Danilo allunga il già infinito elenco di danni che Giuntoli ha fatto alla Juventus

Da Koopmeiners a Huijsen, da Motta al brasiliano che nella notte ha vinto la Libertadores col Flamengo: la Signora paga ancora gli errori commessi dal ds che doveva essere il loro salvatore

Giuntoli Juventus Milan-Juventus Antonio Silva

Cm Torino 25/05/2024 - campionato di calcio serie A / Juventus-Monza / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Cristiano Giuntoli

Qual è uno degli insegnamenti più importanti che il calcio ci ricorda, anno dopo anno, con chirurgica precisione? Che tempi, modi e contesti fanno tutta la differenza del mondo. E la fanno sia nel rettangolo verde, termometro del mero risultato sportivo e dell’umore del tifoso, sia fuori dal campo, dove si muovono leve più delicate che, in un certo senso, determinano anche ciò che poi si vedrà in campo. Nella sua infinita saggezza popolare, Napoli dice che “il pesce puzza sempre dalla testa”, e nelle annate calcistiche maledette il detto assume contorni vividi e reali. Lo abbiamo imparato noi, lo hanno imparato alla Continassa dove pagano ancora i danni commessi da Cristiano Giuntoli. Ironicamente, nella notte, il gol di Danilo che ha deciso la finale di Libertadores contro il Palmeiras ha praticamente confermato la lunga lista di errori del ds che pure fu artefice dello scudetto del Napoli con i colpi Kvaratskhelia, Kim, Lobotka, Osimhen.

L’origine dei danni di Giuntoli: una panoramica

Quando il karma, il destino o, più realisticamente, il conto dei propri errori decide di presentarsi, non va mai per il leggero, e Giuntoli lo sta probabilmente sperimentando in maniera piuttosto marcata. Accolto come il salvatore della patria a Torino, forte dei tanti nomi portati a Napoli e di uno scudetto vinto grazie a scelte innovative e a uno scouting di livello, Giuntoli ha fin da subito imposto la sua visione, occupando quel vuoto di potere lasciato da Agnelli, alle prese con problemi giudiziari.

Per spezzare una lancia a loro favore, ci saremmo entusiasmati tutti.

A Torino, però, il ds fiorentino ha commesso un errore di valutazione, vuoi in buona fede, vuoi sopravvalutandosi troppo, che gli è stato fatale: non ha valutato con attenzione il contesto in cui si trovava, molto diverso da quello sperimentato a Napoli dove ogni decisione, anche la più incomprensibile, viene sempre imputata al parafulmine della città, ossia De Laurentiis. Napoli non gli ha permesso di conoscere fino in fondo la propria capacità decisionale, poi è arrivata la sbornia scudetto che ha colpito tutti. I Greci avrebbero parlato di iubris, in italiano tracotanza.

Si sono sopravvalutati tutti, dal primo all’ultimo, e Giuntoli, andato alla Juve, non è riuscito a comprendere le reali necessità di una società in ricostruzione, non più solida come prima e orfana del suo riferimento principale. A Torino una scelta insensata ha seguito l’altra.

Da Motta a Danilo: una lunga lista nera

Dal principio: la scelta dell’allenatore. Thiago Motta arriva a Torino fresco di una storica stagione con il Bologna, dove riesce a portare i felsinei in Champions League dopo circa 60 anni. Le premesse erano ottime: allenatore giovane, idee fresche, bel gioco. Chiaro, no? Tutto ciò che non era Juventus, praticamente. Iubris, sua e di Motta, che forse avrebbe necessitato di un po’ più di gavetta prima di approdare nella piazza più pressante d’Italia.

La scelta di Motta porta la firma di Giuntoli, così è e così sarà, e per imporre la rivoluzione, la rottura col passato allegriano, c’è bisogno di difendere la decisione, accontentando le richieste di Motta ed “epurando” chi non è più centrale o chi ha capito che qualcosa non va. E via.

Partiamo dalla più eclatante: Huijsen. Il gioiello della next gen viene mandato in prestito alla Roma per 650 mila euro e dopo essere stato acquistato dal Bournemouth per 20 milioni vien preso dal Real Madrid a ben 59,4 milioni di euro (50 milioni di sterline). Certo non è ancora un fuoriclasse ma per essere nella retroguardia del club più celebre al mondo qualcosa vorrà pur dire. Non era da Juventus?

Gli acquisti e gli errori di mercato Si potrebbe fare una lista lunga: Koopmeiners, pagato dalla Juve circa 60,7 milioni (base garantita 51,3 milioni + 3,4 milioni di costi accessori, con bonus fino a 6 milioni), e Douglas Luiz, acquistato per 50 milioni. Le prestazioni di Koopmeiners le conosciamo tutte; ora, con Spalletti, sembra avere un ruolo più difensivo, ma niente di eccezionale. Il brasiliano farà solo una stagione a Torino, per poi tornare in Premier League al Nottingham, nella formula del prestito oneroso da 3 milioni di euro, con diritto di riscatto facilmente trasformabile in obbligo fissato a 28,5 milioni. Lo sentite l’odore di minusvalenza?

Tutti errori che la Signora paga ancora a caro prezzo, compreso quello di Nico González, acquistato dalla Fiorentina per 8 milioni di euro in prestito e 25 per il riscatto, più eventuali 5 milioni di bonus quasi per dispetto, finito poi in prestito all’Atletico Madrid dopo un anno.

La chicca finale. C’è ancora tempo per menzionare gli addii forzati, come quello, appunto, del capitano Danilo. Con l’arrivo di Thiago Motta, Danilo è stato praticamente escluso dal progetto Juventus e, il 27 gennaio 2025, ha risolto consensualmente il contratto. Il club ha si affannò a spiegare che il rapporto era arrivato a un punto di non ritorno, mentre Danilo ringraziando i tifosi non mancò di sottolineare come la Juventus fosse i suoi tifosi, e di certo non i suoi dirigenti. Una cannonata. La Juve, oltre a perdere una fracca di soldi, perde anche il suo famoso “stile” nel trattare le sue icone. Che masterclass, Cristiano.

Beh, alla fine tutto ha avuto un esito abbastanza chiaro: Giuntoli e Motta a spasso e Danilo che decide la finale di Libertadores contro il Palmeiras. Chissà che questo non li faccia riflettere sul concetto di iubris. Potrebbe servire.

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