Al Napoli mancano i gol sporchi e un mercato estivo decente. Ma ha Conte, perché l’Italia teme Conte non il Napoli
Non c'è l'uomo del destino che la butta dentro con un tocco sbilenco. Il Napoli ha speso soldi veri per acquistare calciatori che fin qui sono stati finti

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis-Giovanni Manna
Al Napoli manca l’uomo del destino, quell’uomo che non occupa tanto spazio sui giornali, che non ha troppi ammiratori sui social, ma che quando giochi con Spezia, Venezia, Parma o Verona riesce a cavare quel ragno dal buco che in questa stagione è sempre più difficile da ottenere. Antonio Conte nelle due partite con la battistrada è stato lui l’uomo del destino. Ma uno tipo Raspadori per tracciare un identikit a casa manca da morire a questa squadra. Ceduto in maniera frettolosa, in un’estate dove tutto è stato in maniera forzatamente febbrile. Dove tutto è stato sbagliato. Invero, dopo il buon pareggio di Milano, sembrava iniziata la stagione della caccia. Il vergognatevi, gridato in favore di telecamera, doveva fungere da richiamo ai propri uomini per serrare la lotta: non mollate, i campioni siamo noi, e vogliamo continuare ad esserlo. Purtroppo la mancanza di giocatori con i gol nei piedi sta facendo tutta la differenza del mondo. Il periodo positivo tra Natale e la befana, in cui il Napoli ha ripreso le fila della stagione, dopo le brutte sconfitte di Torino, Bologna ed Udine, in una settimana è stato cancellato da Verona e Parma, con appunto l’illusorio interludio con l’Inter che sembra aver rimesso il Napoli psicologicamente in piena corsa per il secondo titolo consecutivo.
Conte sa bene che duellare contro l’Inter è molto più semplice che duellare con la Juventus, per cui i nerazzurri sono ancora raggiungibili. A Napoli chi ha buona memoria, ricorda bene, negli anni dei Napolicchi del bel giuoco e dei “tre tenori” di Mazzarri, cosa abbiano rappresentato sia Antonio Conte che Max Allegri alla guida della Juve: due Moloch insuperabili e irraggiungibili. Prendendo spunto da Bukowski, scopare la mente di contendenti, e tifoserie avversarie, è molto più appagante che sconfiggerle poi fisicamente sul campo. Il Napoli arrivava psicologicamente distrutto ai confronti con le Juve di Conte e Allegri. Una continua caccia alle streghe, all’errore arbitrale, alle cervellotiche ricostruzioni storiche. Ricordiamo ancora con imbarazzo le interrogazioni parlamentari e i dossier di “illustri giuristi partenopei”, che contribuivano alla macchiettizzazione del tifo napoletano. Ad Antonio Conte scopare la mente degli interisti viene benissimo. È un gioco mentalmente perverso cui in pochissimi in Italia sono riusciti a sottrarsi. Lo stesso Chivu, come un concorrente di “Chi vuol esser miliardario”, ha richiesto l’aiuto del pubblico, mentre i varisti e Doveri stavano vivisezionando il pestone di Rrahmani a Mikhitaryan, altro che “step on food”, come dicono i tifosotti azzurri.
I complessi d’inferiorità interista non sono certamente rivolti al Napoli, ma sono rivolti ad Antonio Conte depositario di quella juventinità nevrastenica e febbrile che va sempre alla ricerca del successo e della vittoria. Verso il Napoli non vi sarà mai quel timore reverenziale, riservato al proprio allenatore. Verona e Parma possono essere considerate serenamente due “sconfitte”. Il Napoli non sa impadronirsi delle partite. E non le sa nemmeno “rubacchiare” con un golletto sporco. Qualità che l’anno passato ha fruttato parecchi punti, rivelatisi decisivi alla fine. Sì gli infortuni. Le partite ogni tre giorni, che però giocano tutti. Ma tanti, troppi, uomini dell’attuale rosa hanno costante bisogno di essere sostenuti e spronati. Conte ci prova. McTominay stesso, portatore sano di incapacità di arrendersi, a San Siro e ieri sera al San Paolo, ha cercato di portate di peso il Napoli verso la vittoria.
La mancanza di fiato, idee e carattere di tanti calciatori da Politano a Di Lorenzo, passando per Lang e Lucca è una zavorra eccessiva per le ambizioni di successo. Lo stesso Højlund nelle ultime due partite casalinghe ha ampiamente deluso, per giunta i gol in campionato sono pochini. Appena sei, ma assolutamente in linea con la sua carriera in cui il massimo delle marcature in campionato è ferma a dieci. La mancanza di Neres è forse l’unica cui le alchimie contiane non sono riuscite a sopperire. Certamente non manca l’obbligazione di impegno di questi calciatori. Ma la qualità dell’apporto è inversamente proporzionale ai fiumi di parole spesi per elogiarli. Passi per Di Lorenzo e Politano la cui avventura a Napoli, anche per questioni temporali, dovrebbe essersi consumata da un pezzo, ma Lang e Lucca sono la dimostrazione che la fretta e l’approssimazione in sede di calcio mercato stanno risultando esiziali per le sorti del Napoli. I due hanno prodotto la miseria di un gol a testa, conditi da una lunga serie di prestazioni scadenti e dichiarazioni amarostiche, e comportamenti rivedibili, che fanno crescere i dubbi sulle qualità valutative del diesse Giovanni Manna incapace la scorsa estate di rendere produttiva una campagna acquisti con budget fatto da soldi veri. La garanzia è che Conte difficilmente mollerà l’osso. Sei punti dalla vetta sono tanti. Forse troppi anche per lui. La Juve incalza, ed il Milan sornione è al secondo posto. Il Napoli non vive il pericolo di uscire dalle quattro di Champions, la Roma è nettamente inferiore, ma rischia di vivere una stagione piena di rimpianti.










