Le dieci regole di Mourinho: «Un allenatore deve essere tutto»

Le dieci regole che racchiudono la mentalità vincente di Mourinho in questo momento in difficoltà al Manchester United.

Le dieci regole di Mourinho: «Un allenatore deve essere tutto»

La mentalità vincente di Mourinho.

Guidare uomini –  ”Il calcio per me è una scienza umana, sopra ogni altra cosa”.

L’allenatore è un leader globale – “Un allenatore deve essere tutto: un tattico, motivatore, leader, metodologo, psicologo”. “Un insegnante all’università mi ha detto «un allenatore che sa solo di calcio non è di livello superiore. Ogni allenatore sa di calcio, la differenza riguarda altre aree». Era un insegnante di filosofia. Ho ricevuto il messaggio”.

Il calcio è globale – “Non faccio lavoro fisico. Difendo la globalizzazione del lavoro. Non so dove cominci la parte fisica e finisca quella psicologica e tattica”.

Personalizzare la comunicazione – Adeguare la comunicazione a ciascun individuo è il compito più difficile di un allenatore e bisogna sapere sfidare le emozioni dei giocatori.

Conoscere gli uomini – “Ci sono molti modi per diventare un grande manager … ma soprattutto credo che la cosa più difficile sia di condurre gli uomini con differenti culture, cervelli e qualità”. All’Inter concesse una vacanza a Wesley Sneijder che era esausto. “Tutti gli altri allenatori hanno parlato solo di formazione”, ha detto Sneijder. “Mi ha mandato in spiaggia. Così sono andato a Ibiza per tre giorni. Quando sono tornato, ero disposto a uccidere e morire per lui. ”

Gli uomini sono scelti – Ha fiducia in una squadra 24 giocatori perché dimostra che ognuno di loro è stato scelto e potranno svolgere un ruolo significativo per la squadra anche se non sono famosi.

Stimolare i calciatori a capire – “Incoraggia il lavoro tattico, non è un ‘trasmettitore’ e la squadra non è un ‘ricevente’. Si serve del metodo della ‘scoperta guidata’; i giocatori scoprono come giocare sulla base delle informazioni che ricevono, costruendo situazioni pratiche che li condurranno su un certo percorso”.

Focus costante sulla mente – Pone particolare attenzione alla dimensione emotiva, cognitiva e interpersonale dei giocatori. In tal modo i giocatori anziché seguire le istruzioni come degli scolari, sviluppano le idee stesse di gioco guidati da questo approccio mentale al gioco.

Affiatamento e coscienza collettiva – “Lavoro con i giocatori giornalmente e so che quelli che si impegnano al massimo sono in condizione di fare bene, mentre quelli che non lavorano bene non sono in grado di giocare bene. Si gioca come si lavora, e posso dirlo in faccia a ogni giocatore”.

Lavorare con intensità – Allenamenti brevi e presenza del pallone incentivano i giocatori a esprimersi con il massimo di motivazione ed energia. E’ attento agli errori e provoca i giocatori se sbagliano in modo ripetitivo.

(tratto da www.albertocei.com)

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  1. Angelo Pezzullo 27 Settembre 2016, 0:42

    Ma questo articolo è scritto volutamente metà in prima persona, metà in terza? Se sì, le virgolette sono messe a caso e non si capisce chi parla. Se no, o’ ver facit?

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