Non buttiamo Conte con l’acqua sporca, il Napoli di Conte è più temuto del Napoli senza Conte

Champions inaccettabile, mercato sbagliato, lui ha confermato sé stesso nel bene e nel male. Ma il bene è decisamente superiore. Il Napoli è cresciuto tanto. La vittoria oggi non è più considerata un miracolo, e non è poco

Conte

Mg Milano 11/01/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Non buttiamo Conte con l’acqua sporca, il Napoli di Conte è più temuto del Napoli senza Conte

È il momento della buriana. E c’è qualcosa di singolare nelle critiche che in questo momento stanno piovendo su Antonio Conte. Sono più voci di fuori che voci di dentro. Le critiche arrivano più da lontano, tante da Milano, che dalle terre vesuviane. Non è molto amato il nostro Conte. Già non era amato prima. Dopo lo scudetto dello scorso anno, ancora meno.

Detto questo, la Champions del Napoli è stata scadente. Potremmo dire quasi al limite dell’indecente. Il Napoli e Conte l’hanno giocata male, malissimo. Dall’inizio. Quando ancora tanti infortunati non c’erano. Arrivare trentesimi su trentasei è un risultato inaccettabile per la squadra campione d’Italia che in estate ha speso 150 milioni. Conte è responsabile di questo risultato. È responsabile della campagna acquisti con due nuovi arrivati – Lang e Lucca – che sono già stati impacchettati e mandati lontano e un terzo – Beukema, pagato 30 milioni – che è un pesce fuori d’acqua in questa squadra. Resta poi il capitolo infortuni in cui una spiegazione scientifica pare che non ci sia ma insistente è il chiacchiericcio, pure autorevole, sui metodi di allenamento. Anche se chi scrive fatica a pensare che un allenatore lavori per usurare i propri calciatori.

Ci verrebbe da dire che in un anno e mezzo Napoli ha avuto la conferma di tutto quel che si diceva di Conte. Nel bene e nel male. E in effetti è così. Il chiavi in mano che Conte pretende è – come sempre – un’arma a doppio taglio. Però non dimentichiamo anche il taglio che ci piace. Perché oggi che tutto fila per il verso sbagliato, vanno ricordati gli aspetti positivi. Conte, come praticamente tutti gli allenatori (le eccezioni sono appunto eccezioni), al pari di Fonzie è impossibilitato a dire “ho sbagliato”. Non ce la fa. Ma le sue argomentazioni rispondono sempre a un criterio e a una visione. Conte dal primo giorno parla di percorso che dovrà condurre il Napoli a essere competitivo nel tempo. E nella sua visione, lo ha anche detto, lo scudetto è arrivato troppo presto. Certo non vi si poteva rinunciare. E dopo un anno e mezzo, dopo un decimo posto che sembrava l’inizio della fine, il Napoli si è cucito sul petto un altro tricolore. Ha vinto una Supercoppa, è tornato a giocare – malissimo – la Champions ed è abbondantemente in corsa per giocare anche la prossima. E per i più ottimisti, ora che si gioca una partita a settimana, si potrebbe persino pensare ad altro.

Quel che vogliamo dire è che sì, Conte ha confermato sé stesso. Compreso i suoi limiti. Soprattutto in Europa dove proprio non funziona. E difficilmente cambierà. Ma fin qui, ripetiamo, il positivo supera decisamente il negativo. E ci induce a riflettere che il vento della critica soffi in maniera decisamente più forte da Nord. Non c’è giorno in cui un quotidiano del Nord non abbia un articolo critico nei confronti del tecnico salentino. Il Napoli senza Conte fa decisamente meno paura del Napoli con Conte. Poi gli errori ci sono stati. La Champions chiusa al trentesimo posto grida vendetta.

Ma se avesse ragione lui? Se il Napoli davvero non fosse pronto? I fatti hanno detto questo. Per una serie di motivazioni che includono anche gli infortuni. Ma il Napoli – è innegabile – in questo anno e mezzo è salito di livello. La vittoria qui non è più considerata un miracolo irripetibile da cui fuggire, come accaduto dopo la vittoria del terzo scudetto. Spalletti e Giuntoli andarono via anche perché pensarono che più di tanto non si potesse fare.

Conte è rimasto ed è rimasto per continuare a essere competitivi. Sembra poco ma è tantissimo. Conte è un profondo conoscitore di calcio e di aziende calcistiche. Non ci rendiamo conto di quanto il Napoli sia cresciuto in questi diciotto mesi, anche a livello di autorevolezza. Di standing, direbbero gli anglofoni. Per merito suo e di De Laurentiis naturalmente. Il Napoli oggi è a tutti gli effetti una grande del calcio italiano. Ovviamente può e deve crescere ancora tantissimo. È terzo in classifica in una stagione molto complessa. In cui comunque ha battuto Inter, Juventus, Roma. Ha vinto un trofeo cui il club teneva. È in corsa per la Coppa Italia. Invitiamo a guardare la situazione con quella definiamo la giusta distanza. Non lasciamoci trascinare dal vento del disfattismo. Il calcio cambia in un amen come ha dimostrato il Napoli dopo la sconfitta di Bologna. Le sconfitte aiutano a crescere. Anche gli acquisti sbagliati. Il Napoli è molto più solido di quanto immaginiamo. E in questo anno e mezzo ha compiuto passi in avanti che ora non riusciamo a guardare.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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