Il neorealismo di Sarri: il Napoli ha imparato a variare, l’estetica è una narrazione superata

I numeri di Atalanta-Napoli, e non solo, evidenziano l’abilità del tecnico a lavorare sulle proprie idee senza cambiarne i principi ma adattandosi alle circostanze

Il neorealismo di Sarri: il Napoli ha imparato a variare, l’estetica è una narrazione superata
Sarri / Foto Matteo Ciambelli

Evidenze statistiche

Già ieri, nell’analisi tattica di Alfonso Fasano, abbiamo potuto leggere alcuni numeri “diversi” nella e della partita del Napoli. È un modo tendenzialmente più oggettivo per percepire i cambiamenti, al di là della visione della partita e degli appunti sui movimenti di gioco. Ne riportiamo alcuni: «Possesso palla 51%-49% in favore degli azzurri, una percentuale minima rispetto al solito dominio; percentuale di passaggi riusciti, sempre per il Napoli, dell’81%: anche questo è un rapporto basso, rispetto alla consueta alta precisione negli appoggi; infine, occasioni costruite (6 per entrambe le squadre) e conclusioni tentate (9 Atalanta e 12 Napoli)».

Ovviamente, tutti questi numeri vanno interpretati alla luce della partita cui fanno riferimento. Le 9 conclusioni concesse all’Atalanta sono molto diverse, molto meno pericolose, rispetto alle 7 concesse alla Juventus in occasione dello scontro diretto al San Paolo. Quindi, come dire: evidenze statistiche, ma anche chiavi di lettura diverse.

Il baricentro

Il Napoli, a Bergamo, non ha sofferto realmente. Ha dato prova assoluta di lucidità e solidità difensive. Solo il tiro di Cristante ha rappresentato un pericolo vero, tangibile, per la porta di Reina. È il frutto di una partita diversa, come spiegato sopra, e come si legge anche in altri dati che abbiamo intercettato. Quello sul baricentro, per esempio: il Napoli, per la seconda volta in campionato, ha difeso – seppure di poco – più basso dell’avversario: 49 metri contro i 52 dell’Atalanta; l’altro volta fu a Roma contro la Roma. Per rendere un’idea, contro la Juventus il baricentro fu di 63 metri, contro la Lazio di 57, contro l’Inter di 56. C’è anche il dato di 51 contro la Sampdoria, numeri che ci dicono di accorgimenti del Napoli a Bergamo.

Il possesso palla nella metà campo avversaria

Non è l’unica novità: il Napoli ha tenuto palla nella sua metà campo (49%) quanto in quella della squadra di Gasperini (51%). È accaduto anche altre volte (a Roma contro la Roma e a Genova contro il Genoa), è però un dato da sottolineare soprattutto in riferimento agli stessi dati concessi agli avversari. Ma, giusto per fare qualche esempio, contro la Juventus il possesso palla degli uomini di Sarri si svolse al 71% nella metà campo degli avversari; col Milan fu del 67%, con l’Inter del 54%.

Il Napoli di Sarri edizione 2017/2018 ha dalla sua una (nuova) capacità di adattamento al contesto. Si evince da questi dati, ma anche da una rilettura veloce delle partite precedenti. Viene in mente Udine, ad esempio: una squadra in fase di riallestimento dopo l’infortunio di Ghoulam approccia in maniera lenta la gara della Dacia Arena, tanto da portare il pallone nella metà campo avversaria per appena 9 minuti totali. Il 35% del tempo di possesso effettivo. Il 65% del possesso palla si svolse nella metà campo azzurra.

Variazioni sul tema

C’è una differenza ampia tra il Napoli visto in partite come quelle di Bergamo, Udine o anche Roma e quello che ha battuto il Verona, il Sassuolo, il Cagliari, il Benevento. È una questione di realtà che si intreccia con la narrazione giornalistica: il Napoli 2017/2018 è una squadra che ha imparato a variare il proprio registro. Che, soprattutto, distribuisce e quindi destina l’intensità del proprio gioco in base alla necessità. Innanzitutto alla fase difensiva, la migliore del campionato per rendimento grezzo (12 gol subiti) e per numeri specifici (7.5 tiri concessi per match, esattamente uno in meno della Juventus); e poi in base alle partite, all’avversario, alle sue caratteristiche. L’Atalanta è stata affrontata in un certo modo, con un atteggiamento di risposta tecnica e fisica all’impostazione di Gasperini.

L’arte di cambiare

È un Napoli maturo, consapevole. Che si distacca (e quindi fa distaccare anche il suo allenatore) da una dimensione di estetismo brillante, da un racconto ormai anacronistico o quantomeno incompleto. Questa squadra è costruita per giocare a vincere, che è una locuzione dal pessimo impatto lessico-grammaticale ma serve a rendere l’idea. Gioca, perché gioca a calcio secondo idee riconoscibili. Ma gioca a vincere, nel senso che è pronta ad adattare volta per volta il proprio modello alle circostanze. È come un lavoro al tornio meccanico: da una parte le esigenze del materiale a disposizione, del metallo da trattare; dall’altra il pezzo su commissione. La metafora perfetta: in mezzo il tecnico alla macchina, da una parte la squadra e dall’altra la possibilità della vittoria. Che si concretizza sempre di più, nel corso del tempo. Si chiama maturità, neorealismo se volete. Oppure controrivoluzione.

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  1. Luciana Calienno 24 gennaio 2018, 11:25

    Ha sempre saputo “variare”,ma quando è necessario per il bene della squadra.Il primo anno dopo 3 giornate cambiò completamente modulo .L’anno scorso si inventò un centravanti dal nulla.Una fondamentale e rara larghezza di vedute.Sarri rigido,teorico ed esteta è un’invenzione mediatica o di chi ,appena le cose non vanno bene ,deve parare il cu… alla società.

  2. quindi adesso se qualcuno ci dicesse che il circo è altrove come dovremmo reagire?
    “controrivoluzione”….ma lasciate perdere ‘sti termini che col calcio nulla hanno a che vedere…

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