Anto’ addo’ vaje? I dieci motivi per cui Conte non deve muoversi da Napoli (e sono anche pochi)

Meriti una stagione normale. Potresti diventare il primo a vincerne due qui. Le storie belle non si interrompono sul più bello. Hai saputo vincere il pregiudizio sul tuo passato juventino

Napoli Conte non deve muoversi da Napoli

Napoli’s Italian coach Antonio Conte reacts during the Italian Serie A football match between Lazio and Napoli at The Olympic Stadium in Rome on January 4, 2026. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

Anto’ addo’ vaje? Napoli è perfetta per te. Attenzione, ho scritto Napoli non il Napoli.

Sei capace di allenare una città intera, una comunità sparsa di tifosi, non solo una squadra. Ci sono allenatori che passano, e allenatori che restano dentro una città. Non solo per i risultati — che pure contano, e parecchio — ma per la sensazione che la storia non sia finita. Mi sono svegliato e ho pensato a dieci motivi per cui dovresti restare alla guida della squadra.

I dieci motivi per cui Conte non deve muoversi da Napoli

  1. ⁠ ⁠Perché meriti una stagione normale.
    Allenare una squadra con i suoi titolari veri, senza passare metà dell’anno a contare i cerotti dell’infermeria. Un allenatore come te vive di automatismi, di catene, di ripetizioni quasi maniacali. Farlo con la squadra a mezzo servizio è stata una clamorosa dimostrazione di forza. Figurati, se riesci a farlo con la rosa a completo. Meriti questa possibilità
  2. ⁠ ⁠Perché potresti diventare il primo a vincerne due qui.
    Lo scudetto è arrivato, e non era scontato. Anche se hanno malignato e ricamato sull’improbabile agevolazione di giocare una volta a settimana. In altri posti sarebbe solo una statistica. A Napoli no. Qui significa entrare definitivamente nella memoria collettiva, nel gota delle celebrità cittadine.
  3. ⁠ ⁠Perché Napoli oggi è una delle poche società che può davvero permettersi di spendere.
    Il calcio italiano vive spesso di bilanci tirati e promesse future. Società che offrono blasone e poco altro, mercato sugli svincolati, fenomeni pompati dai giornali. Qui, invece, esiste ancora lo spazio per costruire davvero una squadra competitiva. Per uno come te non è un dettaglio. Qui ti prendono Hojlund in due giorni, ti vanno a strappare McTominay, ti lasciano scegliere alzando il tefefono.
  4. ⁠Perché dopo due anni di chiacchiere sarebbe bello passare ai fatti.
    Tra processi mediatici, sospetti e quelle rovinose dichiarazioni della stampa nordica che spesso racconta Napoli senza conoscerla, si è parlato molto. La loro frustrazione nel vederti seduto sulla panchina al di sotto del Rubicone è quasi tenera. Restare sarebbe il modo più semplice per rispondere: giocando e dimostrando che da queste parti, i migliori ci stanno benissimo
  5. ⁠ ⁠Perché Napoli ama gli allenatori che combattono.
    Non quelli che amministrano, non quelli che cercano di piacere a tutti. Qui si riconosce subito chi vive la partita come una questione personale. E su questo, diciamo la verità, sei perfettamente attrezzato. Napoli ama chi in conferenza dichiara di non volere accompagnare un morto e poi porta a casa una Supercoppa italiana. Sei il simbolo della concretezza.
  6. ⁠Perché il Maradona è uno stadio che restituisce tutto con gli interessi.
    All’inizio ti guarda con diffidenza, come fanno le città orgogliose. Ma quando decide che sei dei suoi, diventa una spinta che pochi stadi al mondo sanno dare. Quando ti giri verso le curve hai lo stesso sguardo ormai, carico di passione, di confidenza, di familiarità
  7.  ⁠Perché allenare Napoli non è allenare solo undici giocatori.
    È allenare una comunità intera, una città che vive il calcio come una lingua quotidiana. Tu hai il carattere giusto per reggere questo peso e trasformarlo in energia. Quando vai in giro per la città, sai che tutti ma proprio tutti, dal bambino al nonno, vedono in te l’uomo che cuce il suo sogno. Da altre parti, saresti l’allenatore di una delle due squadre della città.
  8.  ⁠Perché le storie belle non si interrompono sul più bello.
    Non ci siamo ancora dati e detti tutto. Questa stagione è stata una transizione obbligata, una perpetua rincorsa a soluzioni inedite. Abbiamo ancora un viaggio nel cassetto, già prenotato e immaginato. Aurelio lo sa, non si può salpare senza il comandante.
  9.  Perché hai saputo vincere il pregiudizio
    Juventino vero a Napoli, hai saputo farti apprezzare senza condizioni, senza sospetto, conquistando la città con uno slogan diventato iconico: Amma faticà. E qui saremo sempre disposti a tirare la carretta per te, dentro e fuori dal campo. A difenderti con il petto in fuori, orgogliosi.
  10. ⁠Perché sei un uomo vero prima ancora di un allenatore.
    Rispetto a tanti che proclamavano amore e dedizione e poi sono scappati di notte, hai sempre usato chiarezza, gestito la società con professionalità e competenza, senza cercare alibi. Un allenatore del genere ha credito infinito: dentro lo spogliatoio, con la dirigenza e con una città che capisce chi sa fare il proprio mestiere fino in fondo.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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