Chivu e Fabregas, la settimana nera dei gemelli diversi del moralismo calcistico italiano
Il crollo dei miti del conformismo opinionistico italiano. Quanto piacciono gli ipocriti moralisti stranieri ai commentatori del centro storico

Como's Spanish coach Cesc Fabregas reacts during the Italian Serie A football match between Inter Milan and Como at San Siro stadium in Milan, on December 6, 2025. (Photo by Stefano RELLANDINI / AFP)
Chivu e Fabregas, la settimana nera dei gemelli diversi del moralismo calcistico italiano
“Allegri potrà stare sulle palle ma, al di là della riconoscenza che gli dobbiamo come milanisti, ha un pregio oggettivo: non fa finta di essere quello che non è. Invece i Chivu e i Fabregas prima fanno la predica al mondo, e poi alla prima occasione si rivelano come gli altri. Anzi, mi correggo, peggio degli altri”.
Prendo a prestito le parole di un fratello di tifo rossonero, in questa giornata che ribolle per la delusione di pareggio casalingo col Como e, ovviamente, si porta ancora dietro la coda lunga per l’espulsione decisiva e ingiusta di Kalulu, in una partita che, con ogni probabilità, risulterà decisiva per lo scudetto dell’Inter. L’uno-due, inutile negarlo, è di quelli che lasciano il segno. Lo lasciano sul campo e in classifica, e lo scrivo come chi, non per scaramanzia, dice dall’inizio dell’anno che il Milan poteva ambire al massimo a un posto in Champions, almeno stando ai valori della rosa.
Ma c’è qualcosa di più importante e universale, in questi tre giorni di calcio italiano, ed è il crollo di miti che solo il conformismo dell’opinione italiana poteva considerare tali. Parliamo del duo Chivu-Fabregas, naturalmente: i gemelli diversi del moralismo calcistico italiano. Sulle pagine del Napolista la questione è stata con la solita puntualità ampiamente evidenziata. A chi da qualche decennio ha l’occasione di seguire – partecipandovi – il dibattito politico e mediatico nazionale, risultano “sorprendenti” certe assonanze. I due gemelli diversi del calcio lombardo sono stati adorati non solo dai loro tifosi, che per definizione beneficiano di attenuanti generiche, ma anche incensati dai commentatori di tutto il paese, solidamente assisi sui loro scranni dei centri storici di Roma e di Milano, che invece meritano le aggravanti generiche e quelle specifiche.
Quelle generiche, perché, col provincialismo di sempre, accettano la predica che piove sulla testa degli italiani se pronunciata in lingua straniera o con accento straniero, di qualunque argomento si tratti. Non sono – sia chiaro – un cantore delle beltà di questo moribondo paese, ma credo che per un’improbabile rinascita servirebbe accettare le critiche che arrivano da fuori, misurandone con rigore la coerenza, la solidità, e soprattutto prendersi prima, nella propria lingua, la responsabilità di sottolineare storture e vizi nazionali.
Sennó si finisce – e veniamo alla questione specifica, di questi giorni – a trovarsi disarmati e un po’ spaesati, incredibilmente sorpresi, quando il predicatore della Pinetina spiega che Kalulu è stato ingenuo, colpa sua che ha invogliato Bastoni allo svenimento, o quando il profeta catalano che risciacqua i panni nel Lario, prima disturba un calciatore avversario e poi dice che non si fa: e qualcuno ha pure il coraggio di fargli i complimenti, mentre il cartellino rosso se lo becca Allegri che – dati i suoi standard, e dato il fatto, soprattutto – aveva avuto una reazione fin troppo composta.
E così, i commentatori del centro storico si trovano bruscamente risvegliati, per mano degli stessi incantatori che li avevano ammaliati, come si fa coi serpenti. Poi, da domani, i calciatori ricominceranno a svenire al primo sfioramento, si dirà che il problema è il protocollo Var, e a un certo punto spunterà un nuovo moralizzatore esotico a dirci che siamo il terzo mondo del calcio. Sempre che, passata la buriana, non ricominceranno a farlo Chivu e Fabregas, riprendendosi le lodi degli stessi che li esaltavano fino a ieri. In un eterno giorno della Marotta, che in Italia ricomincia ogni mattina, purtroppo non solo sui campi da calcio











