Quagliarella: «Non perdono il mio stalker; Napoli? Un piacere essere accostato all’azzurro»

Intervista di Fabio Quagliarella alla Gazzetta dello Sport: «Zero giorni di reclusione per il mio persecutore, niente arresti domiciliari: una presa in giro».

Quagliarella: «Non perdono il mio stalker; Napoli? Un piacere essere accostato all’azzurro»

Intervista personale

Fabio Quagliarella alla Gazzetta, ma è un’intervista non convenzionale. Diciamo pure personale, incentrata più sui ricordi del calcio legati alla persona piuttosto che al gioco. Alcuni tratti sono davvero interessanti, e divertenti.

Come quando parla di Marco Giampaolo, suo attuale tecnico alla Sampdoria: «Dodici anni dopo, per alcune cose Giampaolo è identico: si fa seguire dai giocatori senza “lavorarseli”, lo conosco da una vita ma in un anno e mezzo di Samp ci avrò parlato due volte. E meno male, che palle quelli che ti sfondano di parole. Però è anche cambiato, molto: ad Ascoli 4-­4­-2 classico, punte massacrate di lavoro per far entrare gli esterni, rigorosamente a piedi invertiti. Ora ha capito che deve essere meno integralista,è bravo a capire i momenti, a togliere pressione. E punta di più sulla qualità, vinci o perdi il coraggio delle stesse cose. Ma quando fai quel che chiede e il giochino riesce, la domenica ti diverti».

Lo stalking

Ci sono momenti più seri, ovviamente. Come quando Fabio Quagliarella si parla del dramma del suo stalker, una parte importante e sommersa (fino a un certo punto) della carriera di Fabio. Leggiamo: «Raffaele Piccolo, nessuno deve dimenticare. Stalker è poco, perseguitato è poco: ha provato a rovinarmi la vita, e siccome nove anni di vita senza un briciolo di serenità non me li ridà nessuno, siccome i danni che ha fatto a me e pure alla mia famiglia non li cancella nessuno, io in questo caso non conosco la parola perdono».

E ancora: «Se domani dovesse venire da me, mettersi in ginocchio e chiedermi scusa, non me ne potrebbe fregare di meno: se l’è cercata, se l’è voluta, è giusto che paghi. Poco, purtroppo: io non perdo la fiducia nella giustizia, ma a maggior ragione perché fa parte delle forze dell’ordine, quelle che dovrebbero tutelarci, andava punito. E invece neanche un giorno non dico in carcere ma ai domiciliari: un’infamata. Per questo non si pentirà mai davvero: lui continua a passeggiare per strada come se nulla avesse fatto, è stato trasferito ma continua a lavorare. Lasciatemelo dire: una presa in giro».

Napoli

Un pensiero di Quagliarella su Napoli, la sua terra lasciata proprio a causa di questo dramma sconosciuto. E le parole sulla possibilità di un ritorno: «Da giù mi erano arrivati segnali di distensione, però mai avrei immaginato una cosa così.”Nell’inferno in cui hai vissuto… enorme dignità. Ci riabbracceremo Fabio, figlio di questa città”. Leggere quello striscione che i tifosi del Napoli misero in curva fu una liberazione almeno quanto poter raccontare l’inferno che avevo passato».

«Poter ripensare finalmente senza magone a quando il mio procuratore mi disse “Guarda che se firmi per il Napoli ci resti a vita” e io lo guardai strano: “E qual è il problema?”. Quando ci riabbracceremo? Ci siamo già riabbracciati. E’ come se quella maglia l’avessi già rimessa: è stato il mio, il loro, gol più bello. Rimetterla davvero? Essere accostato al Napoli è un piacere ma il suo progetto mi pare proiettato nel futuro, io invece vivo il presente. E il mio presente è la Samp: le devo molto, mi fa vivere sereno. E io sono innamorato della mia serenità».

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