Conte versus la malasorte: più il destino si accanisce, più lui è bravo a inventare l’espediente geniale per rimediare

Nello Mascia scrive del nuovo Napoli di Conte: addio gioco brutto ma concreto, tuto attendismo e baricentri bassi. Ora il Napoli è uno spettacolo ma ha un avversario infido: la malasorte cantata da James Senese e i Napoli Centrale

James Senese Conte

FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)

COMMENTO ALLA 17° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2025-26

Prima partita dell’anno.
Prima vittoria.

Il Napoli si conferma la macchina perfetta ricostruita dopo il tonfo di Udine.

Dominio e determinazione.

È il nuovo “contismo”, bellezza.

Al diavolo il passato dal gioco brutto ma concreto.
Quello dei baricentri bassi, delle tattiche attendistiche, del contropiede rapido. Al diavolo.

Forte di una condizione atletica sfavillante, il Feroce Salentino si inventa il metodo perfetto per i giocatori che ha a disposizione.
E si scopre che è un genio.

Difesa a tre. Insuperabile.
Con Jesus che manda in soffitta Buongiorno.
Centrocampo a due d’obbligo. Perché solo due ne ha. Ma per fortuna Charlie Brown e Scott sono due autentici fuoriclasse.

Due esterni dai piedi buoni.
Un Ferribotte che rievoca certe antiche magie dimenticate.
E al centro l’attaccante più forte del campionato. Poi lo Zircone macedone che fa il suo.

All’Olimpico, terra di conquista dopo il trionfo contro i Sangue oro, la partita si chiude in mezz’ora.

Polinapoli è in stato di grazia e serve da destra a sinistra un preciso invito a Spina che di piatto destro mette dentro.
Poi al raddoppierà il Kosovaro per la gioia del mister.

Una squadra perfetta.
Un undici perfetto.
Dove tutti appaiono insostituibili.
Ma come fai ad arginare l’intrusione d’’a Malasciorta?
Dai James, tu che sai, facci sentire.

Statte zitte, nun alluccà!
Ca se scete ‘o criaturo
Statte zitte, stà sunnanno!
Nu’ dimane co ‘e sciure
Vattenne ‘a ccà!

Ed è questo l’avversario più subdolo che il Feroce Salentino è costretto ad affrontare a scadenze che sembrano scandite da un maligno metronomo.

Ferribotte l’insostituibile si è fatto male.
Si dice che salterà tutto gennaio. Li mortacci.

Si deve cambiare. Ancora.
E’ l’ossessione di questo campionato.
Come rimedierà il geniale mister che abbiamo, per limitare i danni?
Vale la pena ricorrere al mercato?
Se è un acquisto pronto e sicuro, certo che sì.

Sennò si scala.
Politano al posto di Ferribotte. Il Capitano al posto di Politano. Buongiorno al posto di Jesus. Jesus a destra.

Poi si aspetta febbraio quando almeno torna Zambo.
Così Scott prende il posto dello Zircone.
Più solidità ma comunque meno magie.

Una cosa è certa. Quest’anno i belgi li abbiamo persi.
Poche illusioni.
Spiccioli di minuti non prima di marzo e niente più.

È un anno così.
Napoli decimato da infortuni e il mister si esalta.
E a ogni avversità si inventa l’espediente geniale per rimediare.
Delle altre non scrivo. Mi fermo qui.
Perché sono lungo e ho l’influenza.

Leggi anche: Il “contismo” per niente filosoficamente antitetico alla Grande Bellezza, la Gazzetta risponde al Napolista

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