Antonio Vergara ci ricorda che la maturità non è una questione di età

A 23 anni, non è un enfant prodige, è uno che sa cosa vuole. Lo dimostra a parole e anche sul campo dove coniuga bravura e concretezza

Costacurta Vergara grava

Dc Napoli 31/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Fiorentina / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Antonio Vergara

Gerontocrazìa s. f. [comp. di geronto– e –crazia, sull’esempio del fr. gérontocratie]. – Governo oligarchico di anziani; la detenzione del potere da parte delle persone anziane. Per estens., nella pubblicistica contemporanea, il termine è usato polemicamente con riferimento alla classe dirigente composta da persone anziane, senza ricambio al suo interno. (Treccani)

Ora, se esiste un Paese capace di prendere questa definizione e applicarla scientemente a ogni campo politico-sociale e, di conseguenza, sportivo possibile e immaginabile, quello è proprio l’Italia. Dai campi cruciali per l’andamento di un Paese a quelli meno importanti, come quelli relativi al calcio, l’idea che la maturità sia legata a un fattore anagrafico è totalmente radicata nella forma mentis italiana.

Ricordate La meglio gioventù del 2003? Come dimenticare la scena dell’esame universitario in cui il professore consiglia al giovane protagonista Nicola Carati di scappare dall’Italia, in quanto Paese completamente immobile e in mano ai dinosauri, e alla risposta del giovane sul perché non se ne andasse nemmeno il professore, lui risponde: «Ma come? Io sono uno dei dinosauri da distruggere».

Ecco, perché nel calcio dovrebbe essere diverso? Dal suo gol col Chelsea, i post grondanti di retorica su Vergara e il cosiddetto “fallimento del calcio italiano” si sono sprecati. Dov’era  questo ragazzo? Perché non giocava?

Ma voi immaginate la reazione della piazza azzurra qualora Conte avesse lanciato Vergara al posto di De Bruyne, se fosse stato disponibile? Beh, i commenti sono facilmente immaginabili.

La verità è che questi discorsi vanno bene solo per riempirsi la bocca: con uno esperto come De Bruyne in campo (per dire), nessuno avrebbe avuto il fegato di far giocare Antonio se non nei minuti finali di un match. Non qui in Italia.  Fortunatamente, Vergara ha un altro tipo di consapevolezza.

La grande qualità di Antonio Vergara ? La consapevolezza

Esatto, Antonio è maturo, sa di esserlo, sa le responsabilità che comporta indossare questa maglia e le accetta senza rifuggirle, senza nascondersi. Conosce la difficoltà di essere profeta in patria, una patria che sa essere così tanto matrigna con i suoi figli. Eppure, anche se qui, a 23 anni, è considerato alla stregua di un lattante, lui non lo sa e si impone lo stesso.

Le sue parole ai canali del Napoli sono emblematiche: “Giocare a Napoli con la tua maglia è la cosa più facile che ci sia. Cioè tu quando metti la maglia non metti una maglia di una squadra. Perché arriverà il momento no, arriverà la partita sbagliata, arriveranno le critiche, però non conta perché per me anche quando tu vai a giocare e fai la giocata bella non contano le parole. Conta vedere l’espressione della gente, l’emozione della gente”.

Francamente, queste ci sembrano parole di un ragazzo accorto, responsabile e capace di fotografare con lucidità il momento che sta vivendo senza lasciarsi sopraffare da esso. Quindi che la Serie A lo definisca un enfant prodige fa anche piuttosto sorridere. No, Antonio Vergara, non è nessun “enfant”. È un giovane uomo che sa ciò che vuole, sa di avere mezzi per farlo e che, a nostro parere, lo sta facendo.

Una questione anche tecnica

La maturità è poi ovviamente emersa anche dal punto di vista tecnico: tralasciando la bellezza del gol contro il Chelsea e la stilettata contro la Viola, che sicuramente riempiono le prime pagine, è degna di nota anche la giocata contro il Genoa. Parliamoci chiaro: a Marassi non ha disputato una buona partita per almeno 80 minuti. Negli ultimi dieci minuti, nel momento clou, un altro avrebbe staccato la spina; lui, invece, è rimasto sul pezzo, mettendoci letteralmente la testa. Sull’ultima palla buona non ha tirato o passato senza guardare, ma ha sterzato, guadagnandosi il rigore decisivo (che ci fosse o no, è altra storia, ne stanno discutendo da giorni).

Se non è maturità questa…

Si evitassero discorsi vuoti e si guardasse in faccia la realtà: probabilmente di Antonio Vergara ce ne sono a bizzeffe. Che possa servire da lezione? Ce lo auguriamo.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

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