La mano di Dia si è rivelata una patacca: eclissi di un calciatore la cui fama è durata un giorno

Ebbe il merito di allietare Salerno per una domenica. Poi, il rapido declino verso l'impalpabile. Alla Lazio prestazioni tra l'impalpabile e l'imbarazzante

Napoli 30/04/2023 - campionato di calcio serie A / Napoli-Salernitana / foto Imago/Image Sport nella foto: esultanza gol Boulaye Dia ONLY ITALY

Che sport meravigliosamente sadico il calcio, capace di elevarti fino a farti toccare il cielo per poi bruciarti un secondo più tardi, come se non fossi mai esistito, più veloce di una meteora che, a giro, si insacca nel palo lontano alle spalle di Meret, zittendo — momentaneamente — una città intera e rappresentando di fatto il momento di massimo fulgore della tua carriera. Un battito di ciglia, una saetta improvvisa, destinata a bruciare nei ricordi sfocati di un attimo interminabile per poi spegnersi nel nulla. Neil Young cantava che “It’s better to burn out than to fade away”, ossia che è meglio bruciare intensamente che svanire lentamente. L’eroe di quel giorno — Boulaye Dia — ha sì bruciato intensamente, ma ciò non gli ha impedito di svanire.

Boulaye Dia, storia di un’eclissi

Quel 30 aprile del 2023, una città scrisse il suo personalissimo e vendicativo pezzo di storia, e come biasimarla, e un’altra si vide rimandata la vittoria a qualche giorno più tardi. L’eroe? Boulaye Dia, che segnando quel gol inchiodò il risultato del match point scudetto sull’1 a 1, impedendo al Napoli di alzare il suo terzo tricolore nel “derby” campano contro i cugini salernitani che in estasi mistica accolsero la squadra e il senegalese sulle ali del trionfo. Gli sfottò, com’è giusto che sia, si sprecarono. Il più celebre? È stata la mano di Dia, ironizzando sul titolo del celebre film di Sorrentino. Touché: è giusto che ognuno esulti in base alle proprie prospettive e ai propri interessi senza essere tacciato troppo di provincialità.

Torniamo a noi: 16 gol in 33 partite per un 26enne proveniente dal Villarreal con cui, tra l’altro, terminerà la stagione con 35 presenze e 7 reti complessive. Viene in Italia e, al primo anno, fa questi numeri. “Sai, questo mi fa pensare”, semicit. Al termine di quell’annata evidentemente benedetta, il senegalese sembrava destinato a ben altri palcoscenici e ben altri numeri. Evidentemente se lo aspettava anche lui e, così, di nascosto a vertici e tifosi granata, si mise a contrattare con il Wolverhampton, venendo però scoperto, estromesso dagli allenamenti e multato di 30.000 euro.

Qui, la prima crepa, sulla quale i dirigenti decisero di chiudere un occhio. Sulla seconda, un po’ meno: durante la partita contro l’Udinese del 2 marzo 2024, conclusasi 1-1, il giocatore si rifiutò di entrare negli ultimi otto minuti di gioco. Comportamento che gli costò l’esclusione completa dai piani della squadra fino al termine della stagione, con la società che decise di rivolgersi al Collegio Arbitrale per richiedere la sanzione più severa possibile. Al termine della sua esperienza in granata, il giocatore aveva collezionato 52 presenze e segnato 22 gol.

Ah la caduta degli eroi…

Il passaggio alla Lazio: un po’ di numeri

Alla fine, a fare il salto ci è riuscito comunque: approda nella capitale, sponda Lazio, dove viene accolto piuttosto tiepidamente e, fondamentalmente, a ragione. Nella stagione passata, quella 2024/25, chiude con 48 presenze e 12 gol totali; manco a dirlo, non manca il gol contro il Napoli quasi allo scadere nel 2-2 maturato in casa Lazio il 15 febbraio 2025. Che dire, i suoi gol allo scadere portano fortuna.

E quest’anno? 12 presenze e appena un gol, siglato alla seconda di campionato contro il Verona, fissando l’importante 4-0 finale. Poi? Il nulla, condito da tante critiche della sua stessa tifoseria. E prestazioni tra l’impalpabile e l’imbarazzante.

Ora siamo nel 2025, i 30 anni si avvicinano e, praticamente, quello che sembrava un punto di partenza si è rivelato un punto di arrivo. Ha disatteso le aspettative, come i freddi numeri confermano, e dai numeri non si scappa mai.

La mano di Dia? Simpatico eh ma, fondamentalmente, una patacca.

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