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L’ultimo gioco è trovare l’aggettivo per la stagione del Napoli. La risposta la dà LeBron James

Per me, è sufficiente; per un mio amico, è modesta. Il famoso cestista dice che non tutti i giocatori vogliono vincere ad ogni costo, hanno il demone della vittoria. Ecco, forse il punto è proprio questo

L’ultimo gioco è trovare l’aggettivo per la stagione del Napoli. La risposta la dà LeBron James

“Mi sembra sia in corso un gioco di società. Trovare l’aggettivo giusto per la stagione del Napoli. Da fallimentare a discreta, da deludente a sufficiente, da insufficiente ad accettabile…”  Così ho scritto oggi su Repubblica.

Ed ecco che un  mio caro amico, Fabio Ambrosino, ha deciso di partecipare al giochino. E mi ha spiegato il suo punto di vista, molto ma molto intrigante, sulla stagione del Napoli. Giungendo a scegliere per definirla l’aggettivo “modesta”. Contro il mio “sufficiente”.

Modesta nel senso che è stata “il contrario di ambiziosa”, precisa Fabio. Il Napoli ha, con forte senso della realtà, accettato la superiorità della Juve in campionato e ha provato un po’ di ambizione solo in Champions. Forse senza crederci fino in fondo, altrimenti il goal a Parigi non lo avrebbe preso. Poi si è accontentato di essere quello che è: una squadra fra le prime venti in Europa, e seconda in Italia. Raggiungendo realisticamente (forse con un certo distacco ) quello che era alla sua portata. È mancata l’ambizione, il sogno, la rabbia e la voglia che ti portano a fare più di quello che sei. Quello che Sarri (che io non rimpiango, sia chiaro) chiamava la “faccia tosta”.

Mi corre l’obbligo di obiettare a Fabio che in realtà il Napoli ha provato a tenere il passo della Juve. Ma la svolta c’è stata contro l’Inter. Quando Zielinski ha sbagliato, come tante volte quest’anno, un goal fatto. E sulla ripartenza l’Inter ha segnato. Precipitando gli azzurri a 9 punti dalla Juve. E segnando la fine delle sue motivazioni in campionato.

A supporto della sua visione Fabio mi ha segnalato una bellissima intervista a LeBron James. Considerato da alcuni addirittura il miglior cestista di tutti i tempi. L’intervista tocca un tema interessante: la voglia di vincere di un giocatore. Lo fa in modo franco. E per certi aspetti originale. Buttando alle ortiche mendaci illusioni degli appassionati alimentate dallo storytelling dei media. Sostiene LeBron che non è affatto scontato che tutti i giocatori vogliano vincere ad ogni costo. Siano cioè animati dal demone della vittoria. Tutt’altro. Sono davvero pochi quelli che si dannano l’anima in campo per agguantare la vittoria. La pressione ambientale che un giocatore avverte. L’ombra lunga della  frustrazione per un insuccesso. Sono per molti atleti sensazioni insostenibili.

E ancora, osserva LeBron, a un ragazzo milionario spesso va bene godersi la vita e “accontentarsi” .

Eppure ad una squadra (di basket come di calcio o quant’altro) serve come il pane la gente che ha dentro il sacro fuoco della vittoria ad ogni costo. Quelli che noi spesso chiamiamo giocatori di personalità. E la cui carenza in tanti abbiamo indicato come il principale difetto del Napoli.

Quest’anno nel Napoli non si è visto quasi nessuno arso da quel sacro fuoco. Magari a parte Koulibaly. E forse un po’ Allan.

E non a caso mentre la squadra azzurra è ai vertici europei per occasioni da goal costruite, ne ha invece concretizzate pochissime. Forse ha inciso in questa grave anomalia una qualche forma di mancanza della rabbia agonistica di cui parla LeBron.

Pensate all’azione del tiro di Milik messo fuori dalla porta da un difensore atalantino. Dopo il tocco sotto con il quale ha scavalcato il portiere dell’Atalanta invece di continuare la corsa il polacco si è fermato a guardare. Quasi pago del bel gesto tecnico compiuto.

La faccetta di Milik (per carità giocatore serio e disciplinato) serena e sorridente pure quando si mangia un gol fatto potrebbe essere, seguendo Lebron, l’emblema del Napoli di quest’anno.

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Salvatore Laporta / KontroLab

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