Posta Napolista / Criticare è facile ma il negativo è solo il momento antitetico

La mentalità superficiale critica sempre. Tu, De Laurentiis, chi sei? Un perenne don Giovanni o il consigliere Guglielmo?

Posta Napolista / Criticare è facile ma il negativo è solo il momento antitetico

Caro Napolista dopo aver frequentato – per svariati anni – un altro spazio prestigioso del web, mi vedo costretto dal sillabo di Tempier a chiedervi asilo. Come è noto, sono tempi difficili per coloro che amano filosofare in materia di pedata. Il pensiero critico, nella nostra città, appare soccombere sotto le Verità Pimandriche dei blogger di antico lignaggio (un plotone di nickname alquanto eccentrici che ci rammentano la nostra dabbenaggine per il solo fatto di appartenere al club dei Foglianti).

Ciò che è reale è razionale, sosteneva Hegel. Ma non per Lor Signori!

Sta di fatto che l’ala Montagnarda del tifo populista, rinvigorita dal recente trasferimento del Pipita al savoiardo, sbuffa e chiede urgentemente la Louisette contro il Monarca.

A questi “romantici della pedata”, a nulla varrebbe ricordare i concetti essenziali contenuti nella Prefazione ai Lineamenti di Filosofia del diritto: criticare è facile, la mentalità superficiale critica sempre, vede solo il negativo, ma il negativo è solo il momento antitetico, è solo una parte della realtà, bisogna invece considerare la realtà nella sua totalità: il vero è l’intero.

Come avviliti dopo una lettura di un commentario di Beato di Liébana, financo i festeggiamenti – per una gloria durata novant’anni – vengono sdegnosamente sabotati dalla parte ronzinante del popolo azzurro.

A questo punto della storia, la domanda decisiva posta da Lor Signori al Supremo Tribunale della Ragione Pedatoria è questa: Aurelio chi sei, un perenne Don Giovanni ovvero il consigliere Guglielmo?

Dunque siamo in piena crisi esistenziale, direbbe Kierkegaard: lacerti, a parere dello scrivente, di un provincialismo nostrano che hegelianamente scomparirà. Date tempo allo spirito di procedere.

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  1. Ecco, ci mancava…

  2. Mai vista e sentita una discussione tra tifosi sul calcio che non fosse all’insegna della critica (selvaggia), del dileggio, della rabbia e del turpiloquio, questa è la realtà.

  3. Marcello Mihalic 4 Agosto 2016, 17:47

    tenore

  4. Marcello Mihalic 4 Agosto 2016, 17:47

    per il tenero del mio scrittarello.

  5. Marcello Mihalic 4 Agosto 2016, 17:46

    Caro Megalos, la scelta è voluta, nonostante la mia ignoranza filosofica.
    Le ricordo che quel postulato qualche divisione ha prodotto tra la destra e la sinistra hegeliana.
    Roba da poco, ovviamente. Per il tenero del mio scrittarello, ho preferito la prima parte.
    Lascio a lei la seconda.
    Con i migliori saluti

  6. Vorrei condividere un mio pensiero più “tangibile”:
    Essere tifosi di squadre come Napoli Roma Lazio Fiorentina Shalke Borussia etc. É difficile.

    Significa trovarsi in un eterno limbo tra il volere e potere.

    Il Napoli (e vale per le altre citate e non) é la squadra di una grande citta e giustamente vuole vincere.
    Solo che ha davanti società ancora più grandi e ricche.
    Ma a sua volta non si può nemmeno paragonare a società più piccole come Empoli Sampdoria etc.
    In queste società i tifosi sanno che vincere é difficile/impossibile.

    Il tifoso napoletano/romano etc. quindi si trova in un eterno limbo dove non può( e deve) a squadre di club Minori ma nemmeno a team come la Juve (se ci mettiamo allo stesso livello della Juve allora é giusto che ci perculino se non vinciamo).

    É veramente difficile essere tifoso di queste squadre, ma quando arriva il successo ha tutto un altro sapore 🙂

  7. La ringrazio per essersi abbassata a scendere tra noi ronzinanti e per averci concesso il Verbo.
    Così, tanto per la cronaca, mi permetto di farLe notare che ha enunciato solo la prima parte del postulato di Hegel, la cui formulazione completa è notoriamente la seguente: ciò che è reale è razionale; ciò che è razionale è reale.
    Dall’alto della Sua sapienza, non Le dovrebbero sfuggire le implicazioni, ai fini che qui interessano, della parte del postulato omessa per scelta o per ignoranza (absit iniuria verbis).
    Peccato che Kant non abbia avuto il tempo di leggerLa, perché, se lo avesse fatto, avrebbe quanto meno eliminato la parola “critica” dal titolo delle sue tre principali opere, se non addirittura rivisto completamente il suo pensiero.
    Nell’attesa di ricevere altri Insegnamenti, La saluto con deferenza.

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