Vieira: «Sarri maestro, la bellezza porta lontano. Perché dite sia inconciliabile con la vittoria?»

L’intervista di Patrick Vieira a Repubblica: «Negli Stati Uniti vincere non è l’unica cosa che conta, come qui in Italia».

Vieira: «Sarri maestro, la bellezza porta lontano. Perché dite sia inconciliabile con la vittoria?»

L’intervista a Repubblica

Un giorno a Castel Volturno, con tanto di video postato su Facebbok dal Napoli (e ripreso anche dalla pagina Facebook del Napolista). Patrick Vieira è stato ospite del club partenopeo, oggi fa l’allenatore del NYCFC, la succursale newyorkese del Manchester City. E non ha dubbi sull’approccio al gioco: «Ammiro Maurizio Sarri e sono qui per conoscerlo: lo ritengo un maestro, più che un collega. Abbiamo la stessa visione del calcio, anche se io ho da poco iniziato la mia nuova carriera in panchina».

Le parole dell’ex centrocampista di Arsenal, Juventus e Inter sono state raccolte da Repubblica. Un viaggio lunghissimo per Vieira, dall’America a Napoli «per incontrare Sarri, una bellissima persona, e per vedere come lavora da vicino. Hanno ragione a definirlo un maestro, ma di questo mi ero già fatto un’idea chiara davanti alla tv, vedendo come gioca il suo Napoli. Una squadra che abbina organizzazione ed effetti speciali. Quando guardo una partita, da spettatore, la mia prima aspirazione è divertirmi. Preferisco un 3-2 a una vittoria per 1-0, al termine di 90’ in cui mi sono annoiato. Con il Napoli non mi capita».

Vincere, e come farlo

La domanda successiva di Repubblica è di stampo tipicamente italiano. “Le piace il bel calcio, ma le piace anche vincere però”. La risposta di Vieira è pura mentalità: «E chi dice che le due cose siano inconciliabili? Il Napoli è sulla strada giusta per vincere e mi intriga che ci stia provando a modo suo: senza compromessi. Quest’anno il campionato italiano è aperto e la concorrenza per la Juve è aumentata, grazie a Inter, Roma e Napoli. Ho visto la sfida tra bianconeri e azzurri: a Sarri è mancato solo il gol».

Il razzismo: «C’era ai miei tempi e purtroppo esiste ancora, in Italia e non. Ma è una mancanza di educazione che parte dalla società e poi fa danni anche negli stadi, non il contrario. Ognuno dovrà fare la sua parte, sperando che il futuro sia migliore. Negli Usa c’è una cultura sportiva differente: meno influenzata dall’importanza del risultato. Vincere non è l’unica cosa che conta, come qui in Italia. C’è più spazio per l’allegria, in campo e tra i tifosi. Il calcio deve sgomitare con i giganti di basket, baseball, football americano, hockey. Ma campioni come Lampard, Villa e Pirlo, nonostante l’eliminazione dai Mondiali degli Stati Uniti, hanno tracciato la strada per un futuro più ambizioso. Con la bellezza s’arriva lontano».

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