Allegri, la gestione della tensione e soprattutto la fatica di capire che nel calcio anche il modo di comportarsi è cambiato

Il comunicato del Napoli è irrituale, sa di dispettuccio. Però sta lì a ricordarci che le cose di campo di un tempo non esistono più. Oggi il calcio è show. Perché sono le telecamere a pagare gli stipendi. E bisogna saper starci nella società dello spettacolo

Mg Roma 15/05/2024 - finale Coppa Italia / Atalanta-Juventus / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Allegri, la gestione della tensione e soprattutto la fatica di capire che nel calcio anche il modo di comportarsi è cambiato

Il caso mediatico è esploso. Lo ha fatto esplodere il Napoli col comunicato di stamattina in cui ha parlato di aggressione da parte di Massimiliano Allegri a Lele Oriali.

La SSC Napoli condanna con fermezza l’atteggiamento dell’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri che, durante la semifinale di Supercoppa Italiana, alla presenza di decine di persone a bordocampo e in diretta televisiva, ha pesantemente insultato Gabriele Oriali con termini offensivi e reiterati. Auspichiamo che tale aggressione, totalmente fuori controllo, non passi inosservata, a maggior ragione perché, con 33 telecamere impegnate nella produzione dell’evento, è impossibile non riscontrare quanto avvenuto.  

Dobbiamo dire la verità: dopo aver letto il comunicato del Napoli, inizialmente abbiamo pensato a frasi diverse (nel senso di più gravi) da quelle che poi sono emerse. Avevamo immaginato anche minacce. A mettere in fila le frasi ci ha poi pensato il giornalista di Sportitalia Tancredi Palmeri. Allegri avrebbe apostrofato Oriali dicendogli, in sequenza: “siediti coglione”, “imbecille” “idiota” “vecchio ottantenne”, “leccaculo”.

I nostri primi pensieri sono stati dettati dalla reazione ortodossa del “vecchio” frequentatore di calcio. La tentazione di dire “sono cose di campo” era ed è forte. Ed effettivamente sono “cose di campo”. Tant’è vero che il tecnico del Milan potrebbe cavarsela con una multa (in Italia sei impunito in caso di razzismo, figuriamoci per qualche insulto). Però non possiamo fermarci a questo. Un’osservazione su Massimiliano Allegri e sul calcio in generale vogliamo farla. Il livornese un problema con la gestione della tensione ce l’ha. Non si tiene. E ultimamente sempre meno. Non vorremmo usare lo stesso metro che lui ha usato con Oriali, ma ci pare che più passi il tempo, meno riesca a placare la sua trance agonistica. E può essere un problema. O forse lo è già stato visto che in passato ha preferito non andare ad allenare all’estero, nemmeno al Real Madrid che è il sogno di qualsiasi allenatore. Come se conoscesse i suoi limiti. È un peccato, aggiungiamo noi. Perché in panchina e nella lettura della partita a nostro avviso è secondo a pochissimi colleghi. E sottolineiamo pochissimi.

Ma oggi il calcio – e a questo punto diciamo per fortuna – è anche altro. Non è più solo campo. È uno spettacolo globale. È entertainment come dicono gli americani. È show. Tan’è vero che la Supercoppa si va giocarla in Arabia Saudita. Perché pagano di più e quindi ben venga. Però nel mondo dello spettacolo devi saper starci. Il pallone non può essere più quello degli anni Settanta, Ottanta, col linguaggio machista, razzismo libero e via discorrendo. Ci pare che Allegri si stia dimostrando più anziano di persone anagraficamente più grandi di lui (ogni riferimento a Oriali non è puramente casuale). E onestamente poco cambia che anni fa Antonio Conte mostrò il dito medio ad Andrea Agnelli, come ricordato su X anche dal giornalista Giovanni Capuano. Vale per Allegri come per Conte, come per qualsiasi altro. Essere faziosi su questo terreno ci farebbe sentire  a disagio, oltre che terribilmente stupidi (en passant, non difendemmo Sarri quando diede del finocchio a Mancini). Saranno anche cose di campo ma anche come stare sul campo è cambiato. Non serve a niente dire che un tempo si faceva. Un tempo. Un tempo si mangiava il sanguinaccio e oggi no. Un tempo la tv era in bianco e nero e oggi no. E potremmo continuare all’infinito. Oggi ci sono cento telecamere e le telecamere le vogliono i protagonisti (ne hanno bisogno) perché c’è bisogno di pagare i loro stipendi. È cambiato il contesto e bisogna dimostrare di saper adeguarsi.

Potremmo ovviamente aggiungere che il comunicato del Napoli è certamente irrituale. Sa di dispettuccio infantile. Anche perché che sia il club di Aurelio De Laurentiis a stigmatizzare l’uso del turpiloquio, è quantomeno paradossale. Però se il Napoli avesse scritto il comunicato non per ripicca personale ma per attenzione al mondo del calcio in generale (non lo crediamo affatto, siamo sinceri), un merito lo avrebbe. Quello di ricordarci che siamo nel 2025, che il sistema è un altro e che chi non si adegua, rimarrà indietro in maniera inesorabile. Sarà tagliato fuori.

Senza dimenticare, ovviamente, che se a insultare un avversario di 74 anni è un signore che di anni ne ha 58, non ci possiamo meravigliare che la domenica sui campetti amatoriali finisca a botte tra genitori per qualche presunto errore arbitrale o per una parola fuori posto.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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