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Noi abbonati del Napoli, una specie in via di estinzione

Mi inquieta e m’indigna l’ipotesi di non aprire la campagna abbonamenti. Lo facciamo per spirito d’appartenenza. Io dal 1972. Chiamate Jimmy Carter per firmare la tregua

Noi abbonati del Napoli, una specie in via di estinzione
I grifoni del Bengala

I Grifoni del Bengala

Credo che gli abbonati allo stadio, almeno a Napoli, formino una specie in via di estinzione. Un po’ come i Grifoni del Bengala che, al pari dei suddetti abbonati, sono ormai molto rari e incidono pochissimo – dobbiamo ammetterlo – sul sistema economico planetario.

Eppure, le specie in via di estinzione, nel mondo, vengono assiduamente tutelate e, quanto meno, rispettate. Gli abbonati al San Paolo, no.

Chi scrive è un maturo esemplare di Grifone del Bengala che, nell’estate del 1972, ricevette in dono il suo primo abbonamento allo stadio. Era l’anno del debutto in maglia azzurra di Bruscolotti, credo: abbiamo cominciato assieme. Lui, però, si è ritirato da trent’anni (peccato), io continuo imperterrito. E non ho intenzione di smettere.

Mi inquieta e m’indigna l’ipotesi di non aprire la campagna abbonamenti

Sì dice: il problema è lo stadio. Lo sappiamo, lo stadio San Paolo è un problema, anche sotto il profilo igienico sanitario, da almeno venticinque anni, diciamo pure dallo scempio di Italia ’90. Eppure, mai per questo si è arrivati a decisioni drastiche tipo quella ventilata stavolta. Ho la sensazione, invece, che la questione dello stadio possa diventare, da un lato, alibi per chiunque ritenga la campagna abbonamenti una vetusta e poco proficua pratica di marketing; dall’altro, immagino che la storia degli eventuali mancati abbonamenti sarebbe un ottimo casus belli da cavalcare nel duello in atto su gestione e proprietà del San Paolo.

In mezzo, a fare le spese della querelle, resterebbero i derelitti Grifoni del Bengala.

Perché ci abboniamo?

Che poi, sarebbe interessante capire insieme e provare a far capire a chi conta quali siano le motivazioni che spingono i Grifoni ad abbonarsi.

Convenienza economica? Macché. La storia degli ultimi due campionati dimostra che il fatto non sussiste
, e gli sconti generosi sulle partite di Coppa Italia riportano alla mente i concorsi a premi di certe marche di benzina, che ti regalano il materassino dopo che hai speso diecimila euro in carburanti…

Comodità, allora: magari sì, visto che c’è ancora qualcuno – e non va punito per questo – che il dente preferisce tirarselo subito piuttosto che sottoporsi a piccoli noiosi continui interventi. Oltre tutto, chi abbia conosciuto l’inferno delle file di dannati al punto vendita, sa che certe cose non giovano alla salute. Soprattutto di quella dei Grifoni in via d’estinzione.

Per senso di appartenenza

E allora, perché mai, masochismo a parte, ci si abbona allo stadio? Per senso di appartenenza, consentiteci di dire. Per affermare, cioè, con un gesto persino prosaico (per il fatto di avere un prezzo), un amore infinito, di quelli che non ammettono attesa, titubanza né sfiducia.

Quando i Grifoni si incontrano allo stadio – in un giorno che va, a piacere non loro, dal lunedì alla domenica e in orario da definire – si riconoscono subito: sono animali stanziali, amano fare gruppo, si riproducono esclusivamente nell’ambito dello stesso ceppo biologico e mantengono vivo l’istinto predatorio nei confronti dell’animale nemico, la crudele Zebra della Continassa. Ai Grifoni levategli tutto – il centravanti, il terzo portiere, il terzino, la possibilità di fare pipì in un bagno normale, gli altoparlanti comprensibili, il tabellone – ma non la possibilità di stringere in tasca l’abbonamento. Sarà pure feticismo, ma sono fatti nostri; cioè, dei Grifoni del Bengala.

Hanno risolto persino a Camp David

In tempi passati, in contesti diversi, sono stati superati problemi persino più impellenti di quello dei seggiolini allo stadio. Che so, a Camp David la fondamentale questione della pista d’atletica fu affrontata e risolta grazie pure all’intervento di Jimmy Carter. Non credo che gli statisti alle prese oggi con il caso San Paolo non possano sedersi a un tavolo e venirne fuori con una soluzione. Sempre che lo vogliano, chiaramente (e, per ogni evenienza, Carter è ancora vivo).

Insomma, io non mi metto a sindacare su bilanci e incombenze dell’Amministrazione comunale (per quanto una scala di priorità, si capisce, da cittadino ce l’avrei), né sulle mosse imprenditoriali che riguardano società di calcio diverse da quelle per cui faccio il tifo (idem per le priorità). Però a nessuno vorrei permettere di sindacare, più di quanto non sia stato già fatto, sul modo in cui io voglia assistere e partecipare allo spettacolo più bello del mondo. Quello della maglia azzurra, accarezzata sul campo.
Vi prego: salvate i Grifoni del Bengala!
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