Napoli-Como di Coppa Italia, ovvero il calcio italiano è una grande azienda incapace di gestire i cambi di programma
Il rinvio di Milan-Como crea un disequilibrio competitivo. Poteva e doveva essere gestito diversamente. Una grande azienda guida e previene i processi, non li subisce

Mf Oslo 06/06/2025 - qualificazioni Mondiale 2026 / Norvegia-Italia / foto Michele Finessi/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina
Napoli-Como di Coppa Italia, ovvero il calcio italiano è una grande azienda incapace di gestire i cambi di programma
Il Napoli si appresta ad affrontare il Como martedì prossimo in una condizione che, oggettivamente, può apparire meno favorevole rispetto a quella dell’avversario (il Napoli ha giocato ieri, il Como non ha giocato questa settimana). Non solo per responsabilità proprie e certamente non per limiti tecnici.
Ma ci chiediamo: possono scelte organizzative, anche involontariamente, trasformare il calendario in un fattore competitivo? È opportuno chiarirlo subito: non si tratta di attribuire colpe, né di ipotizzare intenzionalità. Si tratta di analizzare gli effetti concreti di una decisione all’interno di un sistema complesso. Perché, nel calcio moderno, anche i dettagli organizzativi possono incidere in modo significativo.
Nel calcio contemporaneo si parla spesso di governance, sostenibilità e pianificazione strategica. Tuttavia, alla prova dei fatti, emerge una verità semplice: è fondamentale che le competizioni si svolgano in condizioni il più possibile equilibrate.
Il rinvio della partita Milan–Como, spostata dal weekend di inizio febbraio al 18 del mese, è stato presentato come una naturale conseguenza di difficoltà logistiche legate alla disponibilità degli impianti (venerdì sera San Siro ha ospitato la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi) e agli impegni internazionali. Si tratta di una spiegazione formalmente corretta. Ma non esaurisce tutte le implicazioni della scelta.
In sistemi complessi, le decisioni organizzative producono spesso effetti indiretti. Non sempre prevedibili. Non sempre immediatamente visibili. In questo caso, uno degli effetti riguarda il Napoli, che si trova ad affrontare una partita in un contesto di discontinuità agonistica non dipendente dalla propria programmazione. Non si tratta di un’anomalia intenzionale, ma di una conseguenza sistemica che merita attenzione.
Ufficialmente siamo di fronte a una situazione straordinaria: stadio indisponibile, tentativi di soluzioni alternative, calendario congestionato. Tutti elementi oggettivi. Tuttavia, il punto centrale non è l’eccezionalità dell’evento, bensì la capacità del sistema di gestirlo riducendone l’impatto competitivo.
La Serie A opera da anni in un contesto caratterizzato da infrastrutture limitate, governance articolata e forte pressione commerciale. In questo quadro, episodi come quello di Milan–Como rappresentano un segnale di una pianificazione strutturalmente complessa.
Con il rinvio, il Como si presenta alla partita contro il Napoli con una gestione fisica più lineare. Il Napoli, invece, vi arriva come sappiamo.
Questo rinvio ed il suo recupero potrà produrre effetti analoghi anche su Milan e Como, a vantaggio temporaneo dei rispettivi avversari. Ciò conferma che non si tratta di un problema episodico, ma di una dinamica potenzialmente ricorrente.
In un campionato spesso deciso da margini ridotti, queste differenze organizzative difficilmente possono essere considerate irrilevanti. Non si tratta di affermare che determinino il risultato di una partita, ma che possano incidere sulle condizioni di partenza delle squadre. In questo senso, il calendario diventa una variabile competitiva che richiede una gestione sempre più attenta.
La Lega, comprensibilmente, tende a richiamarsi alla neutralità tecnica: disponibilità delle date, compatibilità degli impegni, vincoli infrastrutturali. Tuttavia, quando una scelta produce effetti asimmetrici, è legittimo interrogarsi sulla necessità di strumenti di mitigazione.
Si può discutere di governance multilivello, di rapporti tra stakeholder, di eventi globali e di vincoli organizzativi. Tutto legittimo. Ma resta un dato di fondo: alcune squadre possono trovarsi temporaneamente in condizioni meno favorevoli per ragioni non sportive. Ed è su questo che occorre riflettere.
Questo episodio non rappresenta una crisi. È piuttosto un indicatore delle difficoltà strutturali che il calcio italiano affronta nel conciliare esigenze diverse.
Un sistema che:
– fatica a pianificare con ampio anticipo,
– deve gestire infrastrutture limitate,
– opera sotto forti pressioni economiche,
– affronta vincoli organizzativi rilevanti,
rischia, nel lungo periodo, di vedere indebolita la propria credibilità competitiva.
Il rinvio di Milan–Como è, innanzitutto, una questione tecnica. Ma le soluzioni adottate hanno anche una dimensione sportiva che non può essere ignorata.
Non si tratta di individuare colpevoli, né di generare un avvilente teoria del complottismo. Al contrario si tratta di riconoscere delle carenze di sistema ed in maniera ancora piu’ generale di notare che alcune scelte, pur se necessarie, producono effetti che meritano una valutazione più approfondita.
Finché il calcio italiano non rafforzerà in modo strutturale la propria capacità di pianificazione, le sue infrastrutture, o rimuoverà le sue inadeguatezze evidenti al confronto con la Premier Legue o la Liga, dovra’ continuere a confrontarsi con queste distorsioni. La competitività del sistema, la sua qualità di prodotto, (la Nazionale), prima ancora dei singoli club, non possono che risentirne.











