Anche Dazn si è uniformata all’omertà giornalistica italiana sul razzismo negli stadi
POSTA NAPOLISTA - Lo scorso anno si era distinta per una linea “europea”. Per Verona-Napoli solo un piccolo accenno, neanche tanto esplicito, al razzismo contro Osimhen
Mg Verona 15/08/2022 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport
nella foto: esultanza gol Viktor Osimhen
Gentile direttore, ieri pomeriggio, complice una combo micidiale Dazn-linea internet non ottimale, non sono riuscito a vedere per bene la partita Hellas Verona-Napoli. Per compensare la mancata gioia di poter esultare in presa diretta ai cinque gol inflitti agli scaligeri (e anche per godermi i nuovi acquisti), ho recuperato stamane rivedendo il match in differita. E non nascondo che anche in quel caso la riproduzione non è stata perfetta!
Al di là dei disservizi tecnici, che non fanno più notizia, sono finalmente riuscito a capire cosa è accaduto ad Osimhen in occasione del secondo gol azzurro. Anche in questo caso, ahimè, si può dire che la cosa non fa notizia.
Il Bentegodi si conferma il solito catino infarcito del peggior razzismo, ma se un tifoso non autoctono si fosse collegato a Dazn (ammesso che riuscisse a vedere la partita) avrebbe avuto non poche difficoltà a comprendere la dinamica degli eventi.
Personalmente, non condivido la linea adottata dai provider televisivi i quali, con la scusa di non dare visibilità ai razzisti e ai delinquenti, preferisce direttamente offuscare ed ignorare gli eventi, a discapito del doveroso diritto di cronaca.
Eppure lo scorso anno Dazn si era ben distinta per essere una testata “europea” nei confronti del razzismo, anche nei confronti dei napoletani. Ieri, invece, al di là di un piccolo accenno – neanche esplicito – del telecronista Stefano Borghi, di razzismo a Verona non se n’è proprio parlato, come se ormai ci fossimo assuefatti all’idea che debba andare così (battuta: ci stiamo preparando ai tempi da vivere vol prossimo governo?).
Il calcio italiano è affetto da un’omertà imbarazzante, dove anche gli stessi calciatori si pongono al fianco dei razzisti, colpevolizzando le vittime (“non doveva provocare”) o sminuendo la portata degli eventi (“devono far finta di non sentirli”). E invece il razzismo deve fare notizia, anche di fronte alla cecità – e sordità – delle istituzioni calcistiche nostrane.
Nel resto d’Europa, giustamente, ancora non ci si rassegna di vivere in una società che consente agli stadi di essere una zona franca da qualunque norma giuridica. E allo stesso modo, Dazn rappresentava una speranzosa eccezione che, però, rischiamo di perdere. Una speranza che rischia di lasciare il posto ad un nauseante senso di rassegnazione e consapevolezza che l’Italia è e resterà un paese fondamentalmente razzista.
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