Troppi errori in attacco, il Napoli quest’anno ha segnato meno gol

Nella fase più importante della stagione, da inizio marzo ad oggi, gli attaccanti del Napoli (Mertens, Insigne, Callejon più Hamsik) hanno segnato un solo gol a testa.

Troppi errori in attacco, il Napoli quest’anno ha segnato meno gol
Insigne, Mertens e Callejon a Bologna

Numeri in calo

Ieri https://www.ilnapolista.it/2018/05/napoli-forza-della-difesa/ dell’upgrade difensivo del Napoli, della crescita dei numeri della retroguardia propedeutici alla crescita in classifica del Napoli. Ora ci occuperemo dell’altro aspetto, quello offensivo. Che, ovviamente, è collegato in maniera strettissima al sistema difensivo, come impone l’approccio sistemico al calcio di Sarri. Iniziamo da una cifra cruda: il Napoli, per la prima volta nelle ultime cinque stagioni, non raggiungerà quota 100 gol segnati in tutte le competizioni. Al momento, con Napoli-Crotone ancora da disputare, la squadra azzurra ha realizzato 93 reti in 49 partite. Una media di 1.89 gol per match, che in campionato si alza leggermente (73 gol in 37 partite, 1,97 ogni 90′).

Rispetto agli anni scorsi, c’è stato un leggero down realizzativo che però non si è avvertito nel conto-punti. Merito nella difesa, come detto ieri. Quindi, anche di un equilibrio diverso nelle due fasi, almeno rispetto al passato. Ma è anche “colpa” delle prestazioni degli attaccanti. Secondo il rilevatore statistico Squawka, il Napoli ha aumentato la produzione delle occasioni da gol in Serie A, da 13.57 (stagione 2016/2017) a 13.8 (stagione in corso). Allo stesso modo, però, Mertens, Callejon e Insigne hanno una percentuale di conversione – rispettivamente – del 33%, del 21% e del 12%. Una quota decisamente inferiore a quella di Dybala (addirittura 51%) e Higuain (38%).

È una condizione indotta dall’approccio al gioco, ovviamente: il Napoli costruisce molto di più, è quasi obbligatorio che finalizzi di meno, in proporzione. Però, il calo statistico c’è, è netto già solo al primo contatto con i numeri: le reti in campionato di Mertens sono scese da 28 a 18; quelle di Insigne, da 18 a 8; per Callejon, 14 l’anno scorso e 9 quest’anno. Anche Hamsik è stato contagiato da questo morbo al ribasso: 12 realizzazioni nella Serie A 2016/2017, 7 nell’edizione che si appresta alla conclusione.

Il periodo di magra

Pure la scansione temporale aiuta a individuare il periodo di crisi del Napoli. Da Napoli-Roma in poi, un solo gol per Mertens (al Torino), per Insigne (all’Udinese) per Callejon (mezzo, in realtà, a Sassuolo) e Hamsik (contro il Torino). Per il resto, ci hanno pensato Milik (a segno contro Chievo, Udinese e Sampdoria), Albiol (Genoa, Udinese e Sampdoria), Koulibaly (Juventus) e Diawara (Chievo).

Ecco, se e quando Sarri ha parlato (spessissimo) di «perdita di brillantezza di alcuni calciatori» probabilmente si riferiva proprio a questi cali vistosi, percettibili, degli attaccanti. I risultati hanno risentito non tanto di una mancata capacità di costruire gioco, quanto di finalizzarlo. Una questione di scelte tecniche e mentali sbagliate nell’ultimo terzo di campo, ma anche di mancanza di alternative in alcune azioni. Ecco perché Milik è risultato decisivo (anche solo potenzialmente) per ogni volta che è entrato in campo: ha saputo offrire una soluzione diversificata al gioco di combinazioni veloci tipico del tridente Callejon-Mertens-Insigne.

Questione di forze fisiche e mentali, probabilmente. Può essere contemplato anche il discorso di una ripetitività che è diventata troppo penalizzante nel momento più caldo del campionato, soprattutto in condizioni mentali particolari. Ribaltando la retorica della squadra spettacolare e offensiva (questi termini andrebbero sostituiti con “sistemica” e “proattiva”), il Napoli è stato in lotta per lo scudetto grazie alla solidità e all’equilibrio tra le due fasi. Ha giocato un calcio bilanciato e intelligente, che ha smesso di essere molto redditizio quando una parte del tutto è venuta a mancare. Il solo gol segnato tra Inter, Sassuolo, Milan e Fiorentina ha praticamente compromesso lo scudetto.

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  1. Questo fanno le squadre, anche quelle meglio del Napoli.
    Variano molto di anno in anno, perché le “percentuali realizzative” sono queste e solo queste.

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    E di media fanno +9% degli xG totali, ma con una deviazione standard enorme, del 10%.
    Il Napoli dal 2014-15 ha fatto +6%, +15%, +19% e +7% quest’anno.
    E’ normale, solo che è stato meno fortunato e basta, non c’è altro.
    Il resto sono favole per bambini, raccontate ogni giorno nelle TV e nei giornali per lo più da chi ha una competenza prossima allo zero e talvolta sotto lo zero, su questi argomenti.

  2. Semplicemente i gol hanno una componente di fortuna.
    I gol sono correlati bene solo coi tiri dall’area piccola cioè da 5,5 metri o meno.

    Stupisce non tanto che lo spettatore creda che esista “la
    precisione”, ma che l’esperto o presunto o autonominatosi tale lo creda e poi si affanni a trovare spiegazioni più o meno fantasiose.
    Le squadre fanno ogni Campionato circa 10.000 tiri: più pericolosi e meno pericolosi ma su
    10.000 tiri ogni anno le proporzioni sono simili, senza scomodare gli xG.
    E prendono lo specchio della porta circa un terzo delle volte e cioè due terzi delle volte non prendono neanche lo specchio della porta, che è larga più di 7 metri ed è alta quasi 3 metri.
    Allora non serve Einstein per capire che quello intanto è il parametro di precisione nel calcio.
    E cioè c’è un grado di precisione relativo quando si calcia un pallone specie in movimento.
    O meglio c’è un grado di imprecisione notevole.
    Non vuol dire che non c’è chi tira meglio di altri, ma sempre dentro un parametro alto di imprecisione e uno più alto ancora di casualità che diventa decisivo nel rafforzare o nel ribaltare i risultati cioè i gol.

    L’imprecisione è nella natura stessa del calciare un pallone coi piedi.
    E d’altronde se uno prova a correre marcato da un avversario e prova a sparare in corsa con una pistola da venti metri vedrà che “mira l’angolino” o “l’incrocio dei pali” ma non lo prende tante volte nemmeno sparando con una pistola.

    Di quel terzo circa di tiri nello specchio circa un terzo delle volte si fa gol.
    E cioè si fa gol circa l’11%, 12% dei tiri totali.
    Poi qualche anno si è più fortunati e qualche anno meno fortunati.
    Quello sarebbe il “conversion rate”.

    Squadre come il Real ecc.. fanno 18 tiri per partita. Se a calciare un pallone si potesse essere precisi e cioè si calciasse dove si vuole, come pensa la gente, si farebbero almeno metà gol.
    E invece se ne fanno 3, 2, 1 e talvolta zero.

    In due partite contro la Juve il Barcellona l’anno scorso ha fatto 35 tiri di cui 20 da dentro l’area e zero gol. Messi, Neymar, Suarez, Iniesta, il meglio del meglio riunibile in 4…non Ciciretti,
    Petagna, Coda e Trotta.

    Quest’anno per oltre metà anno Cristiano Ronaldo ha fatto 94 (novantaquattro) tiri in Liga e 3 goal con oltre 10,4 xG.

    E’ molto semplice, e anche facilmente dimostrabile tutto questo, ma si vendono meglio le fiabe alla gente.
    E perciò si continua a raccontare le fiabe alla gente, specie se non si ha competenza.
    E peraltro la gete vuole solo fiabe e quindi provare a farla ragionare è anche inutile.

  3. Vincenzo de Blasio 16 maggio 2018, 19:37

    Già a gennaio si erano palesate delle criticità negli attaccanti. Poi con il prosieguo degli impegni era nelle cose che peggiorassero il loro rendimento per mancanza di alternative credibili. Poi siccome è sceso anche il ritmo della squadra, le difficoltà sono aumentate. Lo stesso Sarri, forse abbacinato dal loro gioco, non aveva previsto questo calo. Tra l’altro al di là dei mancati arrivi di Politano e Verdi si poteva accelerare l’arrivo di Inglese che ci avrebbe consentito anche un cambio modulo. Invece abbiamo dovuto aspettare il tardivo recupero di Milik per vedere finalmente un attaccante incisivo, fare la differenza coi nostri attaccanti con le polveri bagnate.

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