L’evoluzione dell’architettura degli stadi: dal Colosseo agli stadi smontabili e trasferibili o con i cimiteri

A El Paìs l'architetto Mark Fenwick che ha disegnato tre degli otto stadi del Mondiale del 2022. «Torneranno ad essere cattedrali», non ruoteranno solo attorno al calcio

Allianz Arena Bayern Monaco

Gli stadi del futuro? Pensati come il Colosseo o le grandi cattedrali. Modulari, multifunzionali, che possono ospitare anche camere d’albergo, cimiteri, diventare piscine oppure piste di Formula1. L’architetto Mark Fenwick, 70enne londinese, fa parte del Comitato Stadi della Uefa e ha parlato del futuro degli Stadi con El Paìs.

L’evoluzione dello stadio

Tutto è iniziato con il Colosseo di Roma, molto più moderno di quanto non lo siano stati molti edifici successivi. «Aveva molti tipi di sedute. Invece gli stadi iniziali, che erano cemento, acciaio e una copertura, servivano solo come contenitori di persone», lamenta Fenwick. E col tempo, aggiunge, questi impianti sono tornati allo spirito del Colosseo. «La prima cosa è stata introdurre elementi di sicurezza dopo alcune tragedie. Poi è subentrata l’architettura e lì, probabilmente, il primo grande stadio è stato l’Allianz Arena di Monaco. Dopo si è avanzati verso il mondo commerciale: bisognava renderli redditizi ed è arrivato l’Emirates dell’Arsenal. Il passo successivo? La tecnologia, l’esperienza, le videocamere. Poi abbiamo attraversato una fase legata alla salute a causa del Covid: per esempio, come realizzare bagni dove non si tocca nulla. Successivamente siamo arrivati all’industrializzazione, con la modularità del 974 (ossia lo stadio di Doha) . Tutti i pezzi sono stati realizzati in fabbrica, trasportati, montati, collegati e hanno funzionato. E l’ultima fase è lo stadio transformer», conclude Mark Fenwick.

Il 974, lo stadio smontabile

Il 974 è costruito accanto alla baia di Doha con 974 container e che, se i piani verranno rispettati, in un futuro prossimo sarà trasferito, almeno in parte, in un altro luogo del mondo ancora da svelare. Il suo studio (Fenwick Iribarren Arquitects) ha firmato tre degli otto impianti dell’ultima Coppa del Mondo (quella in Qatar) e ora rivela che sta riflettendo su come adattare questo tipo di colossi a una maggiore presenza femminile sugli spalti, soprattutto grazie al calcio femminile. 

«Ora gli stadi vanno verso edifici complessi che funzionano tutti i giorni, per offrire un uso dalla culla alla morte. In alcuni, infatti, abbiamo persino i cimiteri. Stiamo vedendo stadi dove il terreno di gioco scompare, come al Bernabéu, o si copre per organizzare eventi. L’altro giorno studiavamo la possibilità di riempirne uno d’acqua come una piscina e fare surf con una macchina per le onde. O trasformarlo in una pista per le auto. «Stiamo valutando ora la possibilità di facciate mobili. Esiste un problema acustico negli stadi, e non solo al Bernabéu. Se ho un meccanismo che mi permette di muovere e chiudere una facciata in un determinato momento, posso organizzare più eventi. Inizia un concerto e chiudo. Finisce e apro. Gli stadi sono tra gli edifici con più innovazione. Sono entusiasmanti».

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