove difende la sua vita e le sue idee. Ecco, noi un’apologia vorremmo farla nei confronti di Rafael Leao, bersaglio di critiche piuttosto ingenerose, anche da una parte della sua stessa tifoseria. Ora, proprio come il filosofo greco, promettiamo di non usare artifizi retorici (forse) e di parlare francamente e sinceramente. Oggi i giornali tutti erano tutti sereni nell’aver individuato il colpevole unico della sconfitta contro la Lazio: Rafael Leao. Reo di aver urlato chiaro e tondo la verità, ossia che il protegé Pulisic (mai criticato, mai messo sotto accusa, coccolato persino dal Fantacalcio) per ben due volte non la ha servito in modo che potesse trovarsi da solo davanti al portiere.

Apologia di Rafael Leao

I fatti: in una partita del Milan, che voler definire “deprimente” è farle un complimento, ha fatto scalpore la platealità del gesto del portoghese, che, sostituito al 66°, ha rifiutato l’abbraccio di Allegri, lamentandosi vistosamente della sostituzione e anche (ma già da quando era in campo) di diversi mancati passaggi in profondità di Pulisic. Di cui uno sanguinoso. Non fraintendeteci: tale reazione avrebbe potuto esternarla negli spogliatoi ed evitare di prestare il fianco a tutto il taglia e cuci che ci sarebbe stato (e che c’è stato) su una roba palesemente di campo. Amen, tant’è. Ma tale reazione è totalmente ingiustificata? A nostro parere, no.

Relegato in un ruolo, quello di punta, non suo, Rafa si è visto privare della sua arma letale: potenza, velocità e dribbling in campo aperto. Nella tensione di un match scudetto, i nervi gli devono essere semplicemente saltati. Evidentemente ci teneva a incidere, conscio dell’importanza di tale partita: un punto a suo favore. Poi, vogliamo ricordare che è indisponente, indolente, ciondola per il campo? Non lo neghiamo. Lo ha sempre fatto per poi ridestarsi ed essere decisivo. Allegri ha deciso di toglierlo a trenta minuti dalla fine. Il Milan in quella mezz’ora ha prodotto solo cross senza senso. Poiché Allegri è il re dei risultatisti, i fatti hanno dimostrato che la sua scelta è stata sbagliata.

I numeri non mentono

Ma torniamo a Leao. La questione è: può essere sempre lui il parafulmine di qualsiasi cosa non vada a Milanello? Che spesso sia indolente è un fatto, ma che sia altrettanto decisivo, ne è un altro. I numeri — le cifre, fortunatamente, non sono opinabili — parlano chiaro: 9 gol in 22 presenze, spesso giocando in un ruolo non suo.

Francamente, il portoghese non ci sembra essere alla radice dei mali del Diavolo: basti pensare a due gol a caso, la doppietta con la Viola in rimonta e il gol decisivo contro la Lazio a San Siro. Il Milan ha problemi di concentrazione endemici, che Allegri ha saputo tamponare solo in parte, ma, sempre filosofeggiando, far bere la cicuta delle critiche velenose solo a Leao è tutto sommato sbagliato.

Potrebbe fare meglio? Ovvio, chi non potrebbe. Ma a noi sembra di trovarci di fronte a un ragazzo che sta facendo il suo e che, soprattutto, ci tiene alla maglia del Milan. Altrimenti uno non reagirebbe così, no? Sarebbe molto più preoccupante uscire con un sorriso a 32 denti dopo una sostituzione in un match del genere, credeteci.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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