Panchina d’oro 2025: Conte non si discute. Ma Inzaghi, Ranieri e Italiano sono stati incredibilmente dimenticati
Certi che non meritassero più di Gasperini e Fabregas? Italiano ha portato un trofeo a Bologna dopo 51 anni, Ranieri a Roma ha compiuto l'ennesimo miracolo. Inzaghi ha centrato la seconda finale di Champions

Mp Bologna 12/01/2025 - campionato di calcio serie A / Bologna-Roma / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Vincenzo Italiano-Claudio Ranieri
Che l’Italia non brilli esattamente per meritocrazia non lo scopriamo di certo oggi. Ovviamente il calcio, sport nazional-popolare per eccellenza, non poteva essere da meno, e la classifica finale della Panchina d’Oro lo riflette appieno. Tale premio, assegnato al migliore allenatore del campionato di Serie A, si basa sui voti assegnati dagli altri tecnici.
Sul vincitore c’è pochissimo da dire: Antonio Conte, che con 20 voti su 47 ha strameritato il premio (il quinto della sua carriera da allenatore). Non solo ha vinto uno scudetto che, volerlo definire “impensabile” nell’estate 2024 è voler usare un eufemismo, ma l’ha fatto anche con una rosa inferiore a quella dell’Inter, riuscendo a riprendere, soprattutto a livello mentale, una squadra che sembrava morta e privata, a gennaio 2025, di Kvara, il calciatore di maggior talento della rosa. Se ne parlerà sempre troppo poco di questo tricolore.
Tornando a noi, tolto un primo posto francamente inopinabile, vorremmo soffermarci sul resto del podio, che vede al secondo posto Gian Piero Gasperini della Roma ed ex Atalanta, con 6 voti, e Cesc Fabregas del Como con 4. Ora, con tutto il rispetto per un allenatore affermato e di livello come il Gasp e per un giovane rampante che sta dimostrando cose egregie, davvero non c’erano altri nomi che avrebbero meritato valutazioni più alte?
Panchina d’oro: c’erano candidati più autorevoli
Partendo da Vincenzo Italiano, ossia colui che ha portato un trofeo in una bacheca vuota da 51 lunghi anni. Certo, il suo percorso in Champions è stato piuttosto deludente (6 punti in 8 partite per il Bologna), ma dalla sua ha l’attenuante di essere esordiente in tale palcoscenico. Ci sono allenatori molto più blasonati che non riescono ancora a convincere pienamente nella massima competizione continentale. La Coppa Italia alzata ai danni del Milan, quel 14 maggio 2025, ha il sapore della storia per i felsinei: una storia da raccontare, realmente presente sull’albo d’oro. Perché il bel gioco, senza risultati concreti, se lo ricordano solo le piazze direttamente interessate. Dei pezzi di metallo noti come trofei se ne ricordano tutti. Il Bologna terminerà poi al nono posto con 62 punti. Non avrebbe meritato qualcosa in più?
Poi ci sarebbe l’uomo dei miracoli: Claudio Ranieri, perché quello che ha fatto alla Roma è effettivamente un miracolo. Al suo ritorno a Roma, dopo 12 giornate, i giallorossi erano dodicesimi in classifica con soli 13 punti. Alla fine del campionato i giallorossi saranno quinti con 69 punti. Ciò significa che, sotto la guida di Ranieri, la Roma ha conquistato 56 punti frutto di 17 vittorie, 5 pareggi e 4 sconfitte. Nessuna squadra ha totalizzato più punti della Roma nel girone di ritorno. Numeri straordinari, una media da scudetto, altro che piazzamento europeo. Tolti i freddi numeri, Sir Claudio ha sin da subito programmato il futuro della Roma, spingendo per l’ingaggio di Gasperini, che nella Capitale sta cercando come può di centrare una qualificazione Champions che manca dal 2019. Uomo dei miracoli in tutto e per tutto.
Infine, il nobile sconfitto: Simone Inzaghi, che, vuoi o non vuoi, è stato in corsa su tutti i fronti per gran parte della stagione, perdendo lo scudetto all’ultima giornata e portando l’Inter a disputare un’altra finale di Champions dopo due anni dalla precedente contro il City. Certo, la sconfitta col Psg è stata a dir poco drammatica, ma disputare una finale di Champions per un’italiana non è esattamente come bere un bicchiere d’acqua. Ricordiamo che, tolto il Feyenoord agli ottavi, i nerazzurri hanno eliminato il Bayern ai quarti e il Barcellona in semifinale: non esattamente due squadre da oratorio.
Fabregas ha chiuso il campionato a quota 49 punti e al decimo posto, rispettivamente il miglior piazzamento e il record di punti per i comaschi in massima serie, e il Gasp ha centrato l’ennesima qualificazione Champions con la Dea. Ma davvero avrebbero meritato più di Italiano o di Ranieri? Ai posteri l’ardua sentenza.











