De Laurentiis al Forum del CorSport « Ho fatto arrestare 33 persone»

Al forum organizzato dal Corriere dello Sport tanti rappresentanti del calcio italiano. Il presidente del Napoli ha parlato dell’importanza degli stadi

De Laurentiis al Forum del CorSport « Ho fatto arrestare 33 persone»

Grande appuntamento per il calcio italiano oggi nella redazione del Corriere dello Sport dove si è tornato a parlare di razzismo e sicurezza degli stadi.

Il forum, dal titolo “Il calcio che vogliamo”.ha visto  la partecipazione di Giovanni Malagò, presidente del Coni, di Roberto Mancini, ct della Nazionale, di Gabriele Gravina, presidente della Figc, di Gaetano Miccichè, presidente della Lega di A, di Andrea Abodi, presidente del Credito Sportivo, di Claudio Lotito, presidente della Lazio, di Mauro Balata, presidente della Lega di Serie B, di Cosimo Sibilia, presidente della Lega Dilettanti e vicepresidente vicario della Figc, di Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, di Nicola Rizzoli, designatore della Can A, di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, e di Giovanni Branchini, procuratore sportivo.

 

Primo intervento del ct della nazionale Roberto Mancini sul gap tra la Juve e le altre:

«La Juve ha lavorato molto bene in questi anni, ha una rosa ampia, molto migliore delle altre. Ha uno stadio di proprietà ed è una fonte enorme per la società, strutturalmente ha lavorato molto bene. Non è un caso che abbia vinto, poi a livello tecnico è molto forte e viene migliorata anno dopo anno. La rosa è forte e la migliora ogni anno, per loro il target è la Champions e continua a vincere il campionato» 

 

A seguire il presidente della Figc Gabriele Gravina:

«La storia si ripete, il calcio non ha una dimensione imprenditoriale diversa da altre aree. Ha bisogno di un prodotto che abbia appeal, ha bisogno di identità, di un percorso e di un progetto che generi l’interesse. Il mondo del calcio ultimamente vive una criticità e ha bisogno di regole per un nuovo cambiamento. Io avevo parlato di playoff e playout in serie A, come provocazione infatti, immaginare dieci squadre ai playoff con un secondo campionato, in due fasi, genererebbe maggiore interesse»

 

Presidente Lega Miccichè:

«Io sono l’ultimo arrivato, dopo una Figc commissariata, ma non sono convinto che il calcio italiano stia così male: certo, la Juventus primeggia in maniera straordinaria ed ha una struttura da azienda leader nel settore. Però mancano due giornate in Serie A e ci sono tante squadre che lottano per la Champions League o per non retrocedere: il campionato, al di là del predominio della Juventus che l’anno scorso è vacillato a causa del Napoli, non credo sia così in difficoltà.  Il tema più importante è la composizione dei ricavi, basati sui diritti tv mentre prima era sui biglietti. Oggi il 65%-70% arrivano dalle tv, diritti tv venduti a soggetti internazionali, proprietari che investono dagli Usa in vari sport, hanno i rendiconti ma non sanno manco i colori delle maglie delle squadre. Tv daranno meno soldi? Siamo convinti di avere un prodotto bello e interessante che vedremo tra due anni in modo migliore ed a cifre più alte. Certo che la Premier è un’altra cosa, ma il fatturato del calcio italiano è analogo a Spagna e Germania».

Giovanni Malagò, presidente del CONI:

«Ho una specie di patologia, sono ripetitivo (ride, ndr). Le tante cose belle che si sentono abitualmente attorno al calcio, diciamo che ci sono le premesse per fare meglio tra Lega di A e Federazione. La barca va nella direzione giusta, ed è fondamentale: non può prescindere dal discorso della ‘casa’. Una famiglia funziona se c’è la casa. Vale anche in Serie A: complimenti alla Juventus, vediamo chi ha lo stadio nuovo in Italia. In Serie A ce l’ha il Sassuolo, che nasce da una storia atipica con la Reggiana, trasferendosi in un altro posto, forse anche avverso per le tifoserie. Udine che identifica l’intera regione, non succede da altre parte e li hanno aiutati anche col naming, ci hanno messo 20 anni in una città in cui la burocrazia esiste meno da altre parte e poi la Juventus, ma grazie ad un evento straordinario, l’unica città con meno di un milione di abitanti che ha due società in due stadi diversi. La Juve ha potuto farlo perché il Torino ha preso un altro stadio, il Comunale, grazie alle Olimpiadi del 2006. Senza lo stadio Olimpico pubblico non avremmo un impianto per il match dell’europeo 2020. Non c’è altro da raccontare: la madre di tutte le battaglie è di ospitare una grande manifestazione internazionale. Se non c’è data certa per fare uno stadio, è un calvario: si deve fare squadre, come s’è fatto sulla candidatura olimpica di Milano-Cortina, oppure le Finals di tennis a Torino»

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Prende la parola De Laurentiis sulla questione degli stadi

«Ringrazio Malagò per ciò che ha detto, ma devo fare una precisazione sulla Juventus: non bisogna dimenticarsi che ha avuto 75 milioni gratuitamente da SportFive per aver fatto scadere il quinquennio in cui non si sono messi d’accordo… in realtà i 125mln dello Stadium sono costati soltanto 50, poi vogliamo dire che la famiglia Agnelli ha potere particolare sul Piemonte e a Torino? Hanno fatto in modo da aumentare i loro investimenti, e nonostante questo hanno chiesto un fondo da 170 milioni di euro.

Non dimentichiamo che il Napoli in uno stadio così compromesso, avendo dalla regione 25mln per le Universiadi, ho preteso di far parte del comitato per gestirli ed evitare dei dirottamenti che in Italia sono abituali e andiamo avanti. Vedremo uno stadio rivoltato, io ho intenzione di investire altri soldi nello stadio, avremo il rinnovo di una convenzione lunga che ci darà possibilità di investire. Ho intenzione di investire altri soldi nel San Paolo, la convenzione nuova ce ne darà la possibilità.

Il nostro calcio è pieno di tattica, troppo diverso da quello inglese:La Juve ha 10 punti in più del Napoli, il Napoli altrettanti di vantaggio su quelle dietro, quindi qualcosa non funziona. O non funziona il poter spendere più di quanto si fattura, il Napoli non ha 1 euro di debito con le banche, bisognerebbe far luce, Gravina lo sa, ma i campionato ripartono con debiti e club che continuano ad indebitarsi, in un calcio dove si sprona a spendere come al Colosseo, alla ricerca di nomi di divi e non di giocatori buoni.

Ma dove va il calcio del prossimo ventennio? Lo sapete che i ragazzini di 10-20 anni stanno sulle loro piattaforme a giocare agli sparatutto: ho messo mio nipote nella migliore scuola calcio romana, eppure quando gioca il Napoli resiste solo dieci minuti e poi gioca a Fortnite. Il nostro spettacolo non è più per giovanissimi, ma per vecchi. Dobbiamo affrontare anche questo problema, pure come regole, comprare mille giocatori ma fare solo tre cambi. Dobbiamo essere dipendenti da FIFA e UEFA ? Arriverà sempre qualcuno di vecchio, istituzionalizzato, che poi ci creerà regole che non andranno bene. Lotti cosa c’entrava col mondo del calcio? Ha fatto un casino con dei danni inimmaginabili: ha dato importanza allo stadio. Io il San Paolo l’ho definito un cesso, sono arrivato secondo con 10 punti sulla terza: l’Udinese rischia di retrocedere con lo stadio nuovo, il Sassuolo che fa? Il Tottenham ha giocato in uno stadio fatto da altri, il calcio inglese ha avuto la Thatcher che è una santa, in Italia il ministro dell’interno si nasconde da 20 fanni, nei nostri stadi si spaccia cocaina. Tifo sano nelle curve? No! Non possono nemmeno sedersi dove hanno il loro posto, ci sono 3-400 persone che scrivono contro. Mi scrissero contro perchè presi Sarri, fu una intuzione da parte di chi digeriva calcio meno di altri. Adesso ne parlano tutti, ma quando l’ho preso mi hanno scritto i manifesti contro. L’unico ministro dell’Interno che si fece sentire, fu quello dei tornelli. Su mio intervento, Renzi ed Alfano fecero un regolamento innovativo: nel 2014 si poteva daspare anche chi aveva fatto determinati reati negli ultimi cinque anni. Perchè devono essere daspati, quando poi i Questori si cacano sotto di daspare? Il biglietto automaticamente non deve essere proprio emesso. Gli steward? Alcuni sono accazzimmati con la malavita»

 

Anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, parla sull’argomento:

«C’è una distorsione, alcuni club sono diventati ostaggio perchè lo sono voluti diventare. Aurelio, io sono entrato nel sistema con 84mln di fatturato e 86,5mln di perdita, con 150mln di debiti. Adesso sono in parità di bilancio, non percepisco un euro dalla Lazio perchè altrimenti sottrarrei soldi da possibili investimenti. Ho rifatto Formello con la cassa della società, è un problema di far rispettare le regole: tramite il consenso popolare, nell’organizzazione, ci siamo messi in condizione di lavarci la coscienza. Il nostro mondo ha un grande impatto mediatico, che ci consente di avere un grande potere contrattuale che non usiamo in senso costruttivo: nel sistema dobbiamo essere compatti, le norme sono obsolete. Aurelio tu lo sai bene, ci siamo confrontati: le norme sono frutto di un retaggio dove le società non erano quotate. Parlano tutti di stadio, fui il primo a proporre un progetto multifunzionale: la persona deve considerarla casa, noi invece ancora parliamo con logiche di trent’anni fa. La mentalità ha portato a giustificare atteggiamenti delinquenziali, e a me dicevano che ero matto…»

 

De Laurentiis si intromette per precisare

«Dodici anni fa ho fatto arrestare 33 persone»

 

Lotito, prosegue:

«Si vince con merito? Ci vuole spirito di sacrificio, è uno sport di gruppo, ci vuole determinazione e lealtà verso l’avversario. Serie A? Su alcuni temi economici si può parlare: se dice che i soldi aiutano, io ho una società che fattura 480mln ed un’altra che ne fattura 110mln vuol dire che c’è disparità. Abbiamo tolto la Supercoppa alla Juventus e all’Inter che vincevano tutto. Si parla sempre di progetto, sembra che siano tutti manovali. Non dobbiamo spogliare il calcio del sogno»

 

Marcello Nicchi, presidente dell’Associazione Italiana Arbitri:

«Sono emerse tante cose oggi, sono preoccupato in certi momenti: sentir dire spesso che tante cose non funzionano…per ripartire con un calcio forte e nuovo, bisogna entusiasmare la gente altrimenti facciamo dei danni. Bisogna investire nel settore giovanile scolastico, non bisogna parlare solo di Serie A. Ci sono stadi addirittura pericolosi, bisogna investire nella giustizia sportiva per non avere dubbi. Bisogna investire nella tecnologia, noi abbiamo dovuto operare in un momento difficile in cui A e B erano commissariate, non c’era la Federazione: siamo rimasti garanti delle istituzioni noi arbitri, ed abbiamo fatto il nostro lavoro in mezzo a tante difficoltà. Il nostro calcio è visto con credibilità all’esterno, ma noi dobbiamo preoccuparci come arbitri anche dei settori giovanili: c’è un problema violenza, e devo ringraziare il Corriere dello Sport in occasione di un caso di violenza per noi devastante. Quest’anno quattro arbitri hanno debuttato in A, e l’anno scorso erano in C: c’è progettazione, in questo mondo federale se ognuno fa ciò che sa fare, allora si potrà voltare pagina»

 

Nicola Rizzoli, designatore della CAN A:

«VAR? La figura dell’arbitro sta cambiando vista l’introduzione della tecnologia. L’arbitro prenderà sempre la decisione, ci siamo adattati in tempi ristretti: guardo molto le statistiche, l’innovazione è stata entusiasmante lo scorso anno. Quest’anno il contraltare è pesante, siamo tornati ai numeri pre-VAR: le aspettative erano troppo alte? Arrivare a zero errori è impossibile, saranno gli uomini a usare la tecnologia e potranno sbagliare. Cerchiamo di migliorare, ma è questione anche di cultura: anche i giocatori sono tornati a protestare, ed è una cosa che nuoce al calcio e alle società che poi se li trovano squalificati. Dobbiamo fidarci un po’ di più dell’arbitro e della tecnologia, con la Federazione studiamo un centro a Coverciano dove potranno essere valutate tutte le partite, si innalzerà la qualità delle valutazioni VAR fino ad arrivare ad una professionalità del ruolo e dell’operatore»

Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori:

«De Laurentiis ha indicato il problema vero: se parliamo di impresa, sport, spettacolo sono tre cose che non coincidono. Lotito parlava del sogno della gente: lo sport dice che l’occasione dev’essere data a tutti, ma l’impresa forse vuole stabilità. I calciatori hanno delle regole e devono avere stabilità, le società che hanno progetti sportivi che vanno avanti da anni poi hanno determinati risultati. Mi piacerebbe leggere il resoconto di Ajax-Tottenham prima del 2-3, il risultato cambia la visione delle cose: Zaniolo è stato lanciato da chi adesso non siede sulla panchina della Roma, Donnarumma è stato lanciato da Mihajlovic che poi non è rimasto al Milan. Non c’è progettualità a medio-lungo termine, vogliamo parlare di sport o di spettacolo? Molte volte le cose non coincidono. Il prodotto che si vende è sportivo, se il risultato rimane aleatorio allora il prodotto è maggiormente vendibile. De Laurentiis ha dato continuità alla guida tecnica e ai calciatori, ed ha ottenuto risultati sul campo: se non coincidono con lo spettacolo, è un tema che sul medio-lungo termine potrebbe essere affrontato»

 

Andrea Abodi, presidente del Credito Sportivo:

«Bisogna pensare già al giorno dopo, bisogna pensare al calcio che dobbiamo fare e non soltanto volere: a volte concordo con Lotito, dalla fotografia del disagio bisogna pensare ad una sceneggiatura del futuro possibile. Abbiamo abbandonato l’idea di reagire, io però voglio essere ottimista al limite dell’incoscienza: il contesto è basso, a partire dai prati e dagli stadi pieni che creano un bel presupposto. Cosa compone il prodotto? Cosa determina un valore? Lo stadio può essere un punto di svolta: nonostante le leggi migliorabili e le agende dei club che non hanno una verticalità sulle strutture. Noi come Credito Sportivo proponiamo alternative per far costruire il paese: l’equilibrio definisce le potenzialità del modello. L’essere sistema? Quando si decide di stare assieme, dalla Juventus alla terza categoria bisogna trovare un punto di incontro: il passaggio della promozione e della retrocessione non deve mortificare la possibilità di ospitare neopromosse allo stesso livello. È più importante uno stadio modello che un giocatore in più. De Laurentiis e la burocrazia? La banca può fare poco, ma sulla certezza dei modi e delle condizioni dei progetti i tempi si abbattono e c’è migliore comprensione da parte dei portatori di interesse»

 

Interviene ancora il presidente De Laurentiis:

«La legge sugli stadi era stata fatta da un uomo di Berlusconi, diceva che, facendo delle costruzioni, si permetteva di attivare ulteriori opportunità immobiliari che avrebbero permesso l’equilibrio tra stadio e club: in quel momento un deficiente totale, un campano che mi fa vergognare come il sindaco Nardella, questo idiota ha fatto dei cambi sulla legge per cui quest’ultima è diventata inapplicabile. Per presentare un progetto al Comune, tre anni, spesi con esperti più di 350mila euro di parcelle»

 

 

 

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