Napoli-Bologna e lo strano caso del rigore Buso-Clerici

Stagione 1973/74. Il Napoli di Vinicio, il Bologna di Pesaola. Rigore per il Napoli, Clerici segna dal dischetto e poi indica con l’indice il lato da cui ha tirato. L’arbitro lo espelle.

Napoli-Bologna e lo strano caso del rigore Buso-Clerici

Pararigori

Aveva la fama di pararigori, Sergio Buso, nonostante un’altezza di 1,90 che lo contraddistingueva e non lo faceva apparire certo come un gatto magico e scattante. Era torreggiante, filiforme, con la faccia scarna, sembrava la controfigura del “Ragno nero” Cudicini. Parò diversi ‘penalty’ quando giocò in A col Bologna e il Cagliari, con la sua inconfondibile maglia grigia, ma si fece bucare da quello a cui forse teneva maggiormente nel momento in cui era diventato titolare inamovibile dei felsinei. Contro il Napoli al San Paolo, contro il suo amico e futuro compagno di squadra Sergio Clerici.

Proprio nella partita di Napoli, Buso era stato messo in campo da Pesaola, che credeva molto in lui, sfiduciando il vecchio filibustiere Battara, costretto a fare da secondo. Il giovane portiere padovano ci teneva, quindi, molto a fare bella figura. Nel primo tempo della gara, infatti, aveva parato l’impossibile e miracolosamente aveva respinto tutti i furiosi attacchi della squadra di Vinicio. Nel secondo tempo la musica non sembrò cambiare fino a quando Clerici, implacabile, lo beffò di testa.

Anche quella volta era gennaio, l’anno il 1974, Fuorigrotta era il solito catino perchè quella squadra divertiva e si divertiva. Il pomeriggio invernale si avviava al desio, il sole aveva già abbandonato una larga fetta degli spalti, tutti volevano il raddoppio del Napoli che potesse mettere fine alla contesa. In una atmosfera irreale, sospesa, fu messa in scena una delle più belle pantomime viste su un campo di calcio, altro che Pellè e Zaza contro Neuer agli Europei. Accadde che un “Gringo” correttissimo fu addirittura espulso, roba da non credere!

A sinistra!

Correva il ’32 del secondo tempo, sull’uno a zero per i padroni di casa con una rete timbrata da Clerici con una splendida incornata, quando il Napoli usufruì di un rigore per atterramento di Orlandini in area. “El Gringo”, un infallibile dagli undici metri, si apprestò a batterlo. Buso, tra schermaglie e gesti, prima che l’arbitro fischiasse per far battere il penalty, chiese a Clerici, fermo sulla linea di porta : “dove me lo tiri il rigore?”. Il centravanti napoletano, distante e concentrato nello scegliere l’angolino da battezzare, era di sua natura un pò sordo per aver ricevuto una fortissima pallonata sull’orecchio da giovanissimo, rispose col suo accento brasiliano: “Como? el signore? Che signore?”. “No, il rigore, il rigore, dove lo tiri?” chiese Buso, al che Clerici rispose: “A sinistra!”. Ma a quale sinistra, dovette pensare il lungagnone portiere rossoblu, la mia o la sua?

Intanto Sergio arretrò per prendere la rincorsa e poi trafisse l’altro Sergio con un tiro alla sua sinistra. Buso, ancora per terra al centro della porta, si sentì le urla beffarde del Gringo che diceva “A sinistra, te l’avevo detto a sinistra!” indicando con le dita della mano l’angolo dove aveva piazzato il pallone. A questo punto l’arbitro Toselli moltiplicò per due l’indice di Clerici, forse affaticato più del solito, e credette che l’attaccante del Napoli stesse facendo le corna al portiere, un gesto poco sportivo. Per questo lo cacciò fuori tra l’enorme stupore di tutti. Clerici, al momento, non capì il motivo per cui era stato espulso. Fu proprio Buso, poi, a scagionarlo da ogni colpa due giorni dopo tanto che il giudice sportivo Barbé non lo squalificò. “El Gringo”, così, poté andare in campo nella successiva trasferta di Torino coi granata.

Segni strani

Ma quale fu la verità? Spulciando i giornali dell’epoca viene fuori una sola versione dei fatti, perfino da parte rossoblù. Inizialmente, nel caldo dopo partita, Buso non aveva chiarito cosa fosse successo realmente in campo. Aveva evitato i giornalisti e dopo qualche insistenza aveva solo detto, con una frase sibillina, “Clerici mi ha fatto strani segni!” ma aggiungendo “Non c’è nulla da dire, gli azzurri sono stati superiori ed hanno vinto meritatamente”. Ovviamente tutti dalla parte del Napoli i giornali partenopei, dal Mattino al Roma passando per Sport Sud.

Quello che colpisce è il commento di”Qui Sport”, l’organo ufficiale del Bologna. Scrivono sulla rivista dei felsinei, scagionando Clerici : “…rigore. Batte Clerici e la palla si infila alla sinistra di Buso. Da questo momento, l’arbitro Toselli comincia a fraintendere: il brasiliano spiega a Sergione (n.d.r. Buso) che ha tirato proprio là dove aveva detto ma per Toselli si tratta di corna (e il mignolo? n.d.r.) e quindi Clerici viene espulso. Canè cerca di chiarire l’equivoco, lo cerca pure Vinicio che entra in campo, ma l’arbitro è irremovibile. Nel giro di neanche due minuti, Sergio Clerici ha segnato ed è stato espulso. E tutto per un mignolo che non c’era”.

Dopo il ritiro

Buso, in effetti, poteva lanciare strali ed accuse ma non lo fece. Questo suo carattere lo portò avanti anche nel prosieguo della carriera. Fu un galantuomo, una delle ultime icona di un calcio garbato che non c’è più. Schivo, serio e professionale, un’enciclopedia del calcio, sapeva tutto dei calciatori quando passò a fare l’allenatore, sembrava l’almanacco Panini. Quando iniziò a vedere il football da un altro punto di vista, aveva già trascorso venti anni sui campi di calcio come portiere, dal 1968 col Padova fino al 1988 con la Lucchese. Fu naturale proseguire, proprio col club toscano, da apprendista mister. Era questo che voleva fare ed era abbastanza maniacale nell’aggiornarsi e nel fare esperienza.

Buso, da vice allenatore, è stato anche al Napoli. Ha visto, però, anche due squadre/società diverse, quella del pre fallimento e quella dell’era De Laurentiis. In entrambi i casi aveva seguito, da fedele scudiero, due amici, prima Colomba nel 2002 (quell’anno anche qualche presenza in panchina da primo allenatore) e poi Donadoni nel 2009. Con quest’ultimo anche l’esperienza in Nazionale dove lavorò fino all’anno prima che una brutta forma di leucemia lo portasse via in un triste Natale del 2011. Adesso, quando gli tirano i rigori in Paradiso, sta zitto e non cerca di innervosire l’avversario.

ilnapolista © riproduzione riservata
  1. Pure io ero allo stadio quel giorno, il Napoli giocò una gran partita. Il casino lo fece solo l’arbitro. Più brutto è invece il ricordo di un Napoli Bologna di qualche anno prima, con Bulgarelli a terra e la gente che gridava Corea Corea. Ero piccolo, ci rimasi male

  2. Silvestro Gallipoli 28 gennaio 2018, 8:10

    Un bellissimo tuffo in un passato in cui il San Paolo era quello che ho conosciuto: una muraglia umana senza un buco libero a vedere il primo calcio spettacolare italiano. Mischiati a noi, senza gabbie, i tifosi delle squadre avversarie.

Comments are closed.