I sauditi vogliono comprarsi il Milan, gli arabi vogliono sbarcare in Serie A (Repubblica)
Emissari del fondo Pif a Milano. L'affare dovrebbe concludersi entro la fine della stagione. Il club rossonero non varrebbe meno di 1,6 miliardi
Mg Milano 03/09/2022 - campionato di calcio serie A / Milan-Inter / foto Matteo Gribaudi/Image Sport
nella foto: Jerry Carnevale-Paul Singer
I sauditi vogliono comprarsi il Milan, emissari del fondo Pif a Milano. Lo scrive Repubblica con Enrico Currò.
Obiettivo Milan entro la fine della stagione
Il tema del riassetto societario torna al centro della scena del Milan. Consolidato il terzo posto dell’imprescindibile Champions e avviato al rettilineo il mercato d’inverno col veto posto per ora dal Torino su Buongiorno, dal Medio Oriente filtra una nuova indiscrezione: l’interesse crescente dei potenziali investitori arabi, dopo i colloqui dello scorso novembre, per l’ingresso nel club. La novità è che stavolta gli investitori stessi sono stati avvistati a Milano. Si tratterebbe di rappresentanti di Pif, il fondo governativo saudita, interessati a rilevare a breve termine quote del club dall’azionista di maggioranza, il manager statunitense dell’entertainment Gerry Cardinale, titolare di RedBird Capital, la controllante del Milan. Secondo fonti finanziarie saudite Cardinale, dopo il blitz per la partita con la Roma e il discorso motivazionale alla squadra in presenza del suo consulente e dirigente ombra Ibrahimovic, era atteso sul Golfo Persico, mentre alcuni emissari di Riad si sarebbero trattenuti a Milano.
Il loro obiettivo non sarebbe solo una quota di minoranza vicina al 50%, pari al debito (550 milioni di euro più interessi) contratto da RedBird nell’estate 2022 col fondo angloamericano Elliott della famiglia Singer, che nel 2018 acquisì il club dall’inadempiente Yonghong Li, a sua volta subentrato nel 2017 alla Fininvest di Silvio Berlusconi. Adesso gli investitori riconducibili a Saudi Aramco (il ramo idrocarburi del governo) starebbero verificando la possibilità di rilevare entro fine stagione le quote di maggioranza del club, che nell’agosto 2022, all’atto del passaggio azionario da Elliott a RedBird (Gordon Singer conserva peraltro un peso decisionale nel Cda del Milan), era stato valutato 1.2 miliardi di euro e che nel frattempo, col bilancio in attivo e col piano nuovo stadio di proprietà all’orizzonte (la giunta di San Donato è al via libera), non varrebbe meno di 1.6 miliardi.
La Saudi League cambia strategia per far fronte al flop di pubblico e di diritti tv. I fuochi pirotecnici estivi non hanno prodotto nulla di buono, nonostante un investimento in calciatori pari a 1,6 miliardi di euro. Il principe Bin Salman, che attraverso un fondo controlla i 4 club più blasonati (ma anche il Newcastle in Inghilterra), si è reso conto che in Arabia Saudita non mancano giocatori stellari, e altri comunque si possono ingaggiare, semmai c’è carenza di teste pensanti, di manager che possano dare un’impostazione professionale al torneo.
Ieri la stampa saudita, che in passato aveva fatto circolare rumors su Del Piero, Maldini e Pinto, ha iniziato a stilare un elenco di direttori sportivi e team manager necessari come l’aria per far decollare il pallone nelle terre sequestrate dal deserto. Il primo della lista è un italiano, Andrea Berta, l’architetto dell’Atletico Madrid di Simeone, corteggiato anche dalla Juve.
Altro pezzo da novanta è lo spagnolo Javier Subirats, per il momento disoccupato. È il manager che a inizio millennio ha costruito il Valencia di Cuper (due finali Champions) e di Benitez (due scudetti).
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