Solo uno straniero (Monchi) poteva fare il colpo Zaniolo-Nainggolan

È una questione di cultura, e da noi è imbevuta di tifo (anche a livello giornalistico). Nessuno ha capito che il calcio è cambiato, Zaniolo è uno scudetto

Solo uno straniero (Monchi) poteva fare il colpo Zaniolo-Nainggolan

Pirlo, Seedorf, Cannavaro

A questo punto – 13 febbraio, dopo la doppietta di Zaniolo in Champions League contro il Porto – sono (siamo) tutti bravi a deridere l’Inter. È doveroso farlo. Anche perché Zaniolo è l’ultimo di una lunga serie di cessioni illustri, di regali da parte della società nerazzurra. Ci limitiamo a tre perle: Cannavaro, Seedorf, Pirlo. Scambiati rispettivamente con Carini, Guly e Coco. Roba che al confronto il Chelsea ha fatto un affare a comprare Jorginho per 60 milioni di euro.

Ma Zaniolo, è altrettanto doveroso sottolinearlo, è una storia diversa. Non può essere semplicemente rubricata a incompetenza calcistica. C’entra la cultura del nostro calcio. E non solo. Rinunciare a un calciatore affermato, considerato – anche qui ci sarebbe da discutere – un centrocampista molto forte e riuscire a fari rientrare nell’affare un diciannovenne di belle speranze. La scorsa estate il colpo si conclude così: Nainggolan all’Inter in cambio di 24 milioni più Santon (valutato 9,5 milioni) più Zaniolo (4,5 milioni).

Una cultura che in Italia non esiste

Il calcio italiano, i commentatori – gli stessi competenti che anche in base a questo scambio avevano considerato l’Inter come la rivale più accreditata della Juventus – ovviamente si profusero in elogi alla società nerazzurra. Che vuoi che sia in Italia rinunciare a un giovane promettente – perché Zaniolo era un giovane promettente, più che promettente – in cambio di un calciatore di trent’anni talmente bizzoso da essere escluso dai Mondiali dal ct della nazionale belga.

La differenza sta in uno degli attori della trattativa. Si chiama Monchi. E non è italiano. Non ragiona come un italiano. Ragiona come uno spagnolo. Come un direttore sportivo che ha creato quasi dal nulla il Siviglia società che ha vinto tre Europa League di fila (competizione che in Italia è considerata quanto il due a briscola). Che ha lanciato un allenatore come Emery. Che ha sì svenduto Salah, ma non poteva fare altrimenti. Che ha ben chiaro come funziona il calcio oggi. Soprattutto se non ti chiami Real Madrid, Manchester United, Barcellona, Bayern Monaco. In poche parole, è un professionista che sa fare il suo lavoro. Che è la servizio della società. Quello è il suo compito.

Il livello di tifosi e giornalisti

Giustamente, ha venduto Nainggolan e Strootman – oltre ad Alisson – e i risultati fin qui gli stanno dando ragione. La Roma ha centrato nuovamente gli ottavi di Champions (lo scorso anno arrivò addirittura in semifinale) e anche se in campionato sta deludendo, è comunque in corsa per il quarto posto. E con il colpo Zaniolo Monchi ha fatto vincere uno scudetto alla Roma. Ha assicurato nel tempo alla società giallorossa una ricchissima plusvalenza.

Giusto per fare un esempio napoletano – ma vale anche per altre piazze – non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se avessimo dato via Hamsik e inserito Zaniolo nell’operazione. Avremmo assistito a giorni di guerriglia. La verità è che la legge di Kolarov vale per i tifosi ma anche per i giornalisti, per quelli che quotidianamente raccontano il calcio e ovviamente lo fanno cercando di conquistare quanto più consenso possibile.

La sua – quella di Monchi – è una mentalità che in Italia viene derisa. Pensiamo a quel che è accaduto tra Juventus e Milan con i bianconeri che per riprendere Bonucci hanno rinunciato a un giovane come Caldara su cui pure avevano puntato. Caldara non è ancora esploso come Zaniolo – anche perché è sempre stato infortunato –  ma in ogni caso è un’operazione dal respiro corto. Che alla Juventus si spiega con l’ossessione di vincere la Champions. Comportamenti del genere vengono accettati solo se associati a squadre come Atalanta, Udinese, Sampdoria. È ancora lunga la strada che porterà alla comprensione che il calcio è cambiato. Purtroppo i tifosi sono fermi agli anni Ottanta. E con loro buona parte dei giornalisti sia strettamente sportivi sia economici.

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