Ponte Morandi, le perizie: probabile difetto di costruzione, ma occorrevano vigilanza e manutenzione

Altri trenta nomi all’attenzione della Procura. Nell’elenco anche il presidente di Autostrade Fabio Cerchiai. Autostrade definisce “superate” le foto pubblicate da L’Espresso

Ponte Morandi, le perizie: probabile difetto di costruzione, ma occorrevano vigilanza e manutenzione

Altri trenta nomi segnalati all’attenzione della Procura. L’elenco, consegnato dalla Guardia di Finanza, conterrebbe in tutto 60 nomi, di cui 30 nuovi rispetto a quelli già segnalati finora.

I trenta nuovi nomi

Si tratta di dirigenti pubblici e manager privati che si sono occupati a vario titolo del ponte Morandi negli ultimi sei anni, da quando, cioè, il controllo sulle concessionarie autostradali passò dall’Anas al Mit.

Sono tutti appartenenti al Ministero, ad Autostrade e a Spea. L’informativa contiene anche i nomi – non indagati – di Fabio Cerchiai, presidente di Autostrade e di Paolo Costa, preisidente Spea ed ex ministro delle infrastrutture, oltre che dell’ad Antonino Galatà già ascoltato nei giorni scorsi in procura.

Ora i magistrati dovranno decidere se aggiungere qualcuno di questi nomi alla lista dei 20 indagati che hanno già ricevuto avviso di garanzia.

Arrivano le prime conclusioni dei periti della Procura

I professori Piergiorgio Malerba e Renato Buratti hanno iniziato la perizia sui resti del ponte, accatastati in un hangar di via Perlasca, a poca distanza dalla zona del crollo.

L’esame del cuore di acciaio dei piloni spezzati avrebbe evidenziato che mancavano alcune parti di guaina e anche tratti dei cavi di acciaio. Ciò evidenzierebbe un difetto di costruzione degli stralli.

Le guaine venivano riempite di malta per evitare venissero in contatto con acqua e aria che avrebbero potuto corroderle, ma in alcune parti ne risulterebbero prive. Ciò potrebbe essere dovuto o a un vero e proprio errore all’origine o alla successiva corrosione, causata da un difetto di iniezione, come già ipotizzato nel novembre 2017 dal professor Carmelo Gentile del Politecnico di Milano, scrive La Repubblica.

Ciò non alleggerisce la responsabilità di Autostrade che, anzi, aveva già avanzato l’ipotesi di un difetto di costruzione. Resta da verificare, infatti, per la Procura, se ci siano state negligenze e sottovalutazioni delle criticità segnalate nel corso del tempo, cioè se qualcuno abbia minimizzato le segnalazioni susseguitesi. Se Autostrade sapeva dell’esistenza di questa tara originaria, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione al monitoraggio e alla manutenzione.

Autostrade risponde a L’Espresso

“Quelle immagini sono superate”. Scrive questo in una nota riportata sul sito web, Autostrade, riferendosi alle foto pubblicate da Fabrizio Gatti su L’Espresso in settimana: “A seguito del rapporto di Spea le strutture tecniche di Autostrade per l’Italia si attivarono prontamente per correggere i difetti riscontrati attraverso una serie di interventi di manutenzione straordinaria, affidati all’impresa Soteco ed eseguiti tra il 2014 e il 2016. Le immagini e le informazioni riprese dal rapporto Spea 2013, quindi, descrivono una situazione superata a partire dal gennaio 2016”.

Autostrade chiarisce di essere prontamente intervenuta con le sue strutture tecniche, dopo le ispezioni di Spea, “per ripristinare la normale condizione delle travi” e “che la riduzione generale dei cavi degli stralli non aveva in alcun modo la rilevanza sostenuta nell’articolo e che la loro condizione non influiva in alcun modo sulla sicurezza dell’opera”.

Le iniziative di Autostrada per il primo mese dalla tragedia

Autostrade pubblica sul suo sito le iniziative messe in atto per commemorare le vittime del crollo a distanza di un mese. “Tutti i dipendenti della società insieme ai membri del Consiglio d’Amministrazione osserveranno un minuto di silenzio alle ore 11.36, in ricordo delle vittime e come segno di profonda vicinanza alle famiglie e all’intera comunità di Genova. Nelle sedi della società le bandiere aziendali saranno esposte a mezz’asta in segno di lutto ed i punti di contatto con il pubblico saranno listati a lutto”.

C’è anche un supporto economico… addirittura Autostrade si dice disponibile a supportare “l’iniziativa dei dirigenti e di altri dipendenti del gruppo che desiderano devolvere volontariamente il valore di una o più ore di lavoro a favore delle famiglie delle vittime”.

Una o più ore di lavoro. Anche una soltanto.

 

Ci scusiamo con i lettori, ma abbiamo scelto volontariamente di non prendere in considerazione le beghe politiche riportate anche oggi dai principali quotidiani e neppure i ripetuti dileggi ai membri del governo, che pure nulla fanno per evitare di essere messi in ridicolo dalla stampa.

Riteniamo più importanti le notizie sule indagini, che meno si prestano a manipolazioni e congetture che hanno secondo noi fini diversi dall’accertamento della verità sul ponte, unica cosa che – riteniamo – preme ai cittadini qualunque.

Del resto, a riprova di una faziosità non giustificata e che di certo non appartiene ai principi giornalistici che riteniamo più puri, non passa giorno senza che ci chiediamo come mai le foto dell’“ingenuo” Toninelli facciano il giro dei quotidiani e ancora non ci sia nessuno (oltre a Il Fatto e a pochissimi giornali online, tra cui per primo Gli Stati Generali, che abbia pubblicato quella dei “giganti” Bono e Zampini che sghignazzano sotto il ponte.

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