I dolori del giovane Lucca (ma non è colpa sua se il Napoli ha speso per lui 35 milioni)
A quella cifra davvero non c'era di meglio? Le follie del mercato e la scarsa fantasia dei club italiani gonfiano aspettative ben al di là della realtà. La narrazione enfatica che avvolge i giovani italiani

Mg Milano 28/09/2025 - campionato di calcio serie A / Milan-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Lorenzo Lucca-Matteo Gabbia
Prima di parlare dell’avventura napoletana di Lorenzo Lucca, permetteteci un brevissimo flashback. Ci sarà utile per dare un contesto a questa storia.
Di Lorenzo Lucca si parlava con entusiasmo da anni. La prima volta fu nel 2021, quando il suo strabordante inizio di stagione con il Pisa, in Serie B, sembrava l’ascesa di un nuovo, originale centravanti del calcio italiano. Alto e slanciato, con una tecnica educata nella sua essenzialità, Lucca aveva segnato sei gol nelle prime sette giornate. Intorno alla sua figura c’era talmente hype che dopo un gol con l’Italia Under-21 si arrivò a parlare di una possibile convocazione per gli spareggi di marzo 2022, quelli in cui perdemmo mestamente contro la Macedonia del Nord. «Lucca è forte, ma c’è un problema di concomitanza con l’Under 21 che deve qualificarsi agli Europei». Così Roberto Mancini, allora ct della Nazionale, aveva motivato l’esclusione di Lucca.
A 21 anni, reduce da una buona stagione in Serie C con il Palermo, e favorito da una concorrenza mai arida come in quel momento, molti vedevano dunque in Lorenzo Lucca la “next big thing” del calcio italiano. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, lo stesso Lucca poté dire di ispirarsi a Zlatan Ibrahimovic senza portarsi dietro l’idea di essere un arrogante o, peggio, un mitomane. «Sono alto come lui, anche un po’ di più, quindi cerco di imitarlo. Ne studio i movimenti, le giocate, e provo a ripeterli. Come Zlatan, anch’io sono agile e bravo in acrobazia nonostante la statura» furono le parole dell’attuale centravanti del Napoli.
E allora, cos’è andato storto nella carriera di Lucca? Perché, oggi, non ha la minima speranza di ritagliarsi un posto nel Napoli, neanche come riserva? Perché quelli che venivano considerati i suoi pregi – la sfrontatezza nel provare giocate difficili, la tecnica abbinata al fisico – sono diventati oggetto di scherno? Davvero Lucca non può giocare neanche per venti o trenta minuti in una squadra di alto livello? E se questo è vero, cosa ha portato il Napoli, ovvero Manna e Conte, a investire più di 35 milioni di euro neanche sei mesi fa?
La domanda è comprensibile e la risposta alquanto misteriosa. Si potrebbe citare l’intervista di Conte al termine di Napoli-Udinese dello scorso febbraio, quella dove Lucca venne definito «fisicamente dominante». Conte, che ha una certa passione per i centravanti grossi fisicamente e che sappiano duellare con i centrali, deve aver visto queste qualità di Lucca come il Sacro Graal che mancava al suo attacco. Nonostante la vittoria dello scudetto, durante la scorsa stagione anche il più fedele adepto di Conte, e cioè Romelu Lukaku, aveva giocato partite tormentate. Come ci stiamo accorgendo dai fatti di cronaca più recenti, il fisico di Lukaku è altamente vicino alla saturazione. Dunque era necessario affiancargli un attaccante in rampa di lancio, capace di portare nuova linfa all’attacco.
Nei due anni in Friuli, Lucca ha messo a segno 20 reti in 72 presenze, giocando al fianco di Thauvin nel 3-5-2. Era facile vederne i punti di forza e i limiti: potente quando lanciato in profondità ed effettivamente bravo nei colpi di testa, Lucca era, ed è, un giocatore grezzo fuori area, che partecipava troppo poco al gioco della squadra. Lui stesso, ai tempi di Pisa, diceva di dover migliorare nella concentrazione: «Ogni tanto mi distraggo, non mi arriva la palla e mi spengo». Hai detto niente. Lucca ha 26 anni e viene difficile pensare che queste lacune, a Napoli atrofizzate dal contesto di alto livello, siano in qualche modo rimediabili.
Qui si arriva, di colpo, al prezzo che il Napoli ha pagato per Lucca. Una cifra che è parsa fin da subito senza alcun senso: 9 milioni di prestito oneroso più 26 per il riscatto (obbligatorio). L’inflazione del mercato italiano è sotto gli occhi di tutti: nella stessa sessione di mercato, la Fiorentina ha sganciato addirittura 27 milioni di euro per Roberto Piccoli. Un affare chiosato da Guido Angelozzi, direttore sportivo del Cagliari, che con la cessione di Piccoli ha fatto un capolavoro: «Neanche il presidente pensava di poter guadagnare così tanto».
In Italia c’è ben poca fantasia sul mercato e il Napoli non è da meno. Le vagonate di milioni investite in estate, ce ne stiamo accorgendo con la rosa ridotta all’osso, sono state sperperate in presunte certezze: su giocatori che in teoria conoscono già il campionato, ma che a conti fatti non hanno aggiunto nulla.
Da quando Giovanni Manna ha preso il posto di Cristiano Giuntoli – non consideriamo il breve e deprimente interregno di Mauro Meluso – il Napoli non ha mai tirato fuori un coniglio dal cilindro. Intendiamoci: Manna sembra abile nel fiutare affari, specialmente in Premier League, ma nella maggior parte dei casi parliamo di calciatori fatti e finiti. Che non hanno alle spalle una visione a lungo termine: Lukaku, McTominay, De Bruyne tra gli altri.
Il Napoli aveva bisogno di un centravanti futuribile, capace di convivere con Lukaku senza metterne in discussione l’autorità fin da subito. A queste condizioni, Lucca era davvero il miglior attaccante da prendere con 35 milioni di euro? Nessuno all’interno del club ha mosso reticenze, per esempio citando il patetico siparietto del rigore sottratto a Thauvin? Conte, lo sappiamo, sceglie i giocatori come se fossero soldati, ed è probabile che si sia impuntato su Lucca, salvo poi accorgersi dopo pochi allenamenti della non idoneità del calciatore.
Viene in mente lo stesso Conte, quando al Tottenham citava Pantaleo Corvino: «Puoi sbagliare moglie, ma non il portiere e il centravanti della tua squadra».
E con l’infortunio patito da Lukaku in estate, nell’amichevole contro l’Olympiakos, questo errore di valutazione si è tramutato in una tragedia. Il Napoli è dovuto correre ai ripari sul mercato, ha speso 50 milioni per Rasmus Hojlund che, grazie al cielo, era sulla lista dei partenti del Manchester United. Al di là dei famigerati sei gol nelle prime sette giornate della Serie B, Lucca chiuse la stagione con il Pisa passando 23 partite senza segnare. Il digiuno realizzativo fu così lungo da costargli talvolta il posto da titolare. La successiva avventura all’Ajax, nella stagione 2022/23, lo vide egualmente precario sia nella squadra giovanile che in quella maggiore: 14 presenze e 6 reti nello Jong Ajax, 14 e 2 nell’Ajax. Acquistato per dieci milioni, nell’estate del 2023 fu ceduto in prestito con diritto di riscatto fissato a otto. Non proprio l’affare della vita per un club, l’Ajax, abituato a potenziare i giovani calciatori e a rivenderli a cifre ben superiori.
Sembra che il declino delle prospettive di Lorenzo Lucca ci dica qualcosa sulla narrazione che circonda i giovani talenti italiani. Basta guardare come i media sportivi tradizionali, e non, abbiano benedetto Francesco Pio Esposito. Siamo alla ricerca di un salvatore, qualcuno che ci faccia dimenticare lo squallore in cui versa un campionato di vecchi, ormai quasi irrilevante sul palcoscenico internazionale. Il rischio è gonfiare prestazioni e abilità di giocatori che non hanno quasi niente di speciale. Spacciare per peculiari o interessanti dei professionisti francamente modesti o, quando va bene, sufficienti. Dopo tutto, proprio questo è stato il peccato originale di Lorenzo Lucca: farci credere di essere un giocatore speciale.











