Un killer di mafia, un tassista zingaro, un senzatetto. L’incredibile vita degli avversari di Muhammad Ali
Il pluripremiato fotografo inglese Michael Brennan gli ha dedicato un libro dopo una ricerca di più di due anni. E ha scoperto storie meravigliose

Lì fuori c’è ancora un po’ gente, anche molto strana, che può raccontare ai suoi nipoti che una volta ha resistito sei round contro Muhammad Ali. Un assassino, un senzatetto, un tassista… Michael Brennan, pluripremiato fotografo inglese, ha dedicato un libro (“They Must Fall”, pubblicato da “ACC Art Books”) agli avversari del grande Ali, nel quale riscopre e racconta la vita dei pugili che hanno preso una luce di riflesso, e non sempre l’hanno potuta o saputa sfruttare.
“Incontrai George Foreman negli anni Settanta, aveva appena iniziato a predicare dopo la sua sconfitta con Ali. Tornando a casa mi sono chiesto cosa stessero facendo gli altri avversari. Il giorno successivo, incontrai per caso a New York, al Radio City Music Hall, un altro avversario, si chiamava Alex Miteff, autista di limousine. Più che altro un tassista zingaro, ad essere onesti”.
Si è finanziato la ricerca da solo per due anni, poi Sports Illustrated ha pagato il resto. Li ha rintracciati ovunque, in Germania, alle Hawaii, in Inghilterra, in Canada.
“Sfortunatamente, molti erano vecchi pugili un po’ picchiati. Alcuni erano in prigione per aggressione, uno era diventato un mafioso condannato all’ergastolo per omicidio. Ma c’erano anche altri, come Buster Mathis , che secondo Ali era un bravo pugile. Buster aveva problemi di peso e diabete. Caricava i camion, un bravo ragazzo che andava a lavorare alle quattro del mattino“.
Più Ali diventava famoso, più i suoi avversar diventarono piccole celebrità. Alcuni sono andati a lavorare nelle miniere di carbone, o da qualche altra parte, ma potevano raccontare di aver combattuto contro Ali.
“È una vita dura quella della boxe, e molti erano giovani che venivano dai quartieri difficili delle città. A un certo punto si sono abituati a un certo stile di vita e uno stile di vita e sono scivolati rapidamente nel crimine alla fine della carriera. Non tutti, ma alcuni”.
“Mi era stato detto che Robinson viveva per strada a Overtown, Miami, quindi sono andato lì e ho chiesto in giro. Poi a un certo punto è venuto lui in albergo, da me. “Sweet Jimmy” ha avuto una vita dura e puzzava di alcol a buon mercato. Ho scattato alcune foto la sera e il giorno successivo. Quando se n’è andato gli ho dato venti dollari. Dopo di che nessuno lo ha più sentito. Nessuno sa cosa ne sia stato di lui”.