Davide Ancelotti: «L’arrivo in Brasile è stato scioccante. Sogno di allenare il Real, Florentino lo sa»

A Onda Cero: «Tra me e mio padre c'è un'atmosfera di sfida costante, mi manda anche a quel paese se necessario».

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Real Madrid's Italian coach Carlo Ancelotti (L) speaks with Real Madrid's Italian assistant coach Davide Ancelotti at the Santiago Bernabeu stadium in Madrid on September 27, 2023. (Photo by Thomas COEX / AFP)

Davide Ancelotti ha parlato a Onda Cero del suo arrivo nella Nazionale brasiliana come vice del padre Carlo e del recente passato al Real Madrid.

Davide Ancelotti: «L’arrivo in Brasile è stato scioccante, mio padre mi manda anche a quel paese se necessario»

«L’arrivo in Brasile è stato scioccante. Si nota che stanno giocando per qualcosa di più grande rispetto a un club. Ci sono molti rituali, si genera un’atmosfera diversa e c’è poco tempo, tutto è più concentrato ed è molto più costruito per tentativi. È stato tutto molto scioccante e molto bello. Seguirò da vicino i giocatori che sono qui in Spagna. Dobbiamo essere consapevoli di tutti.»

«Il mio sogno è tornare al Real Madrid. Non c’è bisogno che io dica a Florentino Pérez che il mio sogno è quello di essere un allenatore del Real, lo sanno tutti».

Davide ha avuto a che fare con diversi calciatori nella sua esperienza da vice del padre; alla domanda su chi lo ha segnato maggiormente, ha risposto:

«Toni Kroos è stato un calciatore speciale, unico e irripetibile. Lavorare con lui è stato il più grande privilegio. Potrebbe fare l’allenatore, ma non lo so se vuole. È come Xabi Alonso, un giocatore che ti ha dato idee, brillante, molto intelligente. Non abbiamo cercato di convincerlo a continuare per il grande rispetto che avevamo per lui, aveva preso una decisione. Non capisco perché un calciatore come lui non abbia vinto il Pallone d’Oro».

Il rapporto padre-figlio nella gestione di una squadra:

«Non ci sono limiti tra noi quando parliamo, c’è la fiducia tra padre e figlio che rende tutto più facile, quando necessario mi manda anche a quel paese. Non c’è rancore, è un’atmosfera di sfida costante. Conosco i suoi “no”, quelli che mi danno la possibilità anche di andare avanti e quelli che so che sono definitivi. Mi ha dato tante opportunità, mi ha fatto crescere, migliorare. Il mio cognome mi ha sicuramente aperto molte porte ma ho sempre cercato di ottenere rispetto di chi lavora con me, che è la cosa più importante. Durante la partita lo chiamo papà, ma a volte anche mister».

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