Gli estremismi contro Ancelotti sono roba da opinionisti, Napoli mi sembra in attesa

L’allenatore ci sta portando verso la normalizzazione, del tifoso e del gioco del calcio. Un grande cambiamento che sta coinvolgendo tutti

Gli estremismi contro Ancelotti sono roba da opinionisti, Napoli mi sembra in attesa

Ciao Napolista,

me la togli una curiosità? Poiché non vivo Napoli, mi interessa capire quale sia il clima attorno alla squadra. A livello ambientale, intendo. Te lo chiedo perché, se cerco in rete, leggo di concetti che fanno rima con fallimento, per poi scoprire che – gira e rigira – gli alfieri di questa posizione sono i soliti opinionisti, ai quali devo ancora realizzare come mai qualcuno offre sempre un microfono. Che poi, cosa vuol dire «opinionista»? Se è uno che ha delle opinioni, allora chiunque può essere un opinionista. Parafrasando Boskov: «Pure il mio cane è, ma mio cane è migliore». E al cane non è che debba dargli retta ogni volta che abbaia.
La percezione che ho, da lontano, è che invece la città sia attendista, con la squadra di Ancelotti. Non rassegnata. Ho provato a tastare il polso ai tanti amici che ho ancora a Napoli e, da quel che mi risulta, sembra che i tifosi abbiano per il momento sospeso il giudizio, forse perché non del tutto in grado di comprendere il grande cambiamento che Ancelotti sta portando a conclusione.
Come si dice? Carletto è trasut ‘e sicc e s’è mis ‘e chiatt. Senza facili ironie sul suo apprezzamento della buona cucina, Ancelotti prima si è seduto, ha osservato, ha valutato. E poi agito, senza farci capire niente. Ha iniziato a cambiare le cose senza che ce ne accorgessimo. Cose da pazzi: un reggiano che ci fa il gioco delle tre carte. E non mi riferisco soltanto alla posizione di Insigne o al modulo di gioco (qualsiasi cosa significhi). Sta cambiando noi, dove «noi» racchiude al tempo stesso Napoli città e la Napoli del tifo.
Magari sbaglierò, ma mi sembrano spenti gli echi di certo proselitismo sarrita, la retorica del Comandante e il difendo la città. A me sembra che l’ambiente sia più maturo, come non lo è stato mai. Persone di mia conoscenza, che definire «patite» sarebbe poco, a volte le ho trovate in difficoltà nel rispondere alle domande più elementari:
– Giochiamo col Parma o con l’Empoli?
– Giochiamo sabato o domenica? O Lunedì? A che ora?
Ma non è disinteresse. Ci siamo accorti di alcune cose: che la Juve era già forte prima, e ora con Cristiano Ronaldo gioca un campionato a parte; che questa è una stagione, per noi, di semina, stiamo mettendo le basi per un ciclo (si spera) vincente; che l’obiettivo è l’Europa League, o almeno provarci, e che la Serie A 2018-2019 rappresenta per il Napoli sia un super allenamento in vista delle partite che contano (quelle europee), sia l’esame di maturità per questa rosa. Al termine del quale Egli siederà sullo scranno di Castelvolturno e separerà i Meritevoli dagli Empi.
E non ci portino fuori strada i pessimi numeri al botteghino, che hanno decine di ragioni: la poca simpatia, diciamo così, delle curve organizzate nei confronti di De Laurentiis; il piattume di questo campionato; uno stadio francamente al di sotto del limite della decenza e, in ultimo, un discorso utilitaristico: perché spendere un sacco di soldi per vedere, male, una partita allo stadio quando con lo stesso importo mi pago un mese di Pay TV?
Dice: non c’è più la passione. Il tifoso che fa i debiti per abbonarsi al Napule non esiste più. D’altra parte, non vorrei sbagliare ma da molto tempo non mi pare di vedere, sugli spalti, quel signore con il sombrero, i cornetti appesi e i piatti da batteria. Stiamo lentamente uscendo dalla cartolina per entrare nella modernità, dove deve essere chiaro a tutti che il calcio è un’industria e le società sportive hanno fine di lucro. Lo stiamo facendo grazie a una proprietà illuminata, consapevole però che mancava ancora un tassello per compiere questa transizione in modo indolore. Una tessera del puzzle che abbiamo trovato sulla via Emilia. Ancelotti ci sta portando verso la normalizzazione, del tifoso e del gioco del calcio. Cosa rappresenta per i napoletani, oggi, questo bellissimo sport? Non più una religione, non più l’unica ragione di vita, occasione di riscatto sociale. Non ve ne state accorgendo? 
A normalizzare tutti noi ci aveva provato anche un altro signore, di cui non posso fare il nome, ma era chiattone pure lui e, come Ancelotti, ha conosciuto il mondo lavorando nei principali Paesi calcistici. Ma a differenza del mister attuale, quello lì era entrato a gamba tesa, blaterando che dovevamo smetterla di sentirci speciali e di considerare Napoli e il Napoli come entità a sé. Ha fatto la fine dei tracchi e, forse memore di questo, Ancelotti ha adottato il suo classico atteggiamento sornione. Ci ha cambiato, ci sta cambiando, senza che ce ne rendiamo conto. Facendo il finto tonto, o il Tenente Colombo, come dici spesso tu Max.
Accà sta ‘o re, addò sta ‘o re?
ilnapolista © riproduzione riservata