Nella targa per Sarri (divelta) c’è l’immutabile immaturità di Napoli

Una città che non impara mai dai propri errori. Aveva (e ha) Ancelotti e guardava il Chelsea

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Napoli fa, Napoli disfa. Elegge un capopopolo e lo destituisce. Crea e dedica una targa, poi la strappa via. Sarà certamente così anche in altre città, ci mancherebbe. Intanto, nel giro di pochi anni è successo due volte proprio qui: Higuain, poi Sarri. Storie forse diverse o forse simili, ma con un unico denominatore: la figura attorno alla quale la città (non tutta, per fortuna) ha bisogno di riconoscersi.
Una (nuova) follia collettiva che ha (di nuovo) allontanato dalla realtà. Mentre Carlo Ancelotti costruiva il New Deal, in tanti erano distratti dalle vicende calcistiche del Chelsea. Una follia nella follia. Una meta-follia. Salvo poi strappare la targa dal muro di Bagnoli.
Una città matura non avrebbe bisogno di Comandanti, di capofila. Una città calcisticamente immatura ha invece bisogno di una guida. Come i bimbi a scuola che necessitano della maestra per attraversare la strada.
La riflessione che impressiona è il non imparare dai propri errori. Dopo Higuain in molti giurarono di non farsi più coinvolgere nella creazione di Masaniello. E invece nacque il Sarrismo. O Sarriniello.
La targa di Sarriniello è stata divelta. Abbiamo imparato la lezione o alla follia non v’è rimedio?

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